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Gesù e le tasse, di Rocco D'Ambrosio

creato da Rocco D'Ambrosio ultima modifica 17/09/2015 17:12
Non è un argomento comune tra i cattolici quello sulle tasse. Tranne poi, spesso, a unirsi alla moda nazionale della lamentela contro di esse o, ancor peggio, dell'evaderle...

 

Il Vangelo odierno: In quel tempo, mentre si trovavano insieme in Galilea, Gesù disse ai suoi discepoli: «Il Figlio dell’uomo sta per essere consegnato nelle mani degli uomini e lo uccideranno, ma il terzo giorno risorgerà». Ed essi furono molto rattristati.
Quando furono giunti a Cafàrnao, quelli che riscuotevano la tassa per il tempio si avvicinarono a Pietro e gli dissero: «Il vostro maestro non paga la tassa?». Rispose: «Sì». 
Mentre entrava in casa, Gesù lo prevenne dicendo: «Che cosa ti pare, Simone? I re della terra da chi riscuotono le tasse e i tributi? Dai propri figli o dagli estranei?». Rispose: «Dagli estranei». 
E Gesù replicò: «Quindi i figli sono liberi. Ma, per evitare di scandalizzarli, va’ al mare, getta l’amo e prendi il primo pesce che viene su, aprigli la bocca e vi troverai una moneta d’argento. Prendila e consegnala loro per me e per te».
(Mt 17, 22-27).

12.8.2103. Non è un argomento comune tra i cattolici quello sulle tasse. Tranne poi, spesso, a unirsi alla moda nazionale della lamentela contro di esse o, ancor peggio, dell'evaderle con mille ragioni, in genere insostenibili dal punto di vista etico. Ma è ancor meno comune chiedersi qualcosa su Gesù e le tasse. Nel suo insegnamento è chiaro che è un dovere pagarle: Rendete dunque a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio (Mt 22, 21).

Una volta ho trovato un parroco che mi diceva che non avrebbe mai pagato le tasse relative alle attività parrocchiali perché “i santi in paradiso non pagano le tasse”! E’ vero, ma lui e la sua parrocchia non stanno (ancora) in paradiso! E soprattutto: come la mettiamo con Gesù che invita a dare a Cesare i tributi che gli spettano (Mt 22)? Ma i cattolici, fedeli laici e pastori, in generale non sono molto diversi dagli italiani: pochissimo senso civico, scarsa volontà di contribuire alla comunità. Si crede, invece, che quello che è dato alla comunità è un “regalo” e non un dovere. L’Italia è un Paese dove, per dirla con uno slogan sintetico, più che nello Stato crediamo nella mucca da mungere (A. Gehlen). Per Stato intendiamo una comunità dove ognuno fa la sua parte e paga la sua parte per il bene comune. Per mucca da mungere, invece, intendiamo una visione dello Stato come luogo e occasione per accrescere le proprie risorse, per lo più materiali, non curanti di qualsivoglia teoria, ma piegando il tutto, anche le idee, a interessi pratici e meschini.

Ma ritorniamo al brano odierno. Siamo nel contesto di una tassa religiosa, quella per il tempio. Gesù non è tenuto a pagarla, ma lo fa per evitare di scandalizzarli. Come siamo lontani dall'atteggiamento dei cattolici che non pagano nelle tasse e credono di aver fatto qualcosa anche di giusto. È ovvio che la sensibilità sociale e politica di molti cattolici è così scarsa che il non pagare le tasse non costituisce affatto problema. In quest’ottica si cerca non tanto di fare giustizia e di non scandalizzare, quanto di farsi i fatti propri (leciti e non) e disinteressarsi di tutto e di tutti.

Eppure la testimonianza cristiana non riguarda solo gli atteggiamenti matrimoniali e sessuali, ma anche, e spesso sopratutto, quelli sociali e politici.

Rocco D'Ambrosio

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Auguriamo al gruppo di essere attivo e proficuo nella ricerca de nostro Fine come don Milani insegna: "Bisogna che il fine sia onesto. Grande. Il fine giusto è dedicarsi al prossimo. E in questo secolo come lei vuole amare se non con la politica o col sindacato o con la scuola? Siamo sovrani. Non è più il tempo delle elemosine, ma delle scelte".

 

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