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Il Dio dei vivi, di Rocco D'Ambrosio

creato da Rocco D'Ambrosio ultima modifica 05/11/2016 16:22
Ci sono tante cose difficili da credere nella nostra fede: la resurrezione dai morti, l’esistenza dell’al di la, l’esistenza degli angeli. Siamo spesso presi da dubbi...

 

Il Vangelo odierno: In quel tempo, si avvicinarono a Gesù alcuni sadducei – i quali dicono che non c’è risurrezione – e gli posero questa domanda: «Maestro, Mosè ci ha prescritto: “Se muore il fratello di qualcuno che ha moglie, ma è senza figli, suo fratello prenda la moglie e dia una discendenza al proprio fratello”. C’erano dunque sette fratelli: il primo, dopo aver preso moglie, morì senza figli. Allora la prese il secondo e poi il terzo e così tutti e sette morirono senza lasciare figli. Da ultimo morì anche la donna. La donna dunque, alla risurrezione, di chi sarà moglie? Poiché tutti e sette l’hanno avuta in moglie».

Gesù rispose loro: «I figli di questo mondo prendono moglie e prendono marito; ma quelli che sono giudicati degni della vita futura e della risurrezione dai morti, non prendono né moglie né marito: infatti non possono più morire, perché sono uguali agli angeli e, poiché sono figli della risurrezione, sono figli di Dio. Che poi i morti risorgano, lo ha indicato anche Mosè a proposito del roveto, quando dice: “Il Signore è il Dio di Abramo, Dio di Isacco e Dio di Giacobbe”. Dio non è dei morti, ma dei viventi; perché tutti vivono per lui». (Lc 20, 27-38).

6.11.2016. Ci sono tante cose difficili da credere nella nostra fede: la resurrezione dai morti, l’esistenza dell’al di la, l’esistenza degli angeli. Siamo spesso presi da dubbi, specie quando parliamo di risurrezione. Ci sono sempre stati - e ci saranno - quelli che, come i sadducei, dicono che non c’è risurrezione. Niente di così sorprendente: la resurrezione pone molti problemi, non solo ai non credenti, ma anche agli stessi credenti, come i sadducei. I motivi della limitata, se non proprio assenza di fede nella resurrezione sono tanti, tantissimi. Se si è onesti bisogna che ci crediamo, anche se è difficile.

Ho visto le prime quattro puntate di The Young Pope. Ovviamente un giudizio completo può venire solo a puntate concluse. Intanto sono molto colpito - non positivamente - da questo papa: bello, affascinante, scaltro, ma anche cinico, immaturo, pieno di sé, praticamente ateo. In tutti i suoi discorsi, finora, non ha mai citato Gesù Cristo, ha sempre parlato di Dio, lo ha anche chiamato “architetto” e l’unica citazione dotta è stata una frase di Spinoza. Insieme a tanti luoghi comuni sul Vaticano, papa Pio XIII da spesso l’impressione che prima di affacciarsi alla loggia di San Pietro abbia frequentato ben altre logge, i cui insegnamenti e luoghi comuni serpeggiano qua e la.

Bene, certamente non sembra essere un uomo di fede. E per molti aspetti è peggiore dei sadducei. The Young Pope sa già tutto; i sadducei, invece, cercavano delle scuse per non credere, per alcuni aspetti anche ridicole: La donna dunque, alla risurrezione, di chi sarà moglie? Poiché tutti e sette l’hanno avuta in moglie.

La risposta di Gesù è un invito ad aprire la mente: non possiamo giudicare la vita che verrà basandoci sull’esperienza quotidiana, fosse anche quella bella e profonda del matrimonio. Ma non solo. Gesù, citando Mosè, cerca di aprire la mente degli interlocutori invitandoli a considerare che Dio non è dei morti, ma dei viventi. Ed è qui un punto nodale. Dio è morto - come canta Guccini - in tante situazioni che noi abbiamo chiuso a qualsivoglia annuncio di speranza e rinascita. Dio è morto anche nella vita del Young Pope e in diversi meandri di quel Vaticano. Dio è morto perché l’abbiamo fatto morire. Forse si dovrebbe ripercorrere le tappe di vita personale, specie le più significative, per individuare quando e come abbiamo fatto morire il buon Dio. E la conseguenza di tutto ciò è spesso stata il nostro titubare o negare la risurrezione di Gesù, come i sadducei, insistendo su futili motivi.

Ma c’è un altro aspetto da meditare: Dio è dei viventi; perché tutti vivono per lui. Sembra che il vivere per Lui sia condizione indispensabile e necessaria per incontrarlo e scoprirlo come il Vivente. Del resto la vita non si dice ma si fa. E se il nostro vivere è autentico, non solo dal punto di vista morale, ma anche fisico, intellettuale, emotivo, relazionale, il Dio Vivente è in noi e noi siamo suoi. E se “viviamo e moriamo, rimanendo del Signore” (Rm 14, 8) troviamo la nostra pace e serenità. Vi sembra poco?

Rocco D'Ambrosio

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