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Amore concreto, di Rocco D'Ambrosio

creato da Rocco D'Ambrosio ultima modifica 23/04/2016 23:52
Il richiamo alla responsabilità di amare, all’impegno di farlo non rende assolutamente il discorso freddo e meccanico. Non amiamo per dovere, come automi, senza passione e convinzione, ma amiamo...

 

Il Vangelo odierno: Quando Giuda fu uscito [dal cenacolo], Gesù disse: «Ora il Figlio dell’uomo è stato glorificato, e Dio è stato glorificato in lui. Se Dio è stato glorificato in lui, anche Dio lo glorificherà da parte sua e lo glorificherà subito.

Figlioli, ancora per poco sono con voi. Vi do un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri. Come io ho amato voi, così amatevi anche voi gli uni gli altri.

Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli: se avete amore gli uni per gli altri (Gv 13, 31-35).

24 aprile 2016. Un elemento che colpisce molto del nuovo documento di Francesco, Amoris laetitia, sulla vita coniugale e familiare, è il fatto che il papa parli di “famiglie”, in concreto, più che di “famiglia”, in astratto. Del resto Gesù, quando ha parlato di amore, come in questo brano, ha evitato romanticismi e contesti artificiali.

Qui il comandamento si inserisce in un contesto drammatico. Gesù sta per morire, scomparire dalla vita dei discepoli: vuole rinnovare il loro modo di pensare alla vita di fede (comandamento nuovo) e vuole che la sua opera continui (da questo tutti sapranno che siete miei discepoli). In quest’ottica l’invito ad amarsi gli uni altri non è una questione legata al mi piace - ci riesco - mi viene spontaneo. E‘ una questione di responsabilità. Amare come lui ci ha amato è il modo per continuare la sua opera: da questo tutti sapranno che siete miei discepoli. La sua missione è stata amare per salvarci; la nostra amare per annunciare quell’amore operoso. Non abbiamo la missione di salvare il mondo - che è fin troppo pieno di presunti e dannosi “salvatori della patria” - ma di manifestare al mondo che c’è un amore che lo salva. Quello di Cristo.

Il richiamo alla responsabilità di amare, all’impegno di farlo non rende assolutamente il discorso freddo e meccanico. Non amiamo per dovere, come automi, senza passione e convinzione. Amiamo - ci orientiamo a farlo ogni giorno - come ha amato il Cristo, con tutto se stesso, con tutta la corporeità, intelligenza ed emotività che Dio ci dona. Scrive il papa: “I Padri sinodali hanno fatto riferimento alle attuali «tendenze culturali che sembrano imporre un’affettività senza limiti, […] un’affettività narcisistica, instabile e mutevole che non aiuta sempre i soggetti a raggiungere una maggiore maturità»”.

Pensare che il richiamo alla responsabilità e all’impegno privi l’amore di sentimento e passione vuol dire cadere nella trappola del sentimentalismo. Mi spiego. Chi crede che l’amare debba essere sempre accompagnato da un trasporto emotivo incorre in diversi errori. Non tutto nella nostra vita è accompagnato da grandi trasporti emotivi, oppure emozioni della stessa intensità. Molte volte amiamo anche se la sfera emotiva non va al massimo. Ma non per questo non amiamo! Allora responsabilità ed emotività si incontrano ma non sempre: ben venga quando succede, ma ciò non toglie di amare anche quando non ci sono forti emozioni. Scrive ancora Francesco: “La maturità giunge in una famiglia quando la vita emotiva dei suoi membri si trasforma in una sensibilità che non domina né oscura le grandi opzioni e i valori ma che asseconda la loro libertà, sorge da essa, la arricchisce, la abbellisce e la rende più armoniosa per il bene di tutti”.

Seguendo questo pensiero dobbiamo anche aggiungere che il nostro esercizio quotidiano di amore non è fatto senza Dio o lontani da Lui. Paolo ci ricorda: "l'amore di Dio è stato riversato nei nostri cuori" (Rm 5, 5). E’ il suo lavoro dentro di noi che ci aiuta a essere fedeli al mandato di Gesù. E’ il suo lavoro dentro di noi che ci aiuta a coniugare responsabilità ed emotività. E‘ il suo lavoro dentro di noi che ci aiuta a rinnovare ragione e cuore specie quando vorremmo mandare tutto e tutti a quel paese. E questo è un meraviglioso miracolo.

Rocco D'Ambrosio

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Il Gruppo "Il Seggio" di Cercasi un fine a Minervino

 

 

Si chiama "Il seggio": è il gruppo territoriale di Cercasi un fine, nato a Minervino, a fine anno 2021.

Esso nasce dall'iniziativa dei soci fondatori e ordinari di Cuf, residenti a Minervino. Il gruppo (attraverso un apposito Regolamento) è un'emanazione territoriale della nostra Associazione, di cui condivide statuo, finalità, contenuti e strategie associative.

Auguriamo al gruppo di essere attivo e proficuo nella ricerca de nostro Fine come don Milani insegna: "Bisogna che il fine sia onesto. Grande. Il fine giusto è dedicarsi al prossimo. E in questo secolo come lei vuole amare se non con la politica o col sindacato o con la scuola? Siamo sovrani. Non è più il tempo delle elemosine, ma delle scelte".

 

indirizzo:

Vico II Spineto,2 (c/o Parrocchia S. Michele Arcangelo)

76013 Minervino Murge (BT)

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cell: 349 6534286

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Questo libro, quarto della collana di Cercasi un fine, racconta un’idea, diventata poi una esperienza, basata sulla convinzione che si possa, anzi si debba, progettare...


 

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