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Contro la durezza di cuore, di Rocco D'Ambrosio

creato da Rocco D'Ambrosio ultima modifica 04/10/2015 07:48
Si apre il Sinodo e provvidenzialmente il buon Dio vuole che riflettiamo sul tema della coppia e della famiglia partendo - come sempre dovrebbe essere! - dalla Sua Parola.

 

In quel tempo, alcuni farisei si avvicinarono e, per metterlo alla prova, domandavano a Gesù se è lecito a un marito ripudiare la propria moglie. Ma egli rispose loro: «Che cosa vi ha ordinato Mosè?». Dissero: «Mosè ha permesso di scrivere un atto di ripudio e di ripudiarla».
Gesù disse loro: «Per la durezza del vostro cuore egli scrisse per voi questa norma. Ma dall’inizio della creazione [Dio] li fece maschio e femmina; per questo l’uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie e i due diventeranno una carne sola. Così non sono più due, ma una sola carne. Dunque l’uomo non divida quello che Dio ha congiunto».
A casa, i discepoli lo interrogavano di nuovo su questo argomento. E disse loro: «Chi ripudia la propria moglie e ne sposa un’altra, commette adulterio verso di lei; e se lei, ripudiato il marito, ne sposa un altro, commette adulterio».
Gli presentavano dei bambini perché li toccasse, ma i discepoli li rimproverarono. Gesù, al vedere questo, s’indignò e disse loro: «Lasciate che i bambini vengano a me, non glielo impedite: a chi è come loro infatti appartiene il regno di Dio. In verità io vi dico: chi non accoglie il regno di Dio come lo accoglie un bambino, non entrerà in esso». E, prendendoli tra le braccia, li benediceva, imponendo le mani su di loro
(Mc 10, 2-16).

4 ottobre 2015. Sta per iniziare il Sinodo sulla famiglia e provvidenzialmente il buon Dio vuole che riflettiamo sul tema della coppia e della famiglia partendo - come sempre dovrebbe essere! - dalla Sua Parola. Per alcuni aspetti sembra quasi impossibile, tra attenzione mediatica, attacchi di conservatori, difficoltà di papa Francesco a instaurare un clima di dialogo libero e sereno. Che Dio ci aiuti; è il caso di dire.

Le domande dei farisei, a Gesù, sono per metterlo alla prova, caso abbastanza classico. La risposta di Gesù inizia con un riferimento alla “durezza del cuore”. Ma di che si tratta? Sembra riferirsi a quell’indurirsi di cuore e mente da parte di alcuni farisei, scribi e dottori della legge che avevano tradito lo spirito originario del rapporto con Dio e l’avevano ridotto a prescrizioni e norme che loro stessi non muovevano “neppure con un dito” (Lc 11, 46).

L’atteggiamento della durezza di cuore e le conseguenze negative per la fede e la prassi religiosa non sono caratteristiche di alcuni settori ebraici. Sono, invece, tipici di tutte le religioni. Condivido l’opinione di chi afferma che si tratta di una riduzione della fede a ideologia. Per ideologia intendo un sapere compatto, indiscutibile, proprietà esclusiva di un gruppo di illuminati, che va imposto, che è distintivo della propria identità proprio perché viene accettato in toto e senza discutere; che non permette domande e non tollera dubbi o sottolineature diverse; che mortifica la ricerca intellettuale in schemi rigidi e sterili (si pensi ad alcuni settori della ricerca filosofica e teologica).

In alcuni ambienti cattolici, nelle scelte di diversi pastori e laici, si privilegia uno stile di affermazione forte di alcuni temi: famiglia, coppia, gender, bioetica, omosessualità. In alcuni casi si ha l’impressione che più l’affermazione è forte dal punto di vista contenutistico e mediatico – tanto più si crede di aver successo. Anche per questo la mitezza e il sorriso di Francesco sono per loro motivo di scandalo. Per affermazione forte intendo un modo di concepire, vivere e trasmettere la fede segnato da alcune caratteristiche, che, pur in tempi e luoghi diversi, si ripetono come delle costanti. Non è questa una durezza di cuore?

La durezza di cuore non è tipica solo dei conservatori. E’ una tentazione di tutti, a prescindere da posizioni, tradizioni culturali e situazioni di vita. Bisogna continuamente essere vigili nel non indurire cuore e mente, nel restare piccoli. Il brano si chiude proprio con il riferimento ai bambini. Dobbiamo imitarli nella loro semplicità, purezza e abbandono. Lo chiediamo per il papa, i padri sinodali, noi stessi e la Chiesa intera. Dio non ama i duri di cuore, i superbi; li “disperde nei pensieri del loro cuore” (Lc 1, 51). Restare piccoli e umili…

Rocco D’Ambrosio

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Auguriamo al gruppo di essere attivo e proficuo nella ricerca de nostro Fine come don Milani insegna: "Bisogna che il fine sia onesto. Grande. Il fine giusto è dedicarsi al prossimo. E in questo secolo come lei vuole amare se non con la politica o col sindacato o con la scuola? Siamo sovrani. Non è più il tempo delle elemosine, ma delle scelte".

 

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