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Il potere secondo Gesù, di Rocco D'Ambrosio

creato da Rocco D'Ambrosio ultima modifica 05/03/2022 17:15
In periodo di guerra, interrogarsi sulle tentazioni di Gesù, che lo si voglia o meno, vuol dire riflettere sul potere e sul modo in cui tutti lo esercitiamo: verso noi stessi, gli altri, la natura e il buon Dio...

 

Il Vangelo odierno: In quel tempo, Gesù, pieno di Spirito Santo, si allontanò dal Giordano ed era guidato dallo Spirito nel deserto, per quaranta giorni, tentato dal diavolo. Non mangiò nulla in quei giorni, ma quando furono terminati, ebbe fame. Allora il diavolo gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, di’ a questa pietra che diventi pane». Gesù gli rispose: «Sta scritto: “Non di solo pane vivrà l’uomo”».
Il diavolo lo condusse in alto, gli mostrò in un istante tutti i regni della terra e gli disse: «Ti darò tutto questo potere e la loro gloria, perché a me è stata data e io la do a chi voglio. Perciò, se ti prostrerai in adorazione dinanzi a me, tutto sarà tuo». Gesù gli rispose: «Sta scritto: “Il Signore, Dio tuo, adorerai: a lui solo renderai culto”».
Lo condusse a Gerusalemme, lo pose sul punto più alto del tempio e gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, gèttati giù di qui; sta scritto infatti: “Ai suoi angeli darà ordini a tuo riguardo affinché essi ti custodiscano”; e anche: “Essi ti porteranno sulle loro mani perché il tuo piede non inciampi in una pietra”». Gesù gli rispose: «È stato detto: “Non metterai alla prova il Signore Dio tuo”».
Dopo aver esaurito ogni tentazione, il diavolo si allontanò da lui fino al momento fissato
(Lc 4, 1-13).

6 marzo 2022. In periodo di guerra, diventata cosi vicina e sempre più nefasta e pericolosa, interrogarsi sulle tentazioni di Gesù può sembrare un esercizio spirituale lontano dalla realtà. Lo è certamente se diamo a queste tentazioni un valore intimistico, spiritualistico, disincarnato. Ma esse, che lo si voglia o meno, sono tutte tentazioni relative al potere e al modo in cui lo si esercita: verso se stessi, gli altri, la natura e il buon Dio. 

Gesù combatte contro il cattivo potere, la “bestia”, la chiama la Scrittura in Daniele 7-8 e in Apocalisse 13 (ne ho scritto nel mio “Il potere. Uno spazio inquieto”, Castelvecchi; anche in spagnolo: “El poder. Uno espacio frágil”, CEPROME-PPC; 2021). Qui, all’inizio della sua vita pubblica, Gesù l’affronta nel deserto (Lc 4, 1-13). Gli evangelisti ci raccontano del suo soggiorno nel deserto, per quaranta giorni, durante il quale fu tentato dal diavolo. Le tre tentazioni rappresentano, per molti aspetti, un insegnamento sul potere: Gesù si rifiuta di soddisfare i propri bisogni materiali scomodando la sua potenza divina, cioè non vuole abusare del suo potere; non rinnega Iddio per i regni umani; non gli chiede interventi facili, da “deus ex machina”, per risolvere situazioni limite. Nel deserto si oppongono due concezioni di potere. Da una parte c’è il diavolo, che è superbo, autoreferenziale, sprezzante nei confronti di Dio, desideroso di comodità e soluzioni facili, geloso del suo potere, insistente seduttore. Dall’altra parte c’è Gesù, che è umile, profondamente legato a Dio Padre, disposto ad accettare sacrifici e rinunce per il Regno, servo generoso e pastore buono, autentico educatore. E così sarà tutte le volte che Gesù interverrà per smascherare e sconfiggere la presenza del diavolo, instaurando il regno di giustizia e di pace, di bontà e di amore verso tutti.

È  questa, allora, la scelta per chi, in nome della fede, assume piccole o grandi porzioni di potere: la bestia o il buon Dio. Ma come si può fare questa scelta, superare le tentazioni continue della bestia se non si nutre e fortifica la propria interiorità. Carlo Maria Martini, nella sua ultima intervista, ebbe a dire che abbiamo bisogno di: conversione, Parola di Dio e sacramenti (2012). Il vescovo di Milano li vedeva come gli strumenti di “radicale cambiamento”, di cui hanno bisogno tutti: papa, cardinali, vescovi, preti e laici. Si nutrono di conversione, Parola di Dio e sacramenti, i cristiani che esercitano un potere? Risponderebbe papa Francesco: 

«Se ci guardiamo attorno, ci accorgiamo che ci sono tante offerte di cibo che non vengono dal Signore e che apparentemente soddisfano di più. Alcuni si nutrono con il denaro, altri con il successo e la vanità, altri con il potere e l’orgoglio. Ma il cibo che ci nutre veramente e che ci sazia è soltanto quello che ci dà il Signore! Il cibo che ci offre il Signore è diverso dagli altri, e forse non ci sembra così gustoso come certe vivande che ci offre il mondo». 

Rifiutare il cibo del mondo e nutrirsi di quello di Dio è un impegno, una lotta che esisterà sempre, fino alla parousia, cioè alla seconda venuta del Cristo, quando sarà instaurato definitivamente il suo Regno. Intanto, come ricorda Turoldo, il diavolo non invecchia mai e il suo progetto non è mai abbandonato. La lotta tra il bene e la sua demoniaca negazione connota e connoterà sempre il potere. Riuscire a mantenere fermo l’impegno per il bene è cosa incredibilmente difficile e spesso anche impossibile. Per i credenti è una lotta, è una prova necessaria della vita, perché “Dio non si eredita - scrive ancora Turoldo – ma si conquista”.

Rocco D’Ambrosio

 

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