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Il buono e il bello delle nostre relazioni, di Rocco D'Ambrosio

creato da Rocco D'Ambrosio ultima modifica 02/03/2019 15:33
Il Vangelo ci aiuta a coltivare meglio le nostre relazioni...

 

Il Vangelo odierno: In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli una parabola:
«Può forse un cieco guidare un altro cieco? Non cadranno tutti e due in un fosso? Un discepolo non è più del maestro; ma ognuno, che sia ben preparato, sarà come il suo maestro.
Perché guardi la pagliuzza che è nell’occhio del tuo fratello e non ti accorgi della trave che è nel tuo occhio? Come puoi dire al tuo fratello: “Fratello, lascia che tolga la pagliuzza che è nel tuo occhio”, mentre tu stesso non vedi la trave che è nel tuo occhio? Ipocrita! Togli prima la trave dal tuo occhio e allora ci vedrai bene per togliere la pagliuzza dall’occhio del tuo fratello.
Non vi è albero buono che produca un frutto cattivo, né vi è d’altronde albero cattivo che produca un frutto buono. Ogni albero infatti si riconosce dal suo frutto: non si raccolgono fichi dagli spini, né si vendemmia uva da un rovo. L’uomo buono dal buon tesoro del suo cuore trae fuori il bene; l’uomo cattivo dal suo cattivo tesoro trae fuori il male: la sua bocca infatti esprime ciò che dal cuore sovrabbonda»
(Lc 6, 39-45).

3 marzo 2019. Sembrano quasi un po’ fuori moda queste parole di Gesù in un tempo in cui le relazioni sono diventate un po’ troppo problematiche. Scriveva Pietro Barcellona: “ci comportiamo [come, ndr] particelle che scorrono in un flusso che non ha né inizio né fine”. E lo scrive criticando la famosa espressione “relazioni liquide” di Bauman (cf.http://www.cercasiunfine.it/meditando/articoli-cuf/relazioni-liquide-di-rocco-dambrosio?searchterm=relazioni#.XHqTzi2b6u5). La liquidità è solo uno degli aspetti interpretativi della nostra società. Accanto ad essa ci sono altri, come la rigidità, lo scontro, il fondamentalismo, la violenza e la guerra, la chiusura, il razzismo, il profitto: cose tutte che hanno ben poco di liquido.

Le indicazioni che Gesù offre nel brano aspirano, a mio parere, a una solidità di relazioni che possa farle crescere in autenticità e bene. Potrebbe iniziare la nostra personale verifica partendo dai frutti delle nostre relazioni. La logica evangelica è stringente: “Non vi è albero buono che produca un frutto cattivo, né vi è d’altronde albero cattivo che produca un frutto buono”. E’ bella l’immagine dell’albero, non solo in sé, ma anche applicata alle relazioni. Dal tronco della nostra persona si sviluppano tante relazioni: alcune forti, altre fragili; alcune rigogliose, altre un po’ rinsecchite… e cosi via. Dobbiamo chiederci onestamente quanti e quali frutti portano. Se non sono buoni, vuol dire che la relazione non è sana: “Ogni albero infatti si riconosce dal suo frutto: non si raccolgono fichi dagli spini, né si vendemmia uva da un rovo”. In Siracide si afferma: “Il frutto dimostra come è coltivato l’albero” (Sir 27, 6). Se ci sono troppi spine e rovi nella nostra vita, non sarà forse tempo di tagliare qualche relazione? E’ sempre Gesù a ricordarci che “Ogni tralcio che in me non porta frutto, lo taglia, e ogni tralcio che porta frutto, lo pota perché porti più frutto” (Gv 15). Le relazioni sono alberi, sono tralci, vanno coltivate e ogni coltivazione esige strategie precise: seminare, curare, pianificare, innaffiare, difendere da erbe e agenti cattivi, potare, raccogliere…Qualche buon contadino avrebbe molto da insegnarci.

Mi ha sempre sorpreso come anche nella cultura classica, con presupposti e finalità diversi, le relazioni sono viste in rapporto alla crescita nella virtù. Scrive Aristotele: “L’amicizia perfetta è l’amicizia degli uomini buoni e simili per virtù” (Etica Nicomachea, 1156 b). Essa deve essere strumento per la crescita nelle virtù e nella prima tra queste, cioè la giustizia: “Per natura, poi, la giustizia cresce insieme con l’amicizia, perché esse si trovano nelle medesime persone ed hanno uguale estensione” (Etica Nicomachea,1160 a).

Le relazioni sono il tesoro più prezioso della nostra vita, dopo la stessa vita… la quale non può concepirsi senza di esse, ovvero della relazione con se stessi, con gli altri, con Dio e con la natura.  Se ci conserviamo buon agricoltori avremo un cuore che sovrabbonderà, effonderà in esse il meglio di noi stessi e riceverà il meglio degli altri. E’ la gioia della vita…

Rocco D’Ambrosio

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