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Cambiare la realtà, di Rocco D'Ambrosio

creato da Rocco D'Ambrosio ultima modifica 16/03/2019 12:35
Dalla manifestazione di venerdì scorso al nostro impegno per un mondo migliore...

 

Il Vangelo odierno: In quel tempo, Gesù prese con sé Pietro, Giovanni e Giacomo e salì sul monte a pregare. Mentre pregava, il suo volto cambiò d’aspetto e la sua veste divenne candida e sfolgorante. Ed ecco, due uomini conversavano con lui: erano Mosè ed Elìa, apparsi nella gloria, e parlavano del suo esodo, che stava per compiersi a Gerusalemme.
Pietro e i suoi compagni erano oppressi dal sonno; ma, quando si svegliarono, videro la sua gloria e i due uomini che stavano con lui.
Mentre questi si separavano da lui, Pietro disse a Gesù: «Maestro, è bello per noi essere qui. Facciamo tre capanne, una per te, una per Mosè e una per Elìa». Egli non sapeva quello che diceva.
Mentre parlava così, venne una nube e li coprì con la sua ombra. All’entrare nella nube, ebbero paura. E dalla nube uscì una voce, che diceva: «Questi è il Figlio mio, l’eletto; ascoltatelo!».
Appena la voce cessò, restò Gesù solo. Essi tacquero e in quei giorni non riferirono a nessuno ciò che avevano visto
(Lc 9, 28-36).

17 marzo 2019. Ho ancora negli occhi la manifestazione dei giovani per l’ambiente di venerdì scorso. L’ho seguita a Roma: i giovani di questa difficile città hanno dato il meglio di sé, in entusiasmo, partecipazione e speranza. La sfida è grande e se si pensa che il tutto è partito da una sedicenne, Greta Thunberg, c’è da sperare. Greta è un nuovo Davide che sfida e batte Golia? La manifestazione ha portato con sé il senso forte di una sfida: cambiare il corso degli eventi nel nostro modo di amministrare e, attualmente, distruggere l’ambiente. 

Si potrebbe dire che ogni nostro impegno, piccolo o grande che sia, è il tentativo di “trasfigurare” la realtà, di dare, a essa, nuove forme e sembianze. Pensiamo alle nostre relazioni - in famiglia, al lavoro, con gli amici, nella società e in politica - e a quanto ci impegniamo per cambiarle, per dare a esse un volto nuovo. Pensiamo ai tantissimi giovani di #FridaysForFuture che vogliono trasformare atteggiamenti e politiche ambientali. Pensiamo anche alla gioia dei nostri successi, che ci farebbe dire, più o meno, quello che dice Pietro: ”Maestro, è bello per noi essere qui. Facciamo tre capanne, una per te, una per Mosè e una per Elìa”. Ma pensiamo anche alle tante trasfigurazioni mancate, con i relativi sconforti e abbattimenti. La cura dell’ambiente, purtroppo, ha più sconfitte che vittorie.

Torniamo a Gesù, allora, per imparare a “trasfigurare". La sua trasfigurazione avvenne mentre pregava. La prima battuta, che mi viene in mente, è che non “diceva le preghiere”, ma “pregava”. Sappiamo che c’è una grande differenza. In termini laici diremmo che aveva una grande partecipazione interiore all’evento. In tutte le manifestazioni di venerdì è ritornato spesso l’appello a “fare la nostra parte”, a “cambiare prima di tutto i nostri atteggiamenti”. Invito fondamentale e decisivo, ma questo non può esserci se non c’è una conversione interiore, una scommessa seria nel più intimo di se stessi. E ciò vale per credenti e non. 

Al tempo stesso noi cristiani abbiamo l’impegno a ricordare sempre che la trasfigurazione non è opera di superuomini o superdonne, la trasfigurazione è solo e solamente opera di Dio. E cosa fa il buon Dio? Grosso modo quello che ha fatto nella trasfigurazione di Gesù: ci fa vedere la realtà del dolore e del limite in vista di una gloria più grande. Il testo, infatti, afferma che “Mosè ed Elìa, apparsi nella gloria, parlavano del suo esodo, che stava per compiersi a Gerusalemme”, ma Pietro e compagni erano oppressi dal sonno, tuttavia “quando si svegliarono, videro la sua gloria e i due uomini che stavano con lui”. 

Dovremmo ritornare spesso su questi passaggi se vogliamo imparare a trasfigurare la nostra vita: buio, paura, sonno, abbandono, luce nuova. Non certamente in quest’ordine, perché lo stesso brano ci presenta ritmi alterni di emozioni e situazioni di Pietro e compagni. Non è l’ordine che interessa, quanto il fatto che “dalla nube esce una voce: “Questi è il Figlio mio, l’eletto; ascoltatelo!”. Ascoltare Gesù diventa il porre la nostra mano nella sua mano, come bambini stanchi e assonati, o delusi e abbattuti. E Lui, solo così, ci porta a vedere la Sua gloria.

Tutto ciò ci porta a isolarci da chi non crede? Tutt’altro. L’impegno è quello di trasformare la realtà, di rendere più bello il mondo. Non siamo assolutamente i soli ad avere questa sfida. Anzi siamo in compagnia, camminiamo insieme a tanti uomini e donne di religioni, culture e sensibilità diverse. Ha scritto papa Francesco nella “Laudato si”: “Oggi, credenti e non credenti sono d’accordo sul fatto che la terra è essenzialmente una eredità comune, i cui frutti devono andare a beneficio di tutti. (…) Occorre sentire nuovamente che abbiamo bisogno gli uni degli altri, che abbiamo una responsabilità verso gli altri e verso il mondo, che vale la pena di essere buoni e onesti. Già troppo a lungo siamo stati nel degrado morale, prendendoci gioco dell’etica, della bontà, della fede, dell’onestà, ed è arrivato il momento di riconoscere che questa allegra superficialità ci è servita a poco. Tale distruzione di ogni fondamento della vita sociale finisce col metterci l’uno contro l’altro per difendere i propri interessi, provoca il sorgere di nuove forme di violenza e crudeltà e impedisce lo sviluppo di una vera cultura della cura dell’ambiente” (93; 229).

Rocco D’Ambrosio

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