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Verso il dono di sé, di Rocco D'Ambrosio

creato da Rocco D'Ambrosio ultima modifica 15/09/2018 19:10
Ho sempre pensato che sia sembra molto riduttivo e quasi banale pensare che la croce che Gesù propone ai suoi discepoli sia un semplice invito a sopportare dolori e avversità...

 

Il Vangelo odierno: In quel tempo, Gesù partì con i suoi discepoli verso i villaggi intorno a Cesarèa di Filippo, e per la strada interrogava i suoi discepoli dicendo: «La gente, chi dice che io sia?». Ed essi gli risposero: «Giovanni il Battista; altri dicono Elìa e altri uno dei profeti».
Ed egli domandava loro: «Ma voi, chi dite che io sia?». Pietro gli rispose: «Tu sei il Cristo». E ordinò loro severamente di non parlare di lui ad alcuno.
E cominciò a insegnare loro che il Figlio dell’uomo doveva soffrire molto, ed essere rifiutato dagli anziani, dai capi dei sacerdoti e dagli scribi, venire ucciso e, dopo tre giorni, risorgere.
Faceva questo discorso apertamente. Pietro lo prese in disparte e si mise a rimproverarlo. Ma egli, voltatosi e guardando i suoi discepoli, rimproverò Pietro e disse: «Va’ dietro a me, Satana! Perché tu non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini».
Convocata la folla insieme ai suoi discepoli, disse loro: «Se qualcuno vuol venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua. Perché chi vuole salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia e del Vangelo, la salverà»
(Mc 8, 27-35).

16 settembre 2018. “Se qualcuno vuol venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua”. Ho sempre pensato che sia sembra molto riduttivo e quasi banale pensare che la croce che Gesù propone ai suoi discepoli sia un semplice invito a sopportare dolori e avversità che tutti, non solo i cristiani, hanno. In altri termini Gesù non sta dicendo che essere buoni cristiani significa accettare dolori fisici e spirituali, guai e problemi che non mancano mai, ovunque e a tutti.   Se così fosse il Cristianesimo sarebbe un umano invito alla rassegnazione e accettazione dei limiti della vita.

Prima di tutto: il “prenda la sua croce e mi segua” è preceduto da il “rinneghi se stesso”. Gesù non parla di guai umani, per quanto importanti, ma di lavoro con se stessi, di dominio di sé, di educazione di sé per arrivare a seguirlo. E su questo discorso si innesta il perdere la vita per salvarla. Questa pagina evangelica per essere commentata e gustata va dilatata nel tempo, ovvero va letta a partire dalla nostra singolare storia di incontro e sequela del Cristo. In essa vanno individuati e combattuti tutti i segnali di mediocrità, di fede smorta che ha perso gusto e gioia di seguire il Cristo, di scommettere sul perdere la vita piuttosto che il tenersela egoisticamente.

E’ molto difficile perché siamo tentati di chiamare “croce” le normali difficoltà e sofferenze della vita. E’ molto difficile perché il momento della croce ci fa spesso dimenticare per chi stiamo perdendo la vita. E’ molto difficile perché vogliamo trovare una spiegazione razionale a tutto. E’ molto difficile spiegare tutto ciò senza pensare alla propria esperienza, la propria storia personale con il Cristo, cercando di far tesoro di tutte le volte in cui il Signore ci aiutato a portare le nostre croci proprio perché ci eravamo abbandonati a Lui.

Forse uno dei migliori commenti a questa pagina è quanto ha scritto George Bernanos: “Ho letto buoni e bei libri. Ho compreso, grazie ad essi, che possiamo valere qualcosa soltanto con il sacrificio e la totale dimenticanza di sé a vantaggio di Dio e della sua causa e che il miglior modo d’arrivare al disprezzo della morte è l’offerta della vita e della morte”.

Rocco D’Ambrosio

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