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Apparizioni, vere e false, di Rocco D'Ambrosio

creato da Rocco D'Ambrosio ultima modifica 11/03/2017 10:08
Nel bel mezzo del caso Medjugorje, è proprio difficile parlare di Gesù che appare ai suoi discepoli...

 

Il Vangelo odierno: In quel tempo, Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni suo fratello e li condusse in disparte, su un alto monte. E fu trasfigurato davanti a loro: il suo volto brillò come il sole e le sue vesti divennero candide come la luce. Ed ecco apparvero loro Mosè ed Elia, che conversavano con lui.

Prendendo la parola, Pietro disse a Gesù: «Signore, è bello per noi essere qui! Se vuoi, farò qui tre capanne, una per te, una per Mosè e una per Elia». Egli stava ancora parlando, quando una nube luminosa li coprì con la sua ombra. Ed ecco una voce dalla nube che diceva: «Questi è il Figlio mio, l’amato: in lui ho posto il mio compiacimento. Ascoltatelo».

All’udire ciò, i discepoli caddero con la faccia a terra e furono presi da grande timore. Ma Gesù si avvicinò, li toccò e disse: «Alzatevi e non temete». Alzando gli occhi non videro nessuno, se non Gesù solo.

Mentre scendevano dal monte, Gesù ordinò loro: «Non parlate a nessuno di questa visione, prima che il Figlio dell’uomo non sia risorto dai morti» (Mt 17, 1-9).

12 marzo 2017. L’intervento del Vescovo di Medjugorje, di qualche giorno fa, in cui dichiarava non autentiche le apparizioni in loco, ha scatenato, come ovvio, il mondo di internet. Ho provato a leggere qualche commento e, ancora una volta, mi sono convinto di alcuni equivoci di fondo. Forse non è superfluo ribadire alcuni punti fermi: le apparizioni sono un fatto privato; spetta al Vescovo locale e alla Sede Apostolica dichiarare l’autenticità; in nessun modo la nostra fede è fondata su di esse; la fede cristiana si basa sulla Rivelazione di Gesù e sulla trasmissione nel Vangelo e nei testi  del Nuovo Testamento, per opera degli apostoli. Tuttavia è importante chiedersi: perché tutto questa ricerca di eventi sensazionali? Non basta il Vangelo, quanto il Signore ci ha rivelato? Sembrerebbe di no….

Il brano odierno ci potrebbe aiutare, ovviamente nella misura in cui siamo disposti ad ascoltare e a farci istruire dal Signore, anche in materia di apparizioni. La trasfigurazione sul Tabor non è richiesta da Pietro, Giacomo e Giovanni. E’ puro dono. Semplice e chiaro, ma tanto difficile da vivere. E’ il Signore che si mostra, non siamo noi a comandare di farlo. Certo, possiamo dire, con il salmista: “Il mio cuore ripete il tuo invito: Cercate il mio volto! Il tuo volto, Signore, io cerco. Non nascondermi il tuo volto, non respingere con ira il tuo servo. Sei tu il mio aiuto, non lasciarmi, non abbandonarmi, Dio della mia salvezza” (Sal 27). Possiamo e dobbiamo dire sempre “fa' splendere il tuo volto, Signore”, ma i tempi e i modi li decide solo e solamente Lui. Tutto è sua grazia, anche il poter vedere il Suo volto.

Forse Gesù ha voluto ascoltare la preghiera di questi discepoli, forse aveva in mente altro. Ma più che i motivi per cui Gesù abbia potuto farlo, ci interessa la dinamica della trasfigurazione di Cristo. Essa avviene sul monte, lontani dagli altri ma… vicini alla loro storia. Mosè ed Elia sono li a testimoniare di quanto il Signore voglia confermare la storia, la fede, le attese che i discepoli avevano: conoscere il Cristo. E Dio lo presenta loro così.

La manifestazione del Cristo avviene in un susseguirsi di stati emotivi contrastanti dei discepoli: “sonno, risveglio, visione, gioia, stupore, paura, silenzio”. E’ difficile quasi commentarli e seguirli uno a uno. Ma forse non serve tanto. Serve, piuttosto, capire che quando Dio si rivela, in piccoli come in grandi momenti, l’alternarsi di sentimenti contrastanti è nell’ordine delle cose. Ma non è questo il centro del tutto. Il focus è il fatto che Dio si faccia vedere, che ci dica qualcosa e così trasfiguri, poco o tanto che sia, la nostra realtà.

Per comprendere tutto ciò non dobbiamo pensare che questo riguardi apparizioni straordinarie e fuori del comune vivere ordinario; dobbiamo invece pensare a tutte le piccole manifestazioni quotidiane in cui Dio ci visita, ci da una mano a portare avanti il peso della giornata con piccoli ma significativi segni della sua presenza. Può essere un sorriso, un’attenzione, un aiuto, l’affetto che viene da altri oppure un’idea, un sentimento, un’intuizione che nasce in noi. Qual è il fine di questo modo di visitarci di Dio? Che noi amiamo e ascoltiamo di più il Suo Figlio. Tutto, sempre e comunque, in maniera ostinata e gelosa, deve tendere, ritornare e dar gloria al suo Figlio, il Cristo. Se si comprende ciò, soprattutto se lo si ricorda costantemente, si entra in quella dinamica di fede per cui non sono importanti il numero o la grandezza delle “trasfigurazioni” in cui siamo coinvolti, quanto il fatto che siamo più uniti al Cristo dopo averle ricevute. Ossia dopo averlo, ancora una volta, incontrato.

Rocco D’Ambrosio

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