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Dio e i lavoratori dei campi, di Rocco D'Ambrosio

creato da Rocco D'Ambrosio ultima modifica 17/09/2015 16:45
Per chi vive in città - e fa ben altro - agricoltori, vigne, tralci, potature e frutti hanno un suono ben diverso. Quindi dobbiamo fare un piccolo sforzo per capire il significato della simbologia evangelica della vite e dei tralci.

 

Il Vangelo odierno: In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Io sono la vite vera e il Padre mio è l’agricoltore. Ogni tralcio che in me non porta frutto, lo taglia, e ogni tralcio che porta frutto, lo pota perché porti più frutto. Voi siete già puri, a causa della parola che vi ho annunciato. Rimanete in me e io in voi. Come il tralcio non può portare frutto da se stesso se non rimane nella vite, così neanche voi se non rimanete in me. Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me, e io in lui, porta molto frutto, perché senza di me non potete far nulla. Chi non rimane in me viene gettato via come il tralcio e secca; poi lo raccolgono, lo gettano nel fuoco e lo bruciano.  Se rimanete in me e le mie parole rimangono in voi, chiedete quello che volete e vi sarà fatto. In questo è glorificato il Padre mio: che portiate molto frutto e diventiate miei discepoli». (Gv 15, 1-8).

3 maggio 2015. Mia nonna Rosa e mio zio Luigi non mi prendevano molto sul serio quando dicevo che avrei voluto, come loro, lavorare i campi. Con i loro termini mi facevano notare che io avevo un concetto bucolico della vita dei campi, mentre questa era sostanzialmente ritmi di lavoro, fatica, pazienza e imprevedibilità. Me ne ricordo spesso quando mi ritrovo a riflettere sulle metafore evangeliche che richiamano la vita dei campi. Per chi vive in città - e fa ben altro - agricoltori, vigne, tralci, potature e frutti hanno un suono ben diverso. È come dire: un fatto è allestire un Expo per mostrare semine e frutti, con parecchio supporto tecnologico, un altro fatto è seminare e raccogliere. Quindi dobbiamo fare un piccolo sforzo per capire il significato della simbologia evangelica della vite e dei tralci.
La difficoltà nel comprendere le verità evangeliche è una sfida continua per il nostro sapere tecnico; è un invito costante ad aprire la mente a orizzonti diversi, spesso ben più vasti e sostanziali. Il mondo è governato da Dio, non dalla nostra volontà, né tantomeno dalla tecnologia. Il mondo è di Dio. Suo Figlio Gesù è la vera vite e, se noi vogliamo, possiamo diventate suoi tralci. Qualsiasi impostazione, programmazione e verifica del nostro lavoro, delle nostre relazioni, della vita tutta, devono partire da ciò: il mondo è di Dio e suo Figlio Gesù è la vera vite. Chi ha ridotto la fede a ideologia, o a un elenco di principi morali, dimentica ciò, volutamente o no, non lo so.
Ci dobbiamo chiedere cosa significhi sentirci tralci nel bel mezzo della nostra giornata, dei ritmi incalzanti, del tempo che scorre troppo velocemente , dei successi e degli insuccessi, delle gioie come dei problemi, piccoli o grandi che siano. Cosa significhi, anche, che "senza Gesù non possiamo far nulla", specie quando crediamo che senza di Lui riusciamo a fare un sacco di cose. Siamo tanto stupidi o "lenti di cuore" (Lc 24, 25) a pensare di poter governare molto della nostra giornata, spesso tutto. In fondo siamo un po' come quei politici, che critichiamo, perché si sentono onnipotenti. Il mondo gira non perché siamo noi a farlo girare. Il bene progredisce non perché siamo noi a volerlo. Qualcosa di buono la realizziamo non perché siamo bravi. "Chi rimane in me, e io in lui, porta molto frutto, perché senza di me non potete far nulla".
Senza di Lui non possiamo far nulla. Forse non possiamo diventare contadini perché nella vita facciamo e faremo altro, ma almeno impariamo dai più saggi di loro: il raccolto abbondante sta nelle mani di Dio e noi lo avremo non perché siamo bravi o abbiamo programmato bene, ma solo e solamente perché Lui apre le sue mani e sazia la nostra fame. Solo e solamente perché ci benedice.
Rocco D'Ambrosio
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