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Il Regno e il post pandemia, di Rocco D'Ambrosio

creato da Rocco D'Ambrosio ultima modifica 12/06/2021 21:27
Ci attendono tempi difficili. Dobbiamo seminare tanto e il Signore ci aiuterà a raccogliere frutti di comunione e giustizia, anche nel dopo pandemia...

Il Vangelo odierno: In quel tempo, Gesù diceva [alla folla]: «Così è il regno di Dio: come un uomo che getta il seme sul terreno; dorma o vegli, di notte o di giorno, il seme germoglia e cresce. Come, egli stesso non lo sa. Il terreno produce spontaneamente prima lo stelo, poi la spiga, poi il chicco pieno nella spiga; e quando il frutto è maturo, subito egli manda la falce, perché è arrivata la mietitura».
Diceva: «A che cosa possiamo paragonare il regno di Dio o con quale parabola possiamo descriverlo? È come un granello di senape che, quando viene seminato sul terreno, è il più piccolo di tutti i semi che sono sul terreno; ma, quando viene seminato, cresce e diventa più grande di tutte le piante dell’orto e fa rami così grandi che gli uccelli del cielo possono fare il nido alla sua ombra».
Con molte parabole dello stesso genere annunciava loro la Parola, come potevano intendere. Senza parabole non parlava loro ma, in privato, ai suoi discepoli spiegava ogni cosa
(Mc 4,26-34). 

13 giugno 2021. Questa domenica dobbiamo riflettere sul Regno di Dio: la realtà che Gesù inaugura con la sua persona e che affida alle nostre mani, in attesa che Lui ritorni e lo instauri in modo definitivo. E il Regno c’entra con la nostra vita quotidiana: personale, familiare, professionale, amicale e cosi via? Il nostro modo di accogliere ed essere lievito in nel nostro Paese,, contesto vitale. Non ci sono dubbi che, se abbiamo creduto e seguito nostro Signore, per il Regno dobbiamo lavorare. Ma come? Gesù, nel Vangelo odierno, ci offre la logica della terra per comprendere lo stile del nostro lavoro: “gettare semi”, si direbbe in sintesi. Nella vita, nel nostro quotidiano, gettiamo tanti semi, purtroppo non sempre buoni: sono parole, gesti, emozioni, piccole e grandi opere che realizziamo, relazioni. Oltre a chiederci se sono buoni o cattivi, secondo il Regno o meno, dovremmo verificare cosa facciamo una volta che li abbiamo seminati. La pandemia è stata una prova ma… la prova continua: far crescere i semi buoni che abbiamo seminato nei tempi di chiusura totale.  

Il Vangelo dice, relativamente al seminatore, che “dorma o vegli, di notte o di giorno, il seme germoglia e cresce. Come, egli stesso non lo sa. Il terreno produce spontaneamente…”. Non è una logica molto moderna: è poco tecnica. Nel nostro mondo si programma, si verifica, si monitora, si fanno rendiconti a breve, medio e lungo termine, analisi provvisionali e via discorrendo. Il contadino evangelico semina e va a casa, “dorma o vegli, il seme germoglia e cresce”. 

Ci attendono tempi difficili. Dobbiamo seminare tanto e il Signore ci aiuterà a raccogliere frutti di comunione e giustizia. Bisogno essere chiari, avere pazienza e lavorare per l Regno, sempre e comunque, nonostante i tentativi di uscire dalla pandemia con più cattiveria di quanta ne avevamo entrandoci. Scriveva Milani per i giovani, ma credo valga per tutti: bisogna seminare perché i credenti “vibrino di dolore e di fede pensando all’ingiustizia sociale. Qualcosa, cioè, che sia al centro del momento storico che attraversiamo, al di fuori dell’angustia dell’io, al di sopra delle stupidaggini che vanno di moda”.

 Rocco D’Ambrosio

 

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