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Amare con ragioni forti, di Rocco D'Ambrosio

creato da Rocco D'Ambrosio ultima modifica 22/02/2020 14:16
Dall'accettazione dell’aggressività, del conseguente conflitto può nascere un itinerario di educazione e rieducazione all’amare sinceramente...

 

Il Vangelo odierno: In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: 

«Avete inteso che fu detto: “Occhio per occhio e dente per dente”. Ma io vi dico di non opporvi al malvagio; anzi, se uno ti dà uno schiaffo sulla guancia destra, tu pórgigli anche l’altra, e a chi vuole portarti in tribunale e toglierti la tunica, tu lascia anche il mantello. E se uno ti costringerà ad accompagnarlo per un miglio, tu con lui fanne due. Da’ a chi ti chiede, e a chi desidera da te un prestito non voltare le spalle.

Avete inteso che fu detto: “Amerai il tuo prossimo e odierai il tuo nemico”. Ma io vi dico: amate i vostri nemici e pregate per quelli che vi perseguitano, affinché siate figli del Padre vostro che è nei cieli; egli fa sorgere il suo sole sui cattivi e sui buoni, e fa piovere sui giusti e sugli ingiusti. Infatti, se amate quelli che vi amano, quale ricompensa ne avete? Non fanno così anche i pubblicani? E se date il saluto soltanto ai vostri fratelli, che cosa fate di straordinario? Non fanno così anche i pagani? Voi, dunque, siate perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste». (Mt 5, 38-48)

23 febbraio 2020. “L'occhio per occhio - diceva Tonino Bello - ci rende tutti ciechi”. Come a dire: se inneschiamo una spirale di violenza e vendetta alla fine paghiamo tutti, restiamo tutti ciechi; anche quelli che cercavano vendetta per presunta giustizia e persino quelli che non c'entravano niente. Eppure sono tanti quelli che vogliono - e spesso attuano - l'occhio per occhio. Molti dei nostri ambienti sono colmi di violenze, vendette, rivalse e odio. Comunità cristiane comprese. Che fare?

Penso che sia fondamentale partire dal prendere coscienza di quanta aggressività portiamo dentro, tutti, nessuno escluso. Gesù stesso ci ricorda che siamo cattivi (Lc 11, 13). Dal pensiero classico ai nostri giorni, passando per la rivelazione giudaico-cristiana, saggezza vuole che è bene ricordare che la violenza non nasce nei gruppi e nelle istituzioni, ma prima di tutto dentro di noi, nel più profondo di noi stessi. Scrive l'apostolo Giacomo: “Da dove vengono le guerre e le liti che sono in mezzo a voi? Non vengono forse dalle vostre passioni che fanno guerra nelle vostre membra? Siete pieni di desideri e non riuscite a possedere; uccidete, siete invidiosi e non riuscite a ottenere; combattete e fate guerra!”  (4, 1-3).

Trattandosi di un conflitto che ha radici profonde, esso va prima di tutto accettato. “Il conflitto - scrive papa Francesco - non può essere ignorato o dissimulato. Dev’essere accettato. Ma se rimaniamo intrappolati in esso, perdiamo la prospettiva, gli orizzonti si limitano e la realtà stessa resta frammentata. Quando ci fermiamo nella congiuntura conflittuale, perdiamo il senso dell’unità profonda della realtà” (EG 226).

 Da questa accettazione dell’aggressività, del conseguente conflitto può nascere un itinerario di educazione e rieducazione all’amare sinceramente. Se non c’è questa base che senso ha proporre l'amore come risoluzione dell’aggressività e del conflitto? Che senso ha parlare di “porgere l'altra guancia o l'amore per i nemici”?  Per molti aspetti non ha nessun senso. Anzi, spesso ci sono molte ragioni nell'odiare e nel vendicarsi, se si rimane sul piano umano. Ed è qui il punto decisivo della questione: aggressività, odio, violenza, vendetta e via discorrendo, non possono essere risolti solo su un piano umano. Tuttavia ho molta stima e ammirazione per coloro che lo fanno, cioè per tutti quelli che, ispirati da ragioni umane e filosofiche, riescono a rinunziare all'odio e alla vendetta. 

La strada che Gesù ci indica è quella dell'attingere a Lui. Infatti ci è chiesto di essere perfetti come è perfetto il Padre nostro celeste. La misura umana, se colma bene, è degna di ammirazione e stima, ma non basta. La misura cristiana è oltre. E' amare senza misura. “Infatti, se amate quelli che vi amano, quale ricompensa ne avete? Non fanno così anche i pubblicani? E se date il saluto soltanto ai vostri fratelli, che cosa fate di straordinario?”. 

Ha scritto Paolo VI: «Userò un termine della scolastica: la vera ragione, la ragione innata, la “ragione formale” dell'amore, non è il prossimo in quanto prossimo, perché fra i miei prossimi ci sono dei concorrenti, degli avversari; come amarli quando constato la loro ostilità, i loro modi perversi, la loro astuzia? Il vero motivo per amare gli altri è l'amore che Dio ha per tutti. Il vero motivo è dunque l'amore di Dio. Bisogna amare l'uomo a motivo di Dio. Se si distrugge l'amore di Dio, ci si accorge molto presto che non c'è amore dell'uomo per l'uomo».

Rocco D'Ambrosio

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