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Amore e responsabilità, di Rocco D'Ambrosio

creato da Rocco D'Ambrosio ultima modifica 21/07/2016 16:29
Il richiamo alla responsabilità di amare, all’impegno di farlo non rende assolutamente il discorso freddo e meccanico. Non amiamo per dovere, come automi, senza passione e convinzione...

 

Il Vangelo odierno: Quando Giuda fu uscito [dal cenacolo], Gesù disse: «Ora il Figlio dell’uomo è stato glorificato, e Dio è stato glorificato in lui. Se Dio è stato glorificato in lui, anche Dio lo glorificherà da parte sua e lo glorificherà subito.
Figlioli, ancora per poco sono con voi. Vi do un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri. Come io ho amato voi, così amatevi anche voi gli uni gli altri.
Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli: se avete amore gli uni per gli altri»
(Gv 13, 31-35).

28.4.13: L’abitudine che abbiamo a parlare di amore in diversi contesti (familiare, amicale, sociale, ecclesiale) rende spesso impossibile cogliere gli intrecci umani del parlare di Gesù sull’amore, del suo invitare i discepoli a imitarlo. E’ molto più facile commentare il comandamento dell’amore indulgendo al moralismo o al disimpegno: dobbiamo amarci gli uni gli altri - ma è veramente difficile amarsi - speriamo di essere perdonati per le nostre diverse forme di antipatia o rifiuto o addirittura odio - dobbiamo amarci ma certo non è facile nel nostro mondo - forse questo comandamento non è per me, è solo per i santi - beati quelli che ci riescono. E così via.

Può aiutare il pensare che il comandamento si inserisce in un contesto drammatico. Gesù sta per morire, scomparire dalla vita dei discepoli: vuole rinnovare il loro modo di pensare alla vita di fede (comandamento nuovo) e vuole che la sua opera continui (da questo tutti sapranno che siete miei discepoli). In quest’ottica l’invito ad amarsi gli uni altri non è una questione legata al mi piace - ci riesco - mi viene spontaneo. E‘ una questione di responsabilità. Amare come lui ci amato è il modo per continuare la sua opera: da questo tutti sapranno che siete miei discepoli. La sua missione è stata amare per salvarci; la nostra amare per annunciare quell’amore operoso. Non abbiamo la missione di salvare il mondo - che è fin troppo pieno di presunti e dannosi “salvatori della patria” - ma di manifestare al mondo che c’è un amore che lo salva. Quello di Cristo.

Il richiamo alla responsabilità di amare, all’impegno di farlo non rende assolutamente il discorso freddo e meccanico. Non amiamo per dovere, come automi, senza passione e convinzione. Amiamo - ci orientiamo a farlo ogni giorno - come ha amato il Cristo, con tutto se stesso, con tutta la corporeità, intelligenza ed emotività che Dio ci dona.

Pensare che il richiamo alla responsabilità e all’impegno privi l’amore di sentimento e passione vuol dire cadere nella trappola del sentimentalismo. Mi spiego. Chi crede che l’amare debba essere sempre accompagnato da un trasporto emotivo incorre in diversi errori. Non tutto nella nostra vita è accompagnato da grandi trasporti emotivi, oppure emozioni della stessa intensità. Molte volte amiamo anche se la sfera emotiva non va al massimo. Ma non per questo non amiamo! Allora responsabilità ed emotività si incontrano ma non sempre: ben venga quando succede, ma ciò non toglie di amare anche quando non ci sono forti emozioni. Ha scritto sapientemente Paolo VI: «Userò un termine della scolastica: la vera ragione, la ragione innata, la ragione formale dell'amore, non è il prossimo in quanto prossimo, perché fra i miei prossimi ci sono dei concorrenti, degli avversari; come amarli quando constato la loro ostilità, i loro modi perversi, la loro astuzia? Il vero motivo per amare gli altri è l'amore che Dio ha per tutti. Il vero motivo è dunque l'amore di Dio. Bisogna amare l'uomo a motivo di Dio. Se si distrugge l'amore di Dio, ci si accorge molto presto che non c'è amore dell'uomo per l'uomo».

Seguendo questo pensiero dobbiamo anche aggiungere che il nostro esercizio quotidiano di amore non è fatto senza Dio o lontani da Lui. Paolo ci ricorda: L’amore di Dio è stato riversato nei nostri cuori (Rm 5, 5). E’ il suo lavoro dentro di noi che ci aiuta a essere fedeli al mandato di Gesù. E’ il suo lavoro dentro di noi che ci aiuta a coniugare responsabilità ed emotività. E‘ il suo lavoro dentro di noi che ci aiuta a rinnovare ragione e cuore specie quando vorremmo mandare tutto e tutti a quel paese. E questo è un meraviglioso miracolo.

Rocco D’Ambrosio

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