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Amministratori prudenti, di Rocco D'Ambrosio

creato da Rocco D'Ambrosio ultima modifica 17/09/2015 17:13
Nella vita esiste una gerarchia di valori: 1. il Signore; 2. le persone; 3. i beni materiali. Chi perde questa gerarchia diventa...

 

Il Vangelo odierno: In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Non temere, piccolo gregge, perché al Padre vostro è piaciuto dare a voi il Regno. Vendete ciò che possedete e datelo in elemosina; fatevi borse che non invecchiano, un tesoro sicuro nei cieli, dove ladro non arriva e tarlo non consuma. Perché, dov’è il vostro tesoro, là sarà anche il vostro cuore.
Siate pronti, con le vesti strette ai fianchi e le lampade accese; siate simili a quelli che aspettano il loro padrone quando torna dalle nozze, in modo che, quando arriva e bussa, gli aprano subito.
Beati quei servi che il padrone al suo ritorno troverà ancora svegli; in verità io vi dico, si stringerà le vesti ai fianchi, li farà mettere a tavola e passerà a servirli. E se, giungendo nel mezzo della notte o prima dell’alba, li troverà così, beati loro!
Cercate di capire questo: se il padrone di casa sapesse a quale ora viene il ladro, non si lascerebbe scassinare la casa. Anche voi tenetevi pronti perché, nell’ora che non immaginate, viene il Figlio dell’uomo».
Allora Pietro disse: «Signore, questa parabola la dici per noi o anche per tutti?».
Il Signore rispose: «Chi è dunque l’amministratore fidato e prudente, che il padrone metterà a capo della sua servitù per dare la razione di cibo a tempo debito? Beato quel servo che il padrone, arrivando, troverà ad agire così. Davvero io vi dico che lo metterà a capo di tutti i suoi averi.
Ma se quel servo dicesse in cuor suo: “Il mio padrone tarda a venire”, e cominciasse a percuotere i servi e le serve, a mangiare, a bere e a ubriacarsi, il padrone di quel servo arriverà un giorno in cui non se l’aspetta e a un’ora che non sa, lo punirà severamente e gli infliggerà la sorte che meritano gli infedeli.
Il servo che, conoscendo la volontà del padrone, non avrà disposto o agito secondo la sua volontà, riceverà molte percosse; quello invece che, non conoscendola, avrà fatto cose meritevoli di percosse, ne riceverà poche.
A chiunque fu dato molto, molto sarà chiesto; a chi fu affidato molto, sarà richiesto molto di più»
(Lc 12, 32-48).

11.8.2013. Mi fanno molto pensare alcuni commenti, benevoli e sorpresi, di analisi dei gesti di papa Francesco. É noto come colpisca molto il suo fare semplice e immediato, buono e sincero, nonché i suoi richiami alla povertà e all’essenzialità evangelica. E’ bene che ciò sorprenda, però se sorprende troppo vuol dire che, nella realtà come nella percezione, lo stile di Chiesa che finora abbiamo incarnato e trasmesso sia stato tutt’altro. Francesco, come il santo di Assisi, cerca di vivere e di riportarci al Vangelo. Ma forse noi eravamo troppo lontani e ci sorprendiamo che lui lo faccia; alcuni dall’interno, addirittura, lo ostacolano e lo criticano per questo.

Il Vangelo di oggi, con una molteplicità di spunti, ci indica la via dell’essenzialità. In termini biblici il punto di partenza è il cuore. Gesù ci dice: Dov’è il vostro tesoro, là sarà anche il vostro cuore. Quella di Gesù è un’affermazione, ma credo sia importante porla come domanda: dov’è il mio tesoro? Chi o cosa, è ciò che conta veramente per me? Quando si vive un’esperienza affettiva forte - di coppia, da genitori, da amici intimi - è facile pensare a chi si ama come il tesoro della propria vita. Non a caso sono in molti, amanti o genitori, a chiamarsi usando il termine tesoro. Fin qui niente di strano, anzi parliamo di uno degli aspetti più belli e profondi della natura umana. Il brano, però, non fa riferimento a persone che sono il nostro tesoro ma a ciò che è preda del ladro e il tarlo consuma. E‘ ovvio il riferimento a denaro e ricchezze che ci vincolano, ci fanno diventare avari  e possessivi, dimenticando che nella vita valgono di più le persone che i beni materiali, che il Signore vale più di tutte le persone e, ancor più, di tutti i beni.

Nella vita esiste una gerarchia di valori: 1. il Signore; 2. le persone; 3. i beni materiali. Chi perde questa gerarchia diventa un amministratore disordinato e pericoloso, chi la ricorda e la attua è un amministratore fidato e prudente.

Il riferimento all’amministratore rende questa pagina evangelica molto concreta e fattiva. Monitorare il proprio cuore, ricercare e vagliare il tesoro della propria vita significa saper amministrare bene quello che il buon Dio ci ha donato. Lo capiamo anche dalle ultime parole del brano: A chiunque fu dato molto, molto sarà chiesto; a chi fu affidato molto, sarà richiesto molto di più. Nella vita abbiamo ricevuto, chi più chi meno, ma ciò non importa. Importa invece ricordarci che ci sarà chiesto sulla base e in proporzione a quanto abbiamo ricevuto. Ma cosa ci sarà chiesto? Di amministrare non dimenticandoci del padrone. Ossia di aspettare il padrone sempre e comunque, anche quando tarda, di non farci distrarre dai tesori che sono le persone, né, ancor più, dai tesori materiali. Amministrare aspettando che il padrone torni, ma per quale premio? Beati quei servi che il padrone al suo ritorno troverà ancora svegli; in verità io vi dico, si stringerà le vesti ai fianchi, li farà mettere a tavola e passerà a servirli. E non è poco: il padrone si farà servo per me, per noi. Potremmo volere di più?

Rocco D'Ambrosio

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