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Elogio della leggerezza, di Rocco D'Ambrosio

creato da Rocco D'Ambrosio ultima modifica 01/12/2018 14:40
Gesù ci invita a "non appesantirci", mentre Calvino scrive: “Nei momenti in cui il regno dell’umano mi sembra condannato alla pesantezza, penso che dovrei volare come Perseo in un altro spazio.."

 

Il Vangelo odierno: In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Vi saranno segni nel sole, nella luna e nelle stelle, e sulla terra angoscia di popoli in ansia per il fragore del mare e dei flutti, mentre gli uomini moriranno per la paura e per l’attesa di ciò che dovrà accadere sulla terra. Le potenze dei cieli infatti saranno sconvolte.
Allora vedranno il Figlio dell’uomo venire su una nube con grande potenza e gloria.
Quando cominceranno ad accadere queste cose, risollevatevi e alzate il capo, perché la vostra liberazione è vicina.
State attenti a voi stessi, che i vostri cuori non si appesantiscano in dissipazioni, ubriachezze e affanni della vita e che quel giorno non vi piombi addosso all’improvviso; come un laccio infatti esso si abbatterà sopra tutti coloro che abitano sulla faccia di tutta la terra. Vegliate in ogni momento pregando, perché abbiate la forza di sfuggire a tutto ciò che sta per accadere, e di comparire davanti al Figlio dell’uomo»
(Lc 21, 25-36).

2 dicembre 2018. Aumentano, negli ultimi anni, gli allarmi sulla poca sicurezza delle nostre città. Nella stragrande maggioranza dei casi sono falsi allarmi, che servono a far spaventare gli sprovveduti e carpire il loro consenso, elettorale e politico. Secondo loro siamo invasi ovunque, ci sono ladri e briganti a ogni angolo, gli immigrati sono i lupi cattivi e affamati che si aggirano tra  le nostre case e via discorrendo. Ministri che, decine di volte al giorno in Tv o sui social, diffondono questo verbo sulla sicurezza, in genere per giustificare le leggi similfasciste che approvano, mentre un buon numero di italiani casca nella loro propaganda. Ricorda sant’Agostino che “Non si può dire che gli uomini abbiano oggi da sopportare mali insoliti che non abbiano già sopportato i nostri padri; ci si può anzi chiedere quando i mali che ci colpiscono oggi raggiungano la misura di quelli che sappiamo sopportati dai padri”.

C’è una costante nel Vangelo: ogni volta che Gesù parla di scenari densi di paura e pericoli di ogni tipo, egli invita a non temere e ogni volta traduce questo invito a non aver paura in modo concreto e diverso, ossia indica un riferimento alto per comprendere la paura e superarla. In altri termini il Signore non ci offre una consolazione facile e immediata, ma ci invita a fare un percorso per superare paure e ansie, che, per motivi personali e sociali, sono inevitabili. In questo brano l’invito è a “non appesantire il cuore dissipazioni, ubriachezze e affanni della vita”.

“Appesantirsi”, molte volte, diventa quasi istintivo, specie quando le paure crescono dentro e attorno a noi. Un po’ sembrano scattare quei meccanismi di dipendenza, che partono come forma di evasione e poi ci legano corpo e anima. Gesù parla dell’alcol, ma si può aggiungere l’appesantirsi con stupefacenti, internet e computer; ma anche potere e denaro, a volte, ci appesantiscono.

In tema, una lettura laica, di grande valore umano e spirituale, è quella di Calvino sulla leggerezza, dove scrive:  “Nei momenti in cui il regno dell’umano mi sembra condannato alla pesantezza, penso che dovrei volare come Perseo in un altro spazio. Non sto parlando di fughe nel sogno o nell’irrazionale. Voglio dire che devo cambiare il mio approccio, devo guardare il mondo con un’altra ottica, un’altra logica, altri metodi di conoscenza e di verifica”.

Il nostro approccio al mondo, alcune volte, genera paure perché ci sentiamo spinti verso il basso (di sé, delle proprie pochezze, dei propri percorsi emotivi e intellettuali) mentre il coraggio che il Signore vuole infondere è un volare alto. Vegliare e pregare sembrano essere in questo brano un modo per spiccare il volo, la “forza per sfuggire a ciò che accade”. Non è facile vivere la preghiera così, specie quando il cuore è appesantito. Allora un po’ più di attenzione a scoprire quali dissipazioni, ubriachezze e affanni mi tirano giù. E, dall’altra parte, un po’ di attenzione a capire se anche per me è possibile un modo di vegliare e pregare che mi fa spiccare il volo.

Rocco D’Ambrosio


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