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Cristiani in lotta, di Rocco D'Ambrosio

creato da Rocco D'Ambrosio ultima modifica 17/08/2019 02:26
La parola di Gesù vuole portare frutto e il frutto consiste in un cambio radicale della propria vita, relazioni, situazioni personali e sociali, comunitarie e politiche. Altrimenti è un cristianesimo, o meglio, una cristianità borghese...

Il Vangelo odierno: In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Sono venuto a gettare fuoco sulla terra, e quanto vorrei che fosse già acceso! Ho un battesimo nel quale sarò battezzato, e come sono angosciato finché non sia compiuto!
Pensate che io sia venuto a portare pace sulla terra? No, io vi dico, ma divisione. D’ora innanzi, se in una famiglia vi sono cinque persone, saranno divisi tre contro due e due contro tre; si divideranno padre contro figlio e figlio contro padre, madre contro figlia e figlia contro madre, suocera contro nuora e nuora contro suocera».
(Lc 12, 49-53).

18 agosto 2019. Mentre il terrorismo divide e uccide sfruttando la religione è bene ricordare, come  fa spesso papa Francesco, che le autentiche religioni sono contro ogni violenza e uccidere in nome di Dio è solo un aggravare l’atto dell’uccidere, perché Dio non vuole la guerra ma la pace Detto questo, il testo evangelico odierno, se letto superficialmente, non fa altro che gettare fuoco sulla terra, non solo nei grandi conflitti nazionali e internazionali, ma anche nei piccoli conflitti in famiglia, sui luoghi di lavoro, nelle associazioni, nelle istituzioni politiche e non. Ma Gesù vuole veramente la rivoluzione violenta? Se così fosse dovremmo riscrivere il Vangelo e iscrivere Gesù tra i rivoluzionari violenti della storia umana. Ma non è così.

Un’analisi attenta del testo odierno ci porta a concludere che il Signore Gesù sta solo manifestando il desiderio che il suo annuncio porti frutto quanto prima. Ma ciò non è possibile senza che il Vangelo determini una divisione. Del resto sin dall’inizio della sua missione, ancora infante, Gesù aveva ricevuto la profezia di Simeone che “li benedisse e a Maria, sua madre, disse: "Ecco, egli è qui per la caduta e la risurrezione di molti in Israele e come segno di contraddizione”. Divisione, contraddizione sono termini importanti per capire la natura della rivoluzione che Gesù ha inaugurato. Si tratta di un annuncio che né in noi, né attorno a noi, può lasciare le cose come stanno. 

La parola di Gesù vuole portare frutto e il frutto consiste in un cambio radicale della propria vita, relazioni, situazioni personali e sociali, comunitarie e politiche. Altrimenti è un cristianesimo, o meglio, una cristianità borghese, ossia un seguire il Signore che non ci scomoda più di tanto, lascia le cose come stanno e pone solo una sottile e inefficace “vernice cristiana” sulla nostra realtà. In Italia questo tipo di atteggiamento religioso ha determinato un tipo di cattolico borghese che si accontenta di un richiamo a certi principi della dottrina cattolica (famiglia, salvaguardia della vita, bioetica) e dimentica e tradisce tanti altri (bene comune, solidarietà, accoglienza e promozione degli ultimi, giustizia e legalità, lotta alla corruzione, promozione della pace e della salvaguardia dell’ambiente naturale), fino alla stupidità e/o cattiveria di rosari sbandierati in pubblico. Anche verso questo tipo di religione annacquata credo che Gesù voglia gridare con forza: “Sono venuto a gettare fuoco sulla terra, e quanto vorrei che fosse già acceso!”. 

Ma quale fuoco sulla nostra terra il Signore vuole accendere? A che tipo di rivoluzione ci chiama? Scrive Luigi Sturzo: “Non esiste vera rivoluzione se non basata sui due principi di carità e di giustizia, poiché sviluppo o regresso (connaturale per noi attraverso il peccato) sono dovuti alla prevalenza dell'egoismo e dell’ingiustizia. Questi sono la causa prima dei nostri peccati e delle nostre passioni, nella nostra vita personale e nella vita sociale”. 

Su questi temi la divisione non è un consiglio ma un obbligo. Il moderatismo, ossia in non spingersi troppo in là, il cerchiobottismo, ossia il non scontentare nessuno dei nostri interlocutori, non sono affatto evangelici (si pensi a quei pastori cattolici che non si schierano mai, nonostante la gravità di razzismo, odii e vilipendio della fede che è in giro). La vita di fede o è radicale o non è. Così è stato per tutti gli ebrei autentici, per tutti i cristiani autentici. Del resto i profeti biblici non erano coloro che rimproveravano aspramente la corruzione dei rapporti fraterni e comunitari? Ma accanto ad un lavoro di critica erano sempre presenti le indicazioni per rinnovarsi nel cuore e nella mente, per ristabilire relazioni secondo Dio, ispirate dal suo amore e dalla sua pace, orientate ad accogliere tutti, specie gli ultimi. 

Continua Sturzo: la rivoluzione cristiana è lottare contro “fatti collettivi, come la schiavitù, la poligamia, la guerra, la schiavitù, l'oppressione razziale, la violazione dei diritti delle minoranze razziali, religiose o politiche, lo sfruttamento economico del lavoro umano. In una parola, la violazione sistematica e costante della personalit̀à umana”. Un grande lavoro attende i cristiani, di ogni tempo e di ogni luogo, in Italia, oggi, forse più che mai. Per contribuire ad accendere quel fuoco bisogna metterci il cuore e la mente: non è una possibilità ma la via obbligata del cristianesimo autentico e radicale.

 

Rocco D’Ambrosio

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