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Imparare e ricordare, di Rocco D'Ambrosio

creato da Rocco D'Ambrosio ultima modifica 15/05/2016 20:45
Ricordi, memorie, immagini e sensazioni vanno e vengono dalla nostra testa, spesso perdendo il bandolo della matassa. Lo Spirito di Dio ci soccorre...

 

Il Vangelo odierno: In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Se mi amate, osserverete i miei comandamenti; e io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Paràclito perché rimanga con voi per sempre. Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui. Chi non mi ama, non osserva le mie parole; e la parola che voi ascoltate non è mia, ma del Padre che mi ha mandato. Vi ho detto queste cose mentre sono ancora presso di voi. Ma il Paràclito, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, lui vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto» (Gv 14, 15-26).

15 maggio 2016. Ci sono cose che vorremo dimenticare, ma purtroppo ci ritornano spesso in mente (un mio amico dice che esiste anche un "diritto a dimenticare"). Ci sono cose che vorremo ricordare sempre, ma che a volte si perdono nelle nebbie della memoria. E cosi via: ricordi, memorie, immagini e sensazioni vanno e vengono dalla nostra testa, spesso perdendo il bandolo della matassa. Cause? Certamente la nostra fragilità psico-fisica, ma non solo.

Gesù chiama lo Spirito "il Paraclito" e precisa che due delle sue funzioni sono "insegnare e ricordare". Non sono in grado di fare paralleli storici, ma credo di poter dire che oggi queste funzioni sono... spesso appaltate ad altri; in azienda si direbbe che sono "servizi esternalizzati". Non voglio affatto cadere nella retorica dei tempi moderni peggiori degli antichi, vorrei solo capire perché insegnare/imparare e ricordare oggi incontrano molti problemi.

L'insegnare non gode di molto successo: non solo scuola e università sono spesso in crisi, ma anche i discenti, piccoli e grandi, disponibili a imparare sono sempre meno. I maestri come Milani, che spiegano le parole e aiutano gli studenti nell'imparare, sono merce rara. Cellulare, TV e computer da essere utili strumenti per apprendere si trasformano in uniche fonti di un sapere frettoloso e superficiale. Ha scritto bene la Mastrocola: sono pochi quelli che sanno “Stare seduti per ore in un luogo appartato, soli, scollegati da tutto il resto, con un libro aperto davanti, indugiando sulle parole, fino a memorizzare, cioè fino a quando quel che sta scritto nel libro non si sia trasferito nel cervello e li permanga se non per sempre, almeno il più a lungo possibile, e senza alcuno scopo immediato e concreto”. Quindi anche lo Spirito di Dio deve faticare a trovare buoni discepoli. Meno male che ha più forze di un umano docente!

E il ricordare? È tutto nella memoria di cellulari e computer: foto, note, appunti, impegni, documenti, contatti e così via. È così? Non proprio: ci illudiamo che sia così. I ricordi migliori rifuggono dai supporti tecnologici e sono nella mente e nel cuore, dove solo il buon Dio e noi stessi li possiamo raggiungere. Eppure noi spesso li perdiamo, quasi non riusciamo ad afferrarli. Forse per questo Gesù dice che "il Paraclito ci ricorderà tutto ciò che ci ha detto". Dovremmo lasciare allo Spirito di Dio la gestione della nostra memoria, noi non ne siamo molto capaci e spesso combiniamo disastri.

È saggio imparare e ricordare ciò che fa veramente bene, a noi stessi e agli altri: il resto è una perdita di tempo, se non proprio "spazzatura" (Fil 3, 8). È  salutare riconoscere che non riusciamo a gestire sempre bene ricordi, memorie, immagini e sensazioni. È liberante affidare al Signore i fili confusi di ciò che abbiamo imparato e di ciò che ricordiamo perché ci indichi il bandolo della matassa. E chi meglio del buon Dio ha il "software" adatto a ciò?!

Rocco D’Ambrosio


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