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Dio è morto o risorto? di Rocco D'Ambrosio

creato da Rocco D'Ambrosio ultima modifica 18/09/2015 13:50
Non possiamo giudicare la vita che verrà basandoci sull’esperienza quotidiana: Gesù cerca di aprire la mente degli interlocutori invitandoli a considerare che Dio non è dei morti, ma dei viventi.

 

Il Vangelo odierno: In quel tempo, si avvicinarono a Gesù alcuni sadducei – i quali dicono che non c’è risurrezione – e gli posero questa domanda: «Maestro, Mosè ci ha prescritto: “Se muore il fratello di qualcuno che ha moglie, ma è senza figli, suo fratello prenda la moglie e dia una discendenza al proprio fratello”. C’erano dunque sette fratelli: il primo, dopo aver preso moglie, morì senza figli. Allora la prese il secondo e poi il terzo e così tutti e sette morirono senza lasciare figli. Da ultimo morì anche la donna. La donna dunque, alla risurrezione, di chi sarà moglie? Poiché tutti e sette l’hanno avuta in moglie».
Gesù rispose loro: «I figli di questo mondo prendono moglie e prendono marito; ma quelli che sono giudicati degni della vita futura e della risurrezione dai morti, non prendono né moglie né marito: infatti non possono più morire, perché sono uguali agli angeli e, poiché sono figli della risurrezione, sono figli di Dio. Che poi i morti risorgano, lo ha indicato anche Mosè a proposito del roveto, quando dice: “Il Signore è il Dio di Abramo, Dio di Isacco e Dio di Giacobbe”. Dio non è dei morti, ma dei viventi; perché tutti vivono per lui».
(Lc 20, 27-38).

10.1.2013. Ci sono sempre stati - e ci saranno - quelli che, come i sadducei, dicono che non c’è risurrezione. Niente di così sorprendente: la resurrezione pone molti problemi, non solo ai non credenti, ma anche agli stessi credenti, come i sadducei. I motivi della mancanza di fede nella resurrezione sono tanti, tantissimi. Così come è impostato il dialogo tra Gesù e i sadducei fa pensare al fatto che questi cercassero delle scuse per non credere, per alcuni aspetti anche ridicole: La donna dunque, alla risurrezione, di chi sarà moglie? Poiché tutti e sette l’hanno avuta in moglie.

La risposta di Gesù è un invito ad aprire la mente: non possiamo giudicare la vita che verrà basandoci sull’esperienza umana e corrente, fosse anche quella bella e profonda del matrimonio. Ma non solo. Gesù, citando Mosè, cerca di aprire la mente degli interlocutori invitandoli a considerare che Dio non è dei morti, ma dei viventi. Ed è qui un punto nodale. Dio è morto - come canta Guccini - in tante situazioni che noi abbiamo chiuso a qualsivoglia annuncio di speranza e rinascita. Dio è morto perché l’abbiamo fatto morire. Forse si dovrebbe ripercorrere le tappe di vita personale, specie le più significative, per individuare quando e come abbiamo fatto morire il buon Dio. E la conseguenza di tutto ciò è spesso stata il nostro titubare o negare la risurrezione di Gesù, come i sadducei, insistendo su futili motivi.

Ma c’è un altro aspetto da meditare: Dio è dei viventi; perché tutti vivono per lui. Sembra che il vivere per Lui sia condizione indispensabile e necessaria per incontrarlo e scoprirlo come il Vivente. Del resto la vita non si dice ma si fa. E se il nostro vivere è autentico, non solo dal punto di vista morale, ma anche fisico, intellettuale, emotivo, relazionale, il Dio Vivente è in noi e noi siamo suoi. 

L’ha detto così bene un profeta del nostro tempo, Ernesto Balducci: ”Essere un lievito nuovo, pasta nuova, significa liberarci dal vecchio fermento di morte. Non è un compito semplice, perché implica una consegna di vita del tutto libera da ogni ipoteca di complicità con le forze di morte. Siccome il sistema in cui siamo inseriti è, in tutte le sue articolazioni, dominato e attraversato dal virus della morte, noi dobbiamo, in tutti i nostri contatti con la realtà, invertire la rotta, cambiare il sistema di vita. Lo possiamo fare. Nei rapporti privati, liberandoci totalmente dallo spirito di antagonismo, nei rapporti pubblici abolendo la categoria del nemico che va odiato e distrutto – questo ci hanno insegnato – per restituire le dialettiche umane alla loro altezza morale, alla loro dignità razionale. Non siamo uguali, siamo diversi e la diversità implica confronti e a volte competizioni, ma dentro questa pregiudiziale, che si ispira al senso della vita, che ogni modo di prevalere sull’altro con la forza, con la coazione fisica o ideologica, è contro la vita. Dobbiamo inaugurare questo modo di esistere e solo allora parlare di resurrezione”.

Rocco D’Ambrosio

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