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Fatiche inutili e abbandono in Dio, di Rocco D'Ambrosio

creato da Rocco D'Ambrosio ultima modifica 09/02/2019 13:44
Quante fatiche inutili. Chi ci aiuta a raccogliere e non disperdere?

Il Vangelo odierno: In quel tempo, mentre la folla gli faceva ressa attorno per ascoltare la parola di Dio, Gesù, stando presso il lago di Gennèsaret, vide due barche accostate alla sponda. I pescatori erano scesi e lavavano le reti. Salì in una barca, che era di Simone, e lo pregò di scostarsi un poco da terra. Sedette e insegnava alle folle dalla barca.
Quando ebbe finito di parlare, disse a Simone: «Prendi il largo e gettate le vostre reti per la pesca». Simone rispose: «Maestro, abbiamo faticato tutta la notte e non abbiamo preso nulla; ma sulla tua parola getterò le reti». Fecero così e presero una quantità enorme di pesci e le loro reti quasi si rompevano. Allora fecero cenno ai compagni dell’altra barca, che venissero ad aiutarli. Essi vennero e riempirono tutte e due le barche fino a farle quasi affondare.
Al vedere questo, Simon Pietro si gettò alle ginocchia di Gesù, dicendo: «Signore, allontànati da me, perché sono un peccatore». Lo stupore infatti aveva invaso lui e tutti quelli che erano con lui, per la pesca che avevano fatto; così pure Giacomo e Giovanni, figli di Zebedèo, che erano soci di Simone. Gesù disse a Simone: «Non temere; d’ora in poi sarai pescatore di uomini».
E, tirate le barche a terra, lasciarono tutto e lo seguirono
(Lc 5, 1-11).

10 febbraio 2019. Quante fatiche inutili, nella vita! Come Simon Pietro tante volte abbiamo detto: “Maestro, abbiamo faticato tutta la notte e non abbiamo preso nulla”. Con un sano pragmatismo dobbiamo riconoscere che le fatiche inutili fanno parte del gioco della vita. Se tutto andasse a buon fine, avesse sempre valore e senso, non saremmo umani. In famiglia, nel lavoro, nelle relazioni, nella vita sociale e politica spesso ci impegniamo, dedichiamo, impieghiamo energie fisiche, emotive e spirituali per… niente, o molto poco. Fatiche inutili.

La maturità - sappiamo bene - è saper accettare, integrare e superare le fatiche inutili, ovviamente con l’attenzione a non ripeterle. E’ innegabile, comunque, che parecchio del nostro equilibrio e serenità dipenda da questo. Ma accanto a riflessioni antropologiche credo sia importante, come cristiani, riflettere sul senso che diamo alle fatiche inutili, sulla loro incidenza dal punto di vista di fede.

Partiamo dall’atteggiamento di Simon Pietro: “Maestro, abbiamo faticato tutta la notte e non abbiamo preso nulla; ma sulla tua parola getterò le reti”. Pietro è onesto nel riconoscere la sua fatica inutile, spesa lungo tutta la notte. Forse c’è anche un po’ di fastidio nelle sue parole. Ma c’è un “ma”. Un “ma” di non poco conto. “Ma sulla tua parola getterò le reti”.

Questo “ma” fa la differenza, tra un’esistenza ripiegata su stessa e una aperta al buon Dio e ai suoi interventi. Questo “ma” segna la maturità di una fede che non è, da una parte, rassegnazione o, dall’altra, fede magica che anela a interventi continui di Dio per risolvere i pasticci umani. Pietro è credente maturo, nonostante i suoi peccati e i suoi limiti. Sa che ogni pesca nella vita deve fare i conti con le forze fisiche e spirituali, il vento, il lago, l’imprevedibilità della natura, ma anche, e soprattutto, con la mano del buon Dio. La fede di Pietro è profondo abbandono, è speranza non in se stesso (o nel caso, o nella fortuna, o nella probabilità). E’ speranza in Dio, nella sua provvidenza.

Scriveva l’amato Tonino Bello:

“Chi spera, cammina: non fugge.

Si incarna nella storia non si aliena.

Costruisce il futuro, non lo attende con pigrizia.

Ha la grinta del lottatore, non la rassegnazione di chi disarma .

Ha la passione del veggente, non l’aria avvilita di chi si lascia andare.

Cambia la storia, non la subisce.

Ricerca la solidarietà con gli altri viandanti,

non la gloria del navigatore solitario”.

Rocco D’Ambrosio


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