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I profeti vanno oltre

creato da Rocco D'Ambrosio ultima modifica 21/07/2016 16:24
E’ una storia difficile quella dei profeti, non solo nelle comunità cristiane, ma anche nel mondo laico. da che mondo è mondo, non solo nella Chiesa cattolica, ma in tutte le comunità di fede religiosa o nelle istituzioni umane di qualsiasi genere...

Il Vangelo odierno: In quel tempo, Gesù cominciò a dire nella sinagoga: «Oggi si è compiuta questa Scrittura che voi avete ascoltato». Tutti gli davano testimonianza ed erano meravigliati delle parole di grazia che uscivano dalla sua bocca e dicevano: «Non è costui il figlio di Giuseppe?». Ma egli rispose loro: «Certamente voi mi citerete questo proverbio: “Medico, cura te stesso. Quanto abbiamo udito che accadde a Cafàrnao, fallo anche qui, nella tua patria!”». Poi aggiunse: «In verità io vi dico: nessun profeta è bene accetto nella sua patria. Anzi, in verità io vi dico: c’erano molte vedove in Israele al tempo di Elìa, quando il cielo fu chiuso per tre anni e sei mesi e ci fu una grande carestia in tutto il paese; ma a nessuna di esse fu mandato Elìa, se non a una vedova a Sarèpta di Sidòne. C’erano molti lebbrosi in Israele al tempo del profeta Eliseo; ma nessuno di loro fu purificato, se non Naamàn, il Siro». All’udire queste cose, tutti nella sinagoga si riempirono di sdegno. Si alzarono e lo cacciarono fuori della città e lo condussero fin sul ciglio del monte, sul quale era costruita la loro città, per gettarlo giù. Ma egli, passando in mezzo a loro, si mise in cammino (Lc 4, 21-30).

3 febbraio 2013. E’ una storia difficile quella dei profeti, non solo nelle comunità cristiane, ma anche nel mondo laico. da che mondo è mondo, non solo nella Chiesa cattolica, ma in tutte le comunità di fede religiosa o nelle istituzioni umane di qualsiasi genere, i profeti hanno sempre incontrato difficoltà di ogni genere. Quindi, stando a questa obiezione, il periodo che attraversiamo non è affatto diverso dai tempi che furono: profezia e profeti hanno poco spazio in istituzioni, poteri e affari. Le cause, di questo rifiuto, sono quelle di sempre: in termini classici si direbbe l’eterna lotta tra il bene e il male. Nel brano del Vangelo odierno c’è un po’ di tutto in materia di rifiuto: Gesù è rifiutato perché come gli altri (figlio di Giuseppe, quindi di una persona conosciuta e comune), è invitato a ripetere per i suoi quanto ha fatto per gli altri. Gesù si sgancia da questa logica e ricorda che Dio, ai tempi di Elia come di Eliseo come di ogni suo giusto, ha sempre preferito sconvolgere i piani umani, sorprendere e tracciare nuove vie con i suoi profeti.  Inoltre l’impegno profetico non è solo del Cristo, ma di tutti. L’impegno, infatti, affidato dal Cristo ai suoi discepoli di testimoniare il Vangelo, sempre, dovunque e a qualsiasi costo, non sembra essere rivolto solo ad alcuni di essi, escludendo il gran numero dei suoi seguaci. Cristo invita tutti a diventare profeti, cioè suoi annunciatori. In altri termini la profezia deve essere atteggiamento proprio di tutti i cristiani. Così il Vaticano II: «Cristo, il grande profeta, il quale con la testimonianza della sua vita e con la potenza della sua parola ha proclamato il regno del Padre, adempie il suo ufficio profetico fino alla piena manifestazione della gloria, non solo per mezzo della gerarchia, che insegna in nome e con la potestà di lui, ma anche per mezzo dei laici, che perciò costituisce suoi testimoni provvedendoli del senso della fede e della grazia della parola (cfr. At 2,17-18; Ap 19,10), perché la forza del Vangelo risplenda nella vita quotidiana, familiare e sociale» .

Se questa è l’ottica teologica più appropriata – Gesù Cristo vuole tutti i suoi discepoli profeti nel mondo e per il mondo, ma non del mondo (cfr. Gv 17) – un approfondimento, come questo, su profezia e profeti oggi diventa semplicemente un tentativo di lettura della realtà ecclesiale attuale per comprendere quanto spazio è dedicato alla profezia; in altri termini quanta attenzione si pone al rinnovamento ecclesiale, alla ricerca di un modo di essere più autenticamente evangelico e di vivere la propria missione nel mondo, senza diventare del mondo, nel pensiero e nella prassi. Dobbiamo onestamente confessare che molte volte siamo come i discepoli della sinagoga: non aperti a riconoscere e accogliere i profeti, pieni di sdegno se essi escono dai nostri schemi mentali, forse anche pronti a buttarli giù dall’alto della nostra superbia e sufficienza. Ma egli, passando in mezzo a loro, si mise in cammino. Forse un’indicazione inderogabile a chi vuole, anche nel piccolo, diventare voce profetica: passare in mezzo a chi rifiuta la profezia, fissando lo sguardo sul cammino ancora da fare, che non è legato al consenso umano, ma all’interiore convinzione e determinazione.

Rocco D’Ambrosio

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