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Credere nel pieno della vita, di Rocco D'Ambrosio

creato da Rocco D'Ambrosio ultima modifica 21/07/2016 18:24
Ha scritto Dietrich Bonhoeffer: Più tardi ho appreso, e continuo ad apprendere anche ora, che si impara a credere solo nel pieno essere al di qua della vita...

 

 

Il Vangelo odierno: Un giorno Gesù si trovava in un luogo solitario a pregare. I discepoli erano con lui ed egli pose loro questa domanda: «Le folle, chi dicono che io sia?». Essi risposero: «Giovanni il Battista; altri dicono Elìa; altri uno degli antichi profeti che è risorto».
Allora domandò loro: «Ma voi, chi dite che io sia?». Pietro rispose: «Il Cristo di Dio».
Egli ordinò loro severamente di non riferirlo ad alcuno. «Il Figlio dell’uomo – disse – deve soffrire molto, essere rifiutato dagli anziani, dai capi dei sacerdoti e dagli scribi, venire ucciso e risorgere il terzo giorno».
Poi, a tutti, diceva: «Se qualcuno vuole venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce ogni giorno e mi segua. Chi vuole salvare la propria vita, la perderà, ma chi perderà la propria vita per causa mia, la salverà»
(Lc 9, 18-24).

23.6.2013: Avremo certamente detto diverse volte, alle persone che amiamo, ma io chi sono per te? Domanda cruciale e risposta determinante per la qualità delle relazioni coinvolte. Anche Gesù chiede di se stesso, non solo per confermare la relazione con i suoi discepoli ma per ... portarli più sù. Sembrerebbe che voglia far fare loro un salto di qualità. Non basta rispondere Il Cristo di Dio, come fa Pietro, un po‘ a nome di tutti. E‘ necessario che la relazione con il Cristo si apra a comprendere che Lui è sì il Cristo, ma dire Cristo di Dio vuol dire prendere coscienza che deve soffrire molto, essere rifiutato dagli anziani, dai capi dei sacerdoti e dagli scribi, venire ucciso e risorgere il terzo giorno. Certamente non facile. Gesù chiede ai suoi di passare da una professione di fede a una partecipazione piena al culmine della sua vicenda terrena:  passione, morte e resurrezione.

Ha scritto Edith Stein: Dalla soddisfazione di sé di un “buon cattolico”, che “fa il suo dovere”, “vota il partito”, ma altrimenti fa quello che gli pare, c'è un lungo cammino da percorrere fino a poter vivere una vita con la mano nella mano di Dio, guidata dalla sua mano, con la semplicità del bambino e l'umiltà del pubblicano. Ma chi ha percorso una volta quella strada non torna più indietro. Il brano del Vangelo odierno mi fa pensare a questo lungo cammino che Gesù propone, con tutte le gioie e i dolori che esso comporta.

In quest’ottica sembra molto riduttivo e quasi banale pensare che la croce che Gesù propone ai suoi discepoli - prenda la sua croce ogni giorno e mi segua - sia un semplice invito a sopportare dolori e avversità che tutti, non solo i cristiani, hanno. In altri termini Gesù non sta dicendo che essere buoni cristiani significa accettare dolori fisici e spirituali, guai e problemi che non mancano mai, ovunque e a tutti.  Infatti, prima di tutto il prenda la sua croce ogni giorno e mi segua è preceduto da il rinneghi se stesso. Gesù non parla di guai umani, per quanto importanti, ma di lavoro su se stessi, di dominio di sé, di educazione di sé per arrivare a seguirlo. E su questo discorso si innesta il perdere la vita per salvarla.

Qualsiasi commento banale a questo invito evangelico non solo offende il Signore ma ci fa restare in quell’illusoria soddisfazione di sé di essere un “buon cattolico”, - come dice la Stein - ma altrimenti fa quello che gli pare. In altri termini questa pagina evangelica per essere commentata e gustata va dilatata nel tempo, ovvero va letta a partire dalla nostra singolare storia d'incontro e sequela del Cristo. La soddisfazione di sé è molto simile alla mediocrità, a una fede smorta che ha perso gusto e gioia di seguire il Cristo, di scommettere sul perdere la vita piuttosto che il tenersela egoisticamente.

E’ molto difficile spiegare tutto ciò senza pensare alla propria esperienza, la propria storia personale con il Cristo. L’ha detto molto bene Dietrich Bonhoeffer: Più tardi ho appreso, e continuo ad apprendere anche ora, che si impara a credere solo nel pieno essere  al di qua della vita. Quando si è completamente rinunciato a fare qualcosa di noi stessi  un santo, un peccatore pentito o un uomo di Chiesa (una cosiddetta figura sacerdotale), un giusto o un ingiusto, un malato o un sano , e questo io chiamo esserealdiqua, cioè vivere nella pienezza degli impegni, dei problemi, dei successi e degli insuccessi, delle esperienze, delle perplessità  allora ci si getta completamente nelle braccia di Dio, allora non si prendono più sul serio le proprie sofferenze, ma le sofferenze di Dio nel mondo, allora si veglia con Cristo nel Getsemani e, io credo, questa è fede, questa è metanoia, e si diventa uomini, si diventa Cristiani.

Rocco D’Ambrosio

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