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Amare e restituire, di Rocco D'Ambrosio

creato da Rocco D'Ambrosio ultima modifica 14/09/2015 12:16
Quando si ama, quando si sente compassione e tenerezza, si vuole per sé e per sempre. Chiamasi possessività o gelosia o custodia dell’altro; ma c’è e spesso in maniera forte o addirittura cieca...

 

Il Vangelo odierno: In quel tempo, Gesù si recò in una città chiamata Nain, e con lui camminavano i suoi discepoli e una grande folla.
Quando fu vicino alla porta della città, ecco, veniva portato alla tomba un morto, unico figlio di una madre rimasta vedova; e molta gente della città era con lei.
Vedendola, il Signore fu preso da grande compassione per lei e le disse: «Non piangere!». Si avvicinò e toccò la bara, mentre i portatori si fermarono. Poi disse: «Ragazzo, dico a te, alzati!». Il morto si mise seduto e cominciò a parlare. Ed egli lo restituì a sua madre.
Tutti furono presi da timore e glorificavano Dio, dicendo: «Un grande profeta è sorto tra noi», e: «Dio ha visitato il suo popolo».
Questa fama di lui si diffuse per tutta quanta la Giudea e in tutta la regione circostante
(Lc 7, 11-17).

9.6.2013: I racconti dei miracoli ci attraggono per tanti elementi. E’ ovvio che il dato più dirompente è la guarigione: in questo caso un ragazzo, figlio unico di madre vedova, ritorna a vivere. I miracoli sono “scene” così dense, non solo per l’evento straordinario, ma anche per personaggi, gesti, parole e sentimenti che li accompagnano. Seguiamo qui una traccia. Gesù, mosso da compassione, si avvicina alla madre, le parla, tocca il ragazzo, gli ridà vita e lo restituisce a sua madre.

Si può intervenire nella vita altri altrui per svariati motivi, nobili o ignobili, benefici o malefici, belli o brutti che siano. Non solo ciò vale per tipologie di persone, ma vale anche per ciascuno di noi: il nostro intersecare la vita altrui non è sempre ispirato da nobili motivi e anche noi ci alterniamo in motivazioni e gesti tra i più disparati e opposti. Ma ritorniamo a Gesù. La sua compassione è nel suo cuore quanto è nei suoi gesti: è il cuore del Vangelo, della tenerezza di Dio fatta carne. Lo sappiamo bene. Ma mi fa molto riflettere l’annotazione dell’evangelista dopo il miracolo: Ed egli lo restituì a sua madre. Questo gesto, in fondo nell’ordine dei fatti di un normale miracolo, dice parecchio ai moti dell’animo e alla loro educazione. Quando si ama, quando si sente compassione e tenerezza, si vuole per sé e per sempre. Chiamasi possessività o gelosia o custodia dell’altro; ma c’è e spesso in maniera forte o addirittura cieca. Gesù restituisce il ragazzo alla sua madre. Non è suo, anche se lo ha fatto suo per ridargli vita. Gesù si intenerisce, ama, da vita, ma in maniera libera, tanto da saper restituire. Direi molto sinteticamente: lo fa suo per compassione e lo restituisce per libertà.

A pensarci bene sembra un qualcosa di impossibile per noi umani: amare senza possedere, amare e saper restituire. Non penso che sia facile persino pensarci, ma credo che sia saggio almeno provarci. Le mete del Vangelo sono molto alte: vere ma difficili, belle ma impegnative. L’errore più grande è quello di pensarle irraggiungibili per il semplice fatto che non abbiamo neanche la forza e la voglia di alzarci dalla poltrona e di metterci in cammino per i sentieri, evangelici nel caso. Certamente non aiuta un modo di concepire la fede cristiana, da borghesi e rassegnati, ossia già irretiti dalle forme più tristi di mediocrità. Gesù non solo ci ama, ma ama e sconvolge, mette in crisi il nostro modo di amare lui e gli altri. Ama, sente compassione e ... restituisce!

Ha scritto Arturo Paoli: Il grande paradosso dell'amore è quello di essere nello stesso tempo un legame e una liberazione, un limite e una libertà. Il legame è dato dal fatto che il suo essere libero è dipendente dalla relazione con l'altro; l'uno scopre la sua libertà, il suo vero essere nell'incontro e nell'impegno con l'altro. Uno sente che fa la sua libertà nella misura in cui cerca la libertà dell'altro... L'altro paradosso dell'amore vero è questo volere per sè e nello stesso tempo volere che l'altro sia come è, e quindi in obbedienza al suo vero mondo, alla sua vera storia. C'è nei due lo sforzo per armonizzare i due mondi e le due storie, senza che ci si dia una coincidenza perfetta, un assorbimento dell'uno nell'altro. L'amore è musica, cioè concordia di suoni discordi.

Rocco D’Ambrosio

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