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Amare è servire, di Rocco D'Ambrosio

creato da Rocco D'Ambrosio ultima modifica 21/07/2016 16:18
Sono convinto che troveremo molte resistenze: per essere maestro e signore - essere leader, diremmo oggi - e, al tempo stesso, essere pronti a lavare i piedi, abbiamo bisogno di un lungo cammino di riflessione e di purificazione personali...

 

Il Vangelo odierno: Prima della festa di Pasqua, Gesù, sapendo che era venuta la sua ora di passare da questo mondo al Padre, avendo amato i suoi che erano nel mondo, li amò sino alla fine.
Durante la cena, quando il diavolo aveva già messo in cuore a Giuda, figlio di Simone Iscariota, di tradirlo, Gesù, sapendo che il Padre gli aveva dato tutto nelle mani e che era venuto da Dio e a Dio ritornava, si alzò da tavola, depose le vesti, prese un asciugamano e se lo cinse attorno alla vita. Poi versò dell’acqua nel catino e cominciò a lavare i piedi dei discepoli e ad asciugarli con l’asciugamano di cui si era cinto.
Venne dunque da Simon Pietro e questi gli disse: «Signore, tu lavi i piedi a me?». Rispose Gesù: «Quello che io faccio, tu ora non lo capisci; lo capirai dopo». Gli disse Pietro: «Tu non mi laverai i piedi in eterno!». Gli rispose Gesù: «Se non ti laverò, non avrai parte con me». Gli disse Simon Pietro: «Signore, non solo i miei piedi, ma anche le mani e il capo!». Soggiunse Gesù: «Chi ha fatto il bagno, non ha bisogno di lavarsi se non i piedi ed è tutto puro; e voi siete puri, ma non tutti». Sapeva infatti chi lo tradiva; per questo disse: «Non tutti siete puri».
Quando ebbe lavato loro i piedi, riprese le sue vesti, sedette di nuovo e disse loro: «Capite quello che ho fatto per voi? Voi mi chiamate il Maestro e il Signore, e dite bene, perché lo sono. Se dunque io, il Signore e il Maestro, ho lavato i piedi a voi, anche voi dovete lavare i piedi gli uni agli altri. Vi ho dato un esempio, infatti, perché anche voi facciate come io ho fatto a voi»
(Gv 13, 1-15).

28.3.2013. «Il potere è realizzato solo dove parole e azioni si sostengono a vicenda, dove le parole non sono vuote e i gesti non sono brutali, dove le parole non sono usate per nascondere le intenzioni ma per rivelare realtà, e i gesti non sono usati per violare e distruggere, ma per stabilire nuove relazioni e creare nuove realtà». Lo scrive Hannah Arendt nella sua Vita activa. Potrebbero aiutarci le parole della filosofa tedesca a rileggere e meditare il brano della lavanda dei piedi. E la direttrice è quella indicata dalla Arendt: parole che sostengono gesti e gesti che sostengono parole.

Il sostenersi a vicenda di parole e gesti ha in Gesù un esempio sublime e affascinante. Un esempio che ci lascia senza parole: nel contemplarlo l’ammirazione si fa tutt’uno con la gratitudine. Ma ciò non basta. Gesù, infatti, dice: Vi ho dato un esempio, infatti, perché anche voi facciate come io ho fatto a voi. E’ ovvio che sappiamo quello che dobbiamo fare: piegarci, servire, lavare i piedi e quant’altro di umile e necessario gli altri avessero bisogno. Anche se ciò non è assolutamente facile, tuttavia non è difficile da comprendere: quante mamme o papà, figli, infermieri, medici, assistenti sociali, volontari vivono questo servizio umile e fattivo verso coloro che assistono, senza chiasso o trombe o scoop televisivi. Lode a Dio per tutti loro.

Fa qualche difficoltà capire come Gesù, il tutto, lo ha fatto da Maestro e Signore. Nella nostra limitata comprensione e angusto cuore è molto difficile essere, a un tempo, maestro e signore e lavare i piedi. I maestri, i dominus non lavano i piedi, normalmente hanno servi che li lavano loro. Gesù non è di quel tipo di maestri e signori. Gesù, se è possibile dirlo in questo modo, è più maestro e signore degli altri perché serve, perché si fa ultimo, si svuota di sé consegnandosi agli altri.

Se dunque io, il Signore e il Maestro, ho lavato i piedi a voi, anche voi dovete lavare i piedi gli uni agli altri. Orbene anche noi dobbiamo lavare i piedi. Non abbiamo scelta, non è un consiglio, è un ordine; non un pio invito o un’esortazione romantica, è la sostanza della nostra fede: amare e servire; cioè amare è servire.

Sono convinto che troveremo molte resistenze: per essere maestro e signore - essere leader, diremmo oggi - e, al tempo stesso, essere pronti a lavare i piedi, abbiamo bisogno di un lungo cammino di riflessione e di purificazione personali. Il fine di questo cammino é capire, con il cuore e la mente, che l’amare e servire stanno sempre e solo insieme, altrimenti sono falsi, dannosi a noi stessi e agli altri. Solo l’amare e il servire insieme stabiliscono, come dice la Arendt,  nuove relazioni e creano nuove realtà.

Rocco D'Ambrosio

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