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I lavoratori e l'invidia, di Rocco D'Ambrosio

creato da Rocco D'Ambrosio ultima modifica 17/09/2015 17:55
Forse noi non riusciamo a capire questa parabola perché siamo invidiosi del bene che Dio fa agli altri. Vorremmo che lo facesse solo a noi...

 

Il Vangelo odierno: In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli questa parabola: «Il regno dei cieli è simile a un padrone di casa che uscì all’alba per prendere a giornata lavoratori per la sua vigna. Si accordò con loro per un denaro al giorno e li mandò nella sua vigna. Uscito poi verso le nove del mattino, ne vide altri che stavano in piazza, disoccupati, e disse loro: “Andate anche voi nella vigna; quello che è giusto ve lo darò”. Ed essi andarono. Uscì di nuovo verso mezzogiorno e verso le tre, e fece altrettanto. Uscito ancora verso le cinque, ne vide altri che se ne stavano lì e disse loro: “Perché ve ne state qui tutto il giorno senza far niente?”. Gli risposero: “Perché nessuno ci ha presi a giornata”. Ed egli disse loro: “Andate anche voi nella vigna”.

Quando fu sera, il padrone della vigna disse al suo fattore: “Chiama i lavoratori e dai loro la paga, incominciando dagli ultimi fino ai primi”. Venuti quelli delle cinque del pomeriggio, ricevettero ciascuno un denaro. Quando arrivarono i primi, pensarono che avrebbero ricevuto di più. Ma anch’essi ricevettero ciascuno un denaro. Nel ritirarlo, però, mormoravano contro il padrone dicendo: “Questi ultimi hanno lavorato un’ora soltanto e li hai trattati come noi, che abbiamo sopportato il peso della giornata e il caldo”.
Ma il padrone, rispondendo a uno di loro, disse: “Amico, io non ti faccio torto. Non hai forse concordato con me per un denaro? Prendi il tuo e vattene. Ma io voglio dare anche a quest’ultimo quanto a te: non posso fare delle mie cose quello che voglio? Oppure tu sei invidioso perché io sono buono?”. Così gli ultimi saranno primi e i primi, ultimi»
(Mt 20, 1-16).

21.9.2014. A prima vista, questa parabola, sembrerebbe un testo antisindacale. A leggerla bene si scopre che l’atteggiamento del padrone è più corretto che mai: pattuisce con tutti un denaro, a prescindere dall’orario di chiamata. Quindi non è problema di giustizia, è un problema di …. logica divina. Isaia dice che i pensieri del Signore non sono i nostri pensieri (cf. Is 55,6-9). Il Signore si riferisce qui a un premio importante e finale e vuole dare a tutti lo stesso, a prescindere dall’orario di chiamata. E’ così. Ma è molto difficile abituarsi a capire la logica di Dio.

Il cammino di comprensione della volontà di Dio è un cammino irto di difficoltà. Credo che valga la pena ricordare che abbiamo bisogno prima di tutto di un bagno di umiltà: i pensieri di Dio sono diversi dai miei pensieri. Quindi io non sono dio ma uno che deve sforzarsi di capirlo. All’umiltà segue l’atteggiamento di discernimento: imparare a distinguere con riflessione e preghiera quello che vuole il Signore, sforzarsi di capire la sua logica.

Un’ultima osservazione: lasciare al Signore di operare quello che vuole e quello che crede. Il Buon Dio non deve obbedire a noi, piuttosto noi a lui! Ricordiamoci del rimprovero fatto al servo che si lamenta: Amico, io non ti faccio torto. Non hai forse concordato con me per un denaro? Prendi il tuo e vattene. Ma io voglio dare anche a quest’ultimo quanto a te: non posso fare delle mie cose quello che voglio? Oppure tu sei invidioso perché io sono buono?

Forse noi non riusciamo a capire questa parabola perché siamo invidiosi del bene che Dio fa agli altri. Vorremmo che lo facesse solo a noi. Ma il Signore non è così, è tutt’altro. Ho trovato una bella preghiera sull’invidia per i luoghi di lavoro. Lo sapevate che l’invidia è uno dei più potenti fattori di distruzione delle istituzioni e dei luoghi di lavoro? Allora stiamo un po’ più attenti e preghiamo per non cadere nelle trappole dell’invidia.

Signore, insegnaci ad essere solidali

Dacci Signore, il senso della solidarietà,

della comunione nel lavoro.

Facci provare la gioia di constatare

che le cose vanno bene ai nostri fratelli che lavorano.

Facci essere contenti

quando esperimentiamo che gli altri sono contenti.

Togli dalla nostra sensibilità ogni spunto di gelosia, di invidia.

Strappa da noi questi residui di concorrenzialismo,

queste smanie di primato.

Fa’ che il nostro sguardo non si blocchi

all’interno del perimetro della Chiesa,

altrimenti tradiremmo la missione per la quale ci hai chiamati.

Tu, che dal Padre tuo sei stato mandato a riunificare,

a ricapitolare gli esseri del cielo, della terra e di sotto terra,

fa’ che anche noi possiamo essere dei radunatori attorno a te.

Non intorno ai nostri progetti.

Dacci la forza, signore, di sentirci solidali col mondo,

e di obbedire soprattutto alle esigenze della anime

anziché alle esigenze dei progetti.

Facci essere ministri della gente,

più che ministri delle programmazioni

intese in se stesse.

Facci essere soprattutto i servitori degli ultimi,

dei poveri. (don Tonino Bello)

 

Rocco D’Ambrosio


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