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Il Re e i poveri, di Rocco D'Ambrosio

creato da Rocco D'Ambrosio ultima modifica 21/09/2015 13:06
Abbiamo un Re strano e scandaloso: ama i poveri. E amare i poveri, che ci piaccia o no, è l'unico modo autentico per amarlo e seguirlo...

 

Il Vangelo odierno: In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Quando il Figlio dell’uomo verrà nella sua gloria, e tutti gli angeli con lui, siederà sul trono della sua gloria. Davanti a lui verranno radunati tutti i popoli. Egli separerà gli uni dagli altri, come il pastore separa le pecore dalle capre, e porrà le pecore alla sua destra e le capre alla sinistra. Allora il re dirà a quelli che saranno alla sua destra: “Venite, benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla creazione del mondo, perché ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere, ero straniero e mi avete accolto, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, ero in carcere e siete venuti a trovarmi”. Allora i giusti gli risponderanno: “Signore, quando ti abbiamo visto affamato e ti abbiamo dato da mangiare, o assetato e ti abbiamo dato da bere? Quando mai ti abbiamo visto straniero e ti abbiamo accolto, o nudo e ti abbiamo vestito? Quando mai ti abbiamo visto malato o in carcere e siamo venuti a visitarti?”. E il re risponderà loro: “In verità io vi dico: tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me”. Poi dirà anche a quelli che saranno alla sinistra: “Via, lontano da me, maledetti, nel fuoco eterno, preparato per il diavolo e per i suoi angeli, perché ho avuto fame e non mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e non mi avete dato da bere, ero straniero e non mi avete accolto, nudo e non mi avete vestito, malato e in carcere e non mi avete visitato”. Anch’essi allora risponderanno: “Signore, quando ti abbiamo visto affamato o assetato o straniero o nudo o malato o in carcere, e non ti abbiamo servito?”. Allora egli risponderà loro: “In verità io vi dico: tutto quello che non avete fatto a uno solo di questi più piccoli, non l’avete fatto a me”. E se ne andranno: questi al supplizio eterno, i giusti invece alla vita eterna» (Mt 25, 31-46).

 

23 novembre 2014. Per quanto possiamo esserci abituati alle visioni scandalose del vangelo, ciò non toglie che .... lo scandalo resta! In questo caso è un re, meglio il Re, che torna nella sua gloria, con tutti gli angeli, seduto sul suo trono. E di chi si occupa? Di chi è affamato o assetato o straniero o nudo o malato o in carcere. Molto, ma molto strano questo re. Credo che la sorpresa - per alcuni lo scandalo - abbia tutto il diritto di esistere. I Re, i capi, i politici di questo mondo sono di tutt'altra pasta. Sono, in diversi casi, narcisistici, piegati sui loro interessi, se non proprio corrotti. Fra i buoni esempi, ci piace ricordare Giorgio La Pira, il “sindaco santo”, che non perdeva occasione per aiutare i poveri: se vedeva un mendicante era capace di regalargli il cappotto nuovo, e il suo stipendio di professore finiva tutto in carità. Tuttavia di politici, o cittadini, cattolici che in Italia facciano come La Pira, ce ne sono veramente pochi. E lo scandalo, quello vero, qui aumenta a dismisura.
Il soccorrere gli altri, in genere, è una fatica immane. Una complessità di fattori ci può avvicinare agli altri, e ai loro bisogni, come, al tempo stesso ci può allontanare. Amore o odio, accoglienza o razzismo, generosità o avarizia, simpatia o paura degli altri, sembrano combattere in noi continuamente. Essere come La Pira o madre Teresa è il frutto di un lungo cammino. Da dove iniziare? Da molta vigilanza su noi stessi. Odio e razzismo, avarizia e paura degli altri, sono fuori di noi ma anche dentro di noi. Come cristiani dovremmo chiedere sempre al Signore purificazione interiore per liberarci da tante scorie di peccato, per non rimanere tra quelli a cui sarà detto: "Via, lontano da me, maledetti, nel fuoco eterno, preparato per il diavolo e per i suoi angeli, perché ho avuto fame e non mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e non mi avete dato da bere, ero straniero e non mi avete accolto, nudo e non mi avete vestito, malato e in carcere e non mi avete visitato".
La carità, da vivere nell'ambito sociale e politico, è sempre stata un riferimento importante del cattolicesimo democratico, sia dal punto di vista teorico che pratico. Del resto è il nostro Re che ci chiede di essere caritatevoli con tutti. E lo chiede a tutti i suoi figli, in tutti gli ambienti vitali e in ogni circostanza. Scriveva Alcide De Gasperi: “Dirsi cristiani nel settore dell'attività politica non significa avere il diritto di menar vanto di privilegi in confronto ad altri, ma implica il dovere di sentirsi vincolati, in modo più particolare, da un profondo senso di fraternità civica, di moralità e di giustizia verso i deboli e i più poveri”. La lucidità dell’intuizione degasperiana pone una domanda ai nostri cattolici impegnati nel sociale e in politica: amano i privilegi o i poveri? I più santi dei politici cattolici hanno amato i poveri con tutto se stessi e a loro hanno dato quanto più possibile, senza rincorrere mai privilegi sociali, economici e istituzionali. Se il discorso fosse ancora non chiaro dovremmo dire che un segno dell’autenticità è valutare il tenore di vita di coloro che si professano cristiani. Molti politici cattolici italiani meriterebbero il rimprovero di don Primo Mazzolari: “C’è da aver paura della gente che fa la rivoluzione con animo benestante! Son ingordi che vogliono mangiar ancora, mangiar sempre, null’altro che mangiare. Chi ha poca carità vede pochi poveri: chi ha molta carità vede molti poveri: chi non ha nessuna carità non vede nessuno».

 

Rocco D'Ambrosio

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