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Il vento dello Spirito, di Rocco D'Ambrosio

creato da Rocco D'Ambrosio ultima modifica 30/05/2020 09:41
Il soffio che dà vista è quello dello Spirito di Dio e non quello dell'Io...

 

Il Vangelo odierno: La sera di quel giorno, il primo della settimana, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, stette in mezzo e disse loro: «Pace a voi!». Detto questo, mostrò loro le mani e il fianco. E i discepoli gioirono al vedere il Signore.
Gesù
disse loro di nuovo: «Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi». Detto questo, soffiò e disse loro: «Ricevete lo Spirito Santo. A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati» (Gv 20, 19-23). 

31 maggio 2020. “Detto questo, soffiò e disse loro…” Parto dal fatto che il dono dello Spirito è spesso accompagnato dal gesto dell’alitare. Sappiamo bene che sono diversi i passi biblici che ci rimandano al soffio di Dio: sulla creazione, sul popolo, sui singoli. Uno per tutti: “Allora il Signore Dio plasmò l'uomo con polvere del suolo e soffiò nelle sue narici un alito di vita e l'uomo divenne un essere vivente” (Gen 2, 7).

Leggendo il brano mi è ritornato in mente - non so per quale conscio o inconscio motivo - un brano di Agostino che riguarda tutt’altro tipo di soffio. Il santo di Ippona, quando prende coscienza di essere il primo nella scuola di retorica, afferma che la sua altera gioia era legata al “gonfiarsi di vento” (nel testo latino: “gaudebam superbe et tumebam tyfo”). Non a caso un’immagine ricorrente nella letteratura, per esprimere l’autoreferenzialità, è quella del “gonfiarsi”, come nel testo di Agostino. Ma non solo lui: nella commedia la Dodicesima notte, Shakespeare descrive Malvolio come uno “gonfiato dalla sua immaginazione”; egli è un narciso “così presuntuoso, così convinto – a parer suo – d’essere un pozzo di virtù da mettersi in testa che tutti quelli che lo incontrano debbano innamorarsi di lui”. Remo Bodei sembra essere su questa linea quando introduce il concetto di io mongolfiera. Esso va inteso come un io gonfio di sé, che aspira alla felicità ma non accetta il tradizionale ordine interiore. 

Mi direte: che c’entra tutto questo con lo Spirito di Dio? Forse - ditemi se sbaglio - quando non si è gonfi di se stessi, allora si inizia a far spazio allo Spirito di Dio. Non a caso lo Spirito viene e spazza via ogni peccato, superbia compresa o, meglio superbia, in primis, quella che ci fa gonfiare e toglie ogni spazio a Dio. Ieri ho letto e riletto un bel testo: “Dalla distrazione alla dedicazione” di Adolfo Nicolas (https://www.laciviltacattolica.it/news/dalla-distrazione-alla-dedicazione/), denso di insegnamenti non solo per i consacrati ma per tutti i cristiani. Ho trovato molto attuale e moderna l’analisi di ciò che può succedere in ognuno di noi quando abbandoniamo la via di Dio e seguiamo quella dell’Io, dell’Ego che è “la distrazione numero uno”. “Possiamo tranquillamente dire - scriveva Adolfo Nicolas - che l’ego è la più grande fonte di distrazioni durante il viaggio della vita”.

Forse dovremmo fare un piccolo cammino, con il cuore e con la mente, per fare memoria di quante volte, nella nostra vita, il soffio dello Spirito è entrato in “competizione” con il nostro gonfiarsi, con il nostro io smisurato.

Dimenticare lo Spirito vuol dire misconoscere il fiume di grazia che attraversa la nostra vita. Dimenticare di invocare lo Spirito può significare sentirsi troppo sicuri e padroni del nostro pensare e del nostro agire, troppo pieni di se stessi. Dimenticare lo Spirito vuol dire abbandonare la vita alla distruzione, nelle sue innumerevoli forme. 

Sempre nella lettera di Nicolas: “La distrazione prende posto quando il focus della nostra mente e del nostro cuore è fuori posto. Fare esperienza di contraddizioni o difficoltà, a volte alcune anche molto serie, è parte della vita e comunicazione del Vangelo. La persona veramente spirituale vive questa esperienza con una grande libertà interiore che lo (o la) porta a un’intimità più stretta con Dio, con la verità e con i piccoli che sono i veri esperti nel soffrire. Coloro che sono meno spirituali soffrono difficoltà e le vedono tutte come un complotto contro l’Io. Essi si sentono perseguitati e, naturalmente, perdono la pace interiore e la gioia. Essere concentrati sull’Io incompreso o ferito finisce per diventare una distrazione enorme”.

Interessante è notare come sia tipico di chi si gonfia, recitare parti, che non gli appartengono, fingere di essere ciò che non si è. Per il genio inglese, infatti, Malvolio è un “somaro pieno di sussiego, che manda a mente il comportamento da tenere”, infatti prova di nascosto gli inchini necessari per atteggiarsi, ma di fatto si espone al ridicolo, diventando lo zimbello di molti. Un motivo in più per invocare lo Spirito: per non diventare stupidi e attingere alla sapienza di Dio, facendo un po’ di bene in questo mondo.

Rocco D’Ambrosio

 

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