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Significati nascosti

creato da Rocco D'Ambrosio ultima modifica 21/07/2016 16:10
Quanti significati esistono in quello che diciamo e facciamo? Esistono significati nascosti che ci sfuggono? Sono domande molto difficili, con risposte quasi impossibili...

Il Vangelo odierno: In quel tempo, vi fu una festa di nozze a Cana di Galilea e c’era la madre di Gesù. Fu invitato alle nozze anche Gesù con i suoi discepoli.
Venuto a mancare il vino, la madre di Gesù gli disse: «Non hanno vino». E Gesù le rispose: «Donna, che vuoi da me? Non è ancora giunta la mia ora». Sua madre disse ai servitori: «Qualsiasi cosa vi dica, fatela».
Vi erano là sei anfore di pietra per la purificazione rituale dei Giudei, contenenti ciascuna da ottanta a centoventi litri. E Gesù disse loro: «Riempite d’acqua le anfore»; e le riempirono fino all’orlo. Disse loro di nuovo: «Ora prendetene e portatene a colui che dirige il banchetto». Ed essi gliene portarono.
Come ebbe assaggiato l’acqua diventata vino, colui che dirigeva il banchetto – il quale non sapeva da dove venisse, ma lo sapevano i servitori che avevano preso l’acqua – chiamò lo sposo e gli disse: «Tutti mettono in tavola il vino buono all’inizio e, quando si è già bevuto molto, quello meno buono. Tu invece hai tenuto da parte il vino buono finora».
Questo, a Cana di Galilea, fu l’inizio dei segni compiuti da Gesù; egli manifestò la sua gloria e i suoi discepoli credettero in lui.
(Gv 2, 1-12).

 

20 gennaio 2013: Quanti significati esistono in quello che diciamo e facciamo? Esistono significati nascosti che ci sfuggono? Sono domande molto difficili, con risposte quasi impossibili. Il Vangelo di Giovanni si snoda quasi sempre su un doppio livello di significato: quello ovvio, iscritto nell’ordine dei fatti; il secondo più profondo, rintracciabile solo se si riflette un poco e si ascolta molto. Al primo, in questo brano, appartiene la mancanza del vino, la sollecitudine di Maria, il lavoro dei servi, la sorpresa di un vino buono che appare a fine festa. Al secondo livello di significato appartiene l’iniziale rifiuto di Gesù di intervenire, la segretezza del miracolo, la gloria di Dio che si manifesta nell’ordinarietà di una festa e di un bisogno terribilmente umano (non fare brutta figura per una banale mancanza di vino). Due livelli di significato. Un invito costante del buon Dio a non fermarsi alle apparenze, all’ovvio, al prevedibile, ma a scrutare e cercare qualcosa di nuovo, di profondo, d’inatteso. Sono sicuro che questo invito corre molti rischi: vedere significati nascosti dove non ci sono, pensare che il Signore parli sempre per enigmi, coltivare forme di arcano poco cristiane, rincorrere manifestazioni sempre originali. Sono rischi umani che il Vangelo conosce e che ci aiuta ad evitare solo se siamo attenti al suo metodo. La regista del miracolo è Maria di Nazareth: colei che medita nel suo cuore ciò che accade intorno. Quindi l'altro siignificato è scoperto solo da chi medita su ciò che gli accade; possibilmente con cuore libero da forme deleterie di ogni tipo. Insieme alla meditazione il Vangelo presenta, in questo caso come in altri, un intervento di Dio che non fa molto rumore: del miracolo sono a conoscenza solo i servi, Gesù e sua madre. Anche ciò è qualcosa da meditare e da far proprio: è quello stile di Dio che non finiremo mai di approfondire. Fra un piano di significato e l’altro si pone l’invito di Maria: “Qualsiasi cosa vi dica, fatela”. L’invito mi fa pensare alla docilità. Per passare da un piano all’altro, per scoprire i significati più nascosti bisogna essere docili. A cosa? A Dio, all’amore, a quello in cui ognuno crede e vive, a ciò che è essenziale e rappresenta la guida della propria esistenza. Vorrei dare a questa docilità il significato più ampio; anche per ricordare ai credenti che non è solo una prerogativa loro ma appartiene a tutte le donne e gli uomini di buona volontà. Tutti sono invitati a dare significati sempre nuovi e più profondi a ciò che vivono, credenti e non. Semplicemente per non giocare la propria esistenza in banali e insignificanti ripetizioni; per non rovinare la festa di nessuno; per gioire del vino buono quando meno ce lo si aspetti.

 

Rocco D’Ambrosio

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