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Come una corda tesa, di Rocco D'Ambrosio

creato da Rocco D'Ambrosio ultima modifica 04/07/2020 12:03
Ci sono tanti motivi nella vita per sentirsi affaticati e oppressi. Chi più, chi meno un po’ tutti abbiamo bisogno di “ristoro”...

Il Vangelo odierno: In quel tempo Gesù disse:
«Ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli. Sì, o Padre, perché così hai deciso nella tua benevolenza. Tutto è stato dato a me dal Padre mio; nessuno conosce il Figlio se non il Padre, e nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio vorrà rivelarlo.
Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro. Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per la vostra vita. Il mio giogo infatti è dolce e il mio peso leggero»
(Mt 11, 25-30).

5 luglio 2020. Ci sono tanti motivi nella vita per sentirsi affaticati e oppressi. Chi più, chi meno un po’ tutti abbiamo bisogno di “ristoro”, non solo per la calura che imperversa, ma soprattutto per i gioghi di cui ci carichiamo o che altri pongono sulle nostre spalle. La domanda è quasi ovvia: la fede aiuta? Oppure, più profondamente: dove sei Signore quando sono affaticato e oppresso?

In questo brano Gesù ci invita ad andare a Lui per trovare il ristoro che cerchiamo. Sono convinto che questo invito è uno dei più difficili del Vangelo. Lo dico perché è la stessa amicizia con il Signore a essere particolare. Se facciamo attenzione esistono diversi modi per andare al Signore e trovare ristoro. Non solo li notiamo nell'esperienze altrui ma anche nella nostra personale. In sintesi cercherò di individuarli per tipi.

Deus ex machina. Era quel marchingegno che appariva sulla scena per risolvere ogni problema e complicazione. Spesso andiamo al Signore perché ci risolva tutto e subito. La preghiera diventa cosi un elenco di richieste, come il foglio della spesa alla supermercato. Ci sentiamo ristorati solo nella misura in cui ci sono concessi i miracoli che chiediamo. Ma non penso che sia questo il ristoro che il Signore vuole concederci. Per questo molte volte siamo così delusi da pensare che non ci sia ristoro per le nostre fatiche e problemi. Ma il ristoro è dato solo dal cambiare la nostra realtà? Ovvero ristoro uguale miracoli concessi? 

La fuga in un mondo irreale. È innegabile che ci siano forme di preghiera, personali e comunitarie, molto impostate su trasporti emotivi e creazioni di paradisi più apparenti che reali. Lo dico con molto rispetto: il rischio è che la preghiera diventi una forma di "stupefacente" che assicuri "viaggi" in paradisi fittizi. Purtroppo anche un parte della religiosità popolare cade inc testa trappola: parlare di madonne e di santi come coloro che assicurano fughe da ogni problema e sciagura. È questo il ristoro evangelico?

Imparare dove si trova il ristoro. "Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per la vostra vita". Il ristoro è in Gesù, certamente. Ma lo è - non dimentichiamolo - nell'imparare la sua umiltà e la sua mitezza. Gesù ebbe ristoro nella sua vita terrena? Come affrontò i tanti torti che subì o i tradimenti dei suoi? Come il Padre lo consolò e come non lo lasciò solo? 

E’ un ristoro difficile, quello di Gesù, non è pret-a-porter, è un ristoro “imitativo”. Gesù ci invita ad avere la sua mitezza e umiltà perché queste sono fonte di una grande pace, che ristora profondamente. Può sembrare una sorta di escamotage, ma è, di fatto, l’unica via.

Questa mattina mi è ricapitata tra le mani una bella poesia di Maria Luisa Spaziani:

Si spezza la corda troppo tesa.

Troppo allentata la corda non suona.

La rosa trionfante è il punto zenith

fra il germoglio e la morte.

Mettere il genio nell’uso del tempo.

Per il resto, il talento.

La profondità di questi pochi versi l’ho incrociata con il brano evangelico: spesso siamo corde tese. Ma cosa conta se non mettere genio e talento in quello che facciamo? E il ristoro non è frutto del bene che facciamo? Non è quello che il Padre rivela ai piccoli? Non è il sorriso di Gesù che ci abbraccia quando siamo affaticati e oppressi? 

Rocco D’Ambrosio

 

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