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Dio e Cesare, di Rocco D'Ambrosio

creato da Rocco D'Ambrosio ultima modifica 17/09/2015 16:49
Quello dei doveri verso Dio e di quelli verso la comunità civile e politica è un tema che crea molte difficoltà tra i cattolici italiani...

 

 

Il Vangelo odierno: In quel tempo, i farisei se ne andarono e tennero consiglio per vedere come cogliere in fallo Gesù nei suoi discorsi. Mandarono dunque da lui i propri discepoli, con gli erodiani, a dirgli: «Maestro, sappiamo che sei veritiero e insegni la via di Dio secondo verità. Tu non hai soggezione di alcuno, perché non guardi in faccia a nessuno. Dunque, di’ a noi il tuo parere: è lecito, o no, pagare il tributo a Cesare?». Ma Gesù, conoscendo la loro malizia, rispose: «Ipocriti, perché volete mettermi alla prova? Mostratemi la moneta del tributo». Ed essi gli presentarono un denaro. Egli domandò loro: «Questa immagine e l’iscrizione, di chi sono?». Gli risposero: «Di Cesare». Allora disse loro: «Rendete dunque a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio». (Mt 22, 15-21).
19.10.2014. Quello dei doveri verso Dio e di quelli verso la comunità civile e politica è un tema che crea molte difficoltà tra i cattolici italiani. Ci sarebbe un impellente bisogno di riaprire luoghi di discussione e dialogo nelle parrocchie, associazioni e movimenti su questo tema. E in questi incontri il primato della Parola di Dio deve essere sacrosanto: il Signore ci comanda di adempiere ai nostri doveri di cittadini di questo mondo, quanto lo fa per quelli verso Dio. Sono ambedue importanti. Al tempo stesso ci chiede di fuggire l'idolatria del potere (cf. Lc 4) e di amarlo e servirlo in ogni nostra azione.
La risposta di Gesù è virtuosamente tra due estremi: la teocrazia, da una parte, con la sua tendenza a concepire ed assorbire qualsiasi forma di potere nella sfera religiosa (si pensi ad alcuni stati arabi) e, dall’altra, l’invadenza del potere politico nella sfera della libertà personale, specie religiosa, fino a negarla (si pensi ad alcune dittature totalitarie). Esistono poteri e poteri, ciascuno con il proprio ordine e prerogative a cui rispondere: né il potere statale può sostituire quello religioso, né viceversa. Il discorso di Gesù non fa una grinza, ma la prassi ecclesiale italiana lascia spesso a desiderare. Non abbiamo qui lo spazio per affrontare l'analisi dell cause storiche e teologiche che hanno portato molti cattolici italiani a credere che assolvendo (alcuni) doveri verso Dio fosse quasi automatica la strada per il paradiso.
Molto spesso, nelle nostre omelie e incontri di formazione, abbiamo dimenticato di riferirci alla fedeltà a Dio che si "traduce" in una fedeltà alla persona, a ogni persona. Italo Mancini le chiamerebbe: fedeltà a Dio e fedeltà alla terra. Esse sono due fedeltà possibili solo se operiamo un discernimento continuo sul senso della nostra fede e sul valore dell’impegno nel mondo. Tuttavia va sempre salvato il primato di Dio, per cui, nella visione cristiana, si deve essere fedeli alla persona umana in nome di Dio, da Lui ispirati e guidati; si deve, invece, essere fedeli a Dio per Lui e solo per Lui, non per altri, in quanto Dio non ammette concorrenti, o, nel linguaggio biblico, si direbbe che è geloso.
Similmente, sul piano dell’impegno nel mondo, la fedeltà a Dio deve essere sovrana su ogni pensiero e azione, anche nella sfera pubblica. Il cristiano, infatti, pur impegnandosi a vivere correttamente il suo rapporto con l’autorità, non può dimenticare quanto Gesù ha dichiarato davanti a Pilato: «Il mio regno non è di questo mondo; se il mio regno fosse di questo mondo, i miei servitori avrebbero combattuto perché non fossi consegnato ai Giudei; ma il mio regno non è di quaggiù» (Gv 18, 36).
Da ciò deriva che la nostra cittadinanza è nei cieli, da cui attendiamo il ritorno del Cristo che instaurerà, in maniera definitiva, il suo regno di giustizia e di pace. Ma questo non ci esime dal compiere i nostri doveri di buoni cittadini, dal contribuire a promuovere il bene integrale della persona e di tutte le persone umane, che Dio ha posto in questo mondo, sia come singoli che come associati nei vari gruppi e istituzioni umane.
Scrive Francesco: "L’accettazione del primo annuncio, che invita a lasciarsi amare da Dio e ad amarlo con l’amore che Egli stesso ci comunica, provoca nella vita della persona e nelle sue azioni una prima e fondamentale reazione: desiderare, cercare e avere a cuore il bene degli altri. (...). Di conseguenza, nessuno può esigere da noi che releghiamo la religione alla segreta intimità delle persone, senza alcuna influenza sulla vita sociale e nazionale, senza preoccuparci per la salute delle istituzioni della società civile, senza esprimersi sugli avvenimenti che interessano i cittadini" (EG, 178.183).
Rocco D'Ambrosio
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Paolo Iacovelli
Paolo Iacovelli :
18/10/2014 16:25
Gesù, in questo episodio, smaschera la falsità dei suoi avversari: « Ipocriti, perché mi tentate? », dando loro una risposta estremamente franca e imprevista, che risolveva alla radice il problema senza cadere nella « casistica » politica, che fatalmente lo avrebbe costretto a schierarsi o fra i collaborazionisti di Roma, o fra gli irredentisti fanatici.
In questo caso, infatti, per i suoi avversari il gioco sarebbe stato estremamente facile: se avesse detto che bisognava pagare il tributo a Cesare, lo avrebbero screditato presso il popolo che fremeva sotto il giogo romano e, manovrato dagli Zeloti, stava meditando tentativi di rivolta e di sovversione; se avesse detto di no, lo avrebbero accusato presso le autorità come ribelle e ostile al governo di Roma. La trappola avrebbe funzionato alla perfezione!
Guarda caso, cito i sicarii Zeloti come una delle prime formazioni terrorista-sovversive della storia nel mio contributo al Cuf su guerra e terrorismo.
Buona domenica
direttore
direttore :
18/10/2014 21:18
Allora che dire? Attendiamo il tuo contributo per il n. 96 di CuF sul terrorismo. Grazie di tutto. Un abbraccio. God bless you
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