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I poveri e il nostro paradiso, di Rocco D'Ambrosio

creato da Rocco D'Ambrosio ultima modifica 28/09/2019 20:29
La parabola non vuole parlare delle cause culturali, sociali, economiche e politiche della povertà, anch’esse importanti, ma...

 

Il Vangelo odierno: In quel tempo, Gesù disse ai farisei:
«C’era un uomo ricco, che indossava vestiti di porpora e di lino finissimo, e ogni giorno si dava a lauti banchetti. Un povero, di nome Lazzaro, stava alla sua porta, coperto di piaghe, bramoso di sfamarsi con quello che cadeva dalla tavola del ricco; ma erano i cani che venivano a leccare le sue piaghe.
Un giorno il povero morì e fu portato dagli angeli accanto ad Abramo. Morì anche il ricco e fu sepolto. Stando negli inferi fra i tormenti, alzò gli occhi e vide di lontano Abramo, e Lazzaro accanto a lui. Allora gridando disse: “Padre Abramo, abbi pietà di me e manda Lazzaro a intingere nell’acqua la punta del dito e a bagnarmi la lingua, perché soffro terribilmente in questa fiamma”.
Ma Abramo rispose: “Figlio, ricòrdati che, nella vita, tu hai ricevuto i tuoi beni, e Lazzaro i suoi mali; ma ora in questo modo lui è consolato, tu invece sei in mezzo ai tormenti. Per di più, tra noi e voi è stato fissato un grande abisso: coloro che di qui vogliono passare da voi, non possono, né di lì possono giungere fino a noi”.
E quello replicò: “Allora, padre, ti prego di mandare Lazzaro a casa di mio padre, perché ho cinque fratelli. Li ammonisca severamente, perché non vengano anch’essi in questo luogo di tormento”. Ma Abramo rispose: “Hanno Mosè e i Profeti; ascoltino loro”. E lui replicò: “No, padre Abramo, ma se dai morti qualcuno andrà da loro, si convertiranno”. Abramo rispose: “Se non ascoltano Mosè e i Profeti, non saranno persuasi neanche se uno risorgesse dai morti”»
(Lc 16, 19-31).
 

29 settembre 2016. “C’era un uomo ricco, che indossava vestiti di porpora e di lino finissimo, e ogni giorno si dava a lauti banchetti…” Non solo c’era. C’è, ci sono ancora e ci saranno sempre tanti uomini e donne ricchi. Più o meno come quelli della parabola. Senza nome, ma con tanta avidità e spocchia. Più interessati ai loro affari che alle piaghe dei poveri.

C’era anche un uomo povero, di nome Lazzaro, che “stava alla sua porta, coperto di piaghe, bramoso di sfamarsi con quello che cadeva dalla tavola del ricco; ma erano i cani che venivano a leccare le sue piaghe”. C’era e c’è ancora. E sono tanti i Lazzaro, molto dei più dei ricchi. Se ne contano tanti - milioni e milioni - nei Paesi in via di sviluppo, ma anche tanti nei Paesi più agiati, migliaia e migliaia, in continuo aumento, indigeni o immigrati che siano. “I poveri infatti li avete sempre con voi”, ricorda Gesù (Mt 26,11)

La parabola non vuole parlare delle cause culturali, sociali, economiche e politiche della povertà, anch’esse importanti. Su di esse i Vangeli offrono diverse indicazioni (povertà scelta, generosità, carità, solidarietà, responsabilità nell’amministrare i beni propri e quelli pubblici). Questa parabola vuole solo parlare di quello che succederà al ricco dopo la morte. Certo per parlarne bisogna credere in qualcosa dopo la morte. Gli interlocutori di Gesù ci credevano e spesso, come alcuni di noi, erano anche preoccupati di ritrovarsi in situazioni spiacevoli, cioè di finire “in mezzo ai tormenti”

Dopo la morte Lazzaro è premiato: “Un giorno il povero morì e fu portato dagli angeli accanto ad Abramo”. Il ricco è punito: “morì anche il ricco e fu sepolto, per poi finire negli inferi fra i tormenti”. E’ una verità molto cruda: il buon Dio farà giustizia per i suoi poveri e oppressi. I poveri saranno premiati, i ricchi no. Non conviene molto “addolcire questo passo evangelico con distinguo spesso ipocriti e stucchevoli. I poveri saranno premiati e i ricchi puniti.  

Di là, ciò che è fatto è fatto. A nulla valgono le proteste del ricco. Abramo è molto chiaro: “Figlio, ricordati che, nella vita, tu hai ricevuto i tuoi beni, e Lazzaro i suoi mali; ma ora in questo modo lui è consolato, tu invece sei in mezzo ai tormenti. Per di più, tra noi e voi è stato fissato un grande abisso: coloro che di qui vogliono passare da voi, non possono, né di lì possono giungere fino a noi”.

E di la non giungono segnali su quelli che sono i veri premi nella vita: “E quello replicò: “Allora, padre, ti prego di mandare Lazzaro a casa di mio padre, perché ho cinque fratelli. Li ammonisca severamente, perché non vengano anch’essi in questo luogo di tormento”. Ma Abramo rispose: “Hanno Mosè e i Profeti; ascoltino loro”. E lui replicò: “No, padre Abramo, ma se dai morti qualcuno andrà da loro, si convertiranno”. Abramo rispose: “Se non ascoltano Mosè e i Profeti, non saranno persuasi neanche se uno risorgesse dai morti”.

E’ una pagina dura ed esigente. E tale deve restare nei nostri pensieri e commenti. Con buona pace di tutti quei cattolici che hanno ridotto il Vangelo a un vuoto ritualismo e ad alcuni principi di morale sessuale e di fine vita. Il Vangelo - non l’ha inventato papa Francesco - dice che Dio predilige i poveri, che li premierà e farà soffrire i ricchi dal cuore duro e chiuso. Lo dice il Vangelo, il papa semplicemente lo ripete. Sembra ridicolo quello che sto dicendo ma la fede di alcuni cattolici non solo è diventata ridicola, ma anche pericolosa e dannosa, per se stessi e per pochi altri.

Certo tutto ciò - cioè il modo in cui Dio predilige i suoi poveri - non toglie il nostro impegno, come credenti, nel promuovere la giustizia e la carità, nel contribuire a debellare la povertà, a vivere la carità autentica e fattiva. Ma dopo che abbiamo fatto tutto questo dobbiamo ricordarci che c’è sempre e comunque un giudizio. Per tutti: ricchi o poveri che siamo. C’è un giudizio che è conseguenza del nostro attuale stile di vita. Se siamo come quel riccoche indossava vestiti di porpora e di lino finissimo, e ogni giorno si dava a lauti banchetti”, non c’è scampo. Dio non fa sconti. E non sarà la generosità dell’ultima ora a fargli cambiare idea. Ciò che conta veramente è il mio stile di vita e di carità oggi. Questo mi, ci salva. Difficile ma non impossibile, con l’aiuto del buon Dio. 

Il paradiso lo si guadagna in terra e il “Lazzaro” - che incontro sulla sulla mia strada, cioè povero, immigrato, emarginato, bisognoso - è il Cristo che vuole essere accolto. Sarà poi lui stesso, Cristo-Lazzaro, ad accogliermi nel suo Regno.

Rocco D’Ambrosio

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