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Dio ama tanto questo mondo, di Rocco D'Ambrosio

creato da Rocco D'Ambrosio ultima modifica 13/03/2021 11:20
“Dio ha tanto amato il mondo…”. Ma noi? Quello del mondo è un tema ricorrente nei nostri discorsi ecclesiali. Ma parlare del mondo non è assolutamente facile...

Il Vangelo odierno: In quel tempo, Gesù disse a Nicodèmo:
«Come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così bisogna che sia innalzato il Figlio dell’uomo, perché chiunque crede in lui abbia la vita eterna.
Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna. Dio, infatti, non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui. Chi crede in lui non è condannato; ma chi non crede è già stato condannato, perché non ha creduto nel nome dell’unigenito Figlio di Dio.
E il giudizio è questo: la luce è venuta nel mondo, ma gli uomini hanno amato più le tenebre che la luce, perché le loro opere erano malvagie. Chiunque infatti fa il male, odia la luce, e non viene alla luce perché le sue opere non vengano riprovate. Invece chi fa la verità viene verso la luce, perché appaia chiaramente che le sue opere sono state fatte in Dio»
(Gv 3, 14-21).

14 marzo 2021. “Dio ha tanto amato il mondo…”. Ma noi? Quello del mondo è un tema ricorrente nei nostri discorsi ecclesiali: omelie, catechesi, scritti pastorali, pubblicazioni. Ma parlare del mondo non è assolutamente facile. Forse la prima difficoltà sta nel ricordarci costantemente che il mondo contemporaneo è complesso e, spesso, anche complicato. Complessa è ogni realtà che per essere letta e compresa ha bisogno di più parametri interpretativi. Diciamolo con un esempio: in una cultura monolitica bastavano uno o due paia di “occhiali” per “vedere” la realtà; in una realtà complessa ne servono cinque, sei o più. Quindi, affermare che “il mondo di oggi è nero…” o “è bianco” vuol dire incorrere in una generalizzazione banale e forse sciocca. Ma di quale mondo parliamo? Il mondo di oggi, la gente, la mentalità contemporanea sono categorie troppo generiche e sarebbe saggio evitarle: dicono tutto e non dicono niente. In una società che non è più monolitica le posizioni sono tantissime e diversissime, come anche le analisi e gli studi. La pandemia è un ottimo esempio per prendere sempre più coscienza della complessità in cui viviamo.  Chi pensa di comprendere la pandemia con la lettura di due o tre post di FB o articoli fa un grande danno a se stesso e agli altri.

La complessità odierna impone molta maturità ed equilibrio; impone anche rispetto e prudenza nel comprendere la realtà da parte di pastori, educatori, genitori, catechisti. Forse mai come oggigiorno ci vuole cura per le persone e amore per lo studio, insieme a tanta calma, pazienza, coraggio e lungimiranza nello studiare quanto succede dentro e fuori di noi. Posizioni integraliste, reazionarie, arroccate nella difesa, a qualsiasi costo, del proprio orticello hanno poco rispetto della complessità e poca attenzione alla gradualità del ricercare, sapere e trasmettere. Inoltre diventano spesso gesti piuttosto di condanna e rifiuto, che tradiscono l’evangelico invito a non condannare il mondo ma a salvarlo. 

Certo quando si evangelizza, nell’educazione come nella predicazione, si devono prendere delle posizioni, ma ciò non autorizza i credenti ad assumere atteggiamenti arroganti e offensivi nei confronti di chi professa idee diverse. Il rispondere, a chiunque domandi ragione della speranza cristiana, va fatto con “dolcezza e rispetto” (1 Pt 3,15). Il mondo - così come viene a volte descritto da qualche pastore e catechista: cattivo, ateo, miscredente, immorale, diabolico – non esiste. Esistono invece le persone, con tutto il loro carico positivo e negativo, di grazia e di peccato. Esistiamo noi, esisto io: tra e con le persone di questo mondo. Solo un’analisi superficiale e faziosa potrebbe portare a pensare che il mondo possa essere diviso in buoni tutti da una parte e cattivi tutti dall’altra. La frattura è ben più complessa e variegata di una divisione pura e semplice tra buoni e cattivi, in steccati rigidi e invalicabili tra loro; senza dimenticare, che per noi cristiani, la divisione tra bene e male passa prima di tutto in ognuno di noi, come insegnano le Scritture.

Impariamo, allora, ad avere verso il mondo, verso ogni fratello e sorella che incontriamo quanto raccomandava Raissa Maritain: “Se non accetto che il prossimo mi istruisca, neppure Dio mi istruirà. Vita nascosta in Dio. Non vedere nel prossimo che l'amore con cui Dio l'ama, e la sua miseria di creatura, che non è più grande della mia miseria, e che fa pietà a Dio stesso, e che fa discendere su di noi la sua misericordia. Tutto il resto è vanità e futilità”.

Rocco D’Ambrosio

 

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