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Alla fonte della misericordia, di Rocco D'Ambrosio

creato da Rocco D'Ambrosio ultima modifica 14/09/2015 12:14
In fondo, diciamolo francamente, abbiamo perso il gusto di dissetarci alla fonte dell’amore di Dio. E forse, per questo, papa Francesco ci sorprende molto, spesso ci spiazza completamente, ci mette in crisi quando annuncia e testimonia misericordia...

 

Il Vangelo odierno: In quel tempo, si avvicinavano a Gesù tutti i pubblicani e i peccatori per ascoltarlo. I farisei e gli scribi mormoravano dicendo: «Costui accoglie i peccatori e mangia con loro».
Ed egli disse loro questa parabola: «Chi di voi, se ha cento pecore e ne perde una, non lascia le novantanove nel deserto e va in cerca di quella perduta, finché non la trova? Quando l’ha trovata, pieno di gioia se la carica sulle spalle, va a casa, chiama gli amici e i vicini e dice loro: “Rallegratevi con me, perché ho trovato la mia pecora, quella che si era perduta”. Io vi dico: così vi sarà gioia nel cielo per un solo peccatore che si converte, più che per novantanove giusti i quali non hanno bisogno di conversione.
Oppure, quale donna, se ha dieci monete e ne perde una, non accende la lampada e spazza la casa e cerca accuratamente finché non la trova? E dopo averla trovata, chiama le amiche e le vicine, e dice: “Rallegratevi con me, perché ho trovato la moneta che avevo perduto”. Così, io vi dico, vi è gioia davanti agli angeli di Dio per un solo peccatore che si converte».
Disse ancora: «Un uomo aveva due figli. Il più giovane dei due disse al padre: “Padre, dammi la parte di patrimonio che mi spetta”. Ed egli divise tra loro le sue sostanze. Pochi giorni dopo, il figlio più giovane, raccolte tutte le sue cose, partì per un paese lontano e là sperperò il suo patrimonio vivendo in modo dissoluto. Quando ebbe speso tutto, sopraggiunse in quel paese una grande carestia ed egli cominciò a trovarsi nel bisogno. Allora andò a mettersi al servizio di uno degli abitanti di quella regione, che lo mandò nei suoi campi a pascolare i porci. Avrebbe voluto saziarsi con le carrube di cui si nutrivano i porci; ma nessuno gli dava nulla. Allora ritornò in sé e disse: “Quanti salariati di mio padre hanno pane in abbondanza e io qui muoio di fame! Mi alzerò, andrò da mio padre e gli dirò: Padre, ho peccato verso il Cielo e davanti a te; non sono più degno di essere chiamato tuo figlio. Trattami come uno dei tuoi salariati”. Si alzò e tornò da suo padre.
Quando era ancora lontano, suo padre lo vide, ebbe compassione, gli corse incontro, gli si gettò al collo e lo baciò. Il figlio gli disse: “Padre, ho peccato verso il Cielo e davanti a te; non sono più degno di essere chiamato tuo figlio”. Ma il padre disse ai servi: “Presto, portate qui il vestito più bello e fateglielo indossare, mettetegli l’anello al dito e i sandali ai piedi. Prendete il vitello grasso, ammazzatelo, mangiamo e facciamo festa, perché questo mio figlio era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato”. E cominciarono a far festa.
Il figlio maggiore si trovava nei campi. Al ritorno, quando fu vicino a casa, udì la musica e le danze; chiamò uno dei servi e gli domandò che cosa fosse tutto questo. Quello gli rispose: “Tuo fratello è qui e tuo padre ha fatto ammazzare il vitello grasso, perché lo ha riavuto sano e salvo”. Egli si indignò, e non voleva entrare. Suo padre allora uscì a supplicarlo. Ma egli rispose a suo padre: “Ecco, io ti servo da tanti anni e non ho mai disobbedito a un tuo comando, e tu non mi hai mai dato un capretto per far festa con i miei amici. Ma ora che è tornato questo tuo figlio, il quale ha divorato le tue sostanze con le prostitute, per lui hai ammazzato il vitello grasso”. Gli rispose il padre: “Figlio, tu sei sempre con me e tutto ciò che è mio è tuo; ma bisognava far festa e rallegrarsi, perché questo tuo fratello era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato”»
(Lc 15, 1-32).

15.9.2013: Non dimenticherò mai un amico che ho notato che trascriveva continuamente, cercandola di imparare a memoria, la parabola cosiddetta del figliol prodigo. Quando gli ho chiesto il perché mi ha sorriso dicendomi: “Forse imparandola a memoria la capisco e, se la capisco di più, capisco di più la nostra fede cristiana!” Al di là dell’esercizio mnemonico è proprio vero questo capitolo di Luca va imparato continuamente e instancabilmente, in esso c’è il cuore del messaggio cristiano: la misericordia di Dio.

Una misericordia che penso come a una fonte. Mirabili le parole di Efrem il Siro: L'assetato si rallegra quando beve, non si rattrista se gli cessa la sete perché sa che la fonte non si essicca. Sia sempre la tua sete a terminare e mai la fonte a essiccarsi. Sia sempre la fonte a vincere la tua sete e non la tua sete a vincere la fonte. La misericordia di Dio mi piace pensarla così: una fonte sempre nuova, fresca, inesauribile, vittoriosa sulla mia sete. Del resto non è, al tempo stesso, una sete grande e la scoperta della fonte inesauribile quel cercare la pecora smarrita o la moneta persa o l’attendere il figlio lontano?

Non c’è modo peggiore di accogliere questo capitolo di Luca relegandolo a calcoli sulle proprie colpe o sulle circostanze attenuanti o aggravanti. Non siamo in tribunale. Siamo cercati da una Persona che ci ama smisuratamente e sa come estinguere la nostra sete. E’ rischioso diventare come gli interlocutori di Gesù: I farisei e gli scribi mormoravano dicendo: «Costui accoglie i peccatori e mangia con loro».
Ed egli disse loro questa parabola...
La dice per coloro che mormorano sui gesti di amore e di misericordia per i peccatori, la dice per quelli che hanno capito poco o niente del suo amore per malati e peccatori.

In fondo, diciamolo francamente, abbiamo perso il gusto di dissetarci alla fonte dell’amore di Dio. E forse, per questo, papa Francesco ci sorprende molto, spesso ci spiazza completamente, ci mette in crisi (specie quando siamo molto integrati nel “sistema cattolico”, molto simili ai farisei interlocutori di Gesù). Ben venga lo scandalo che Francesco procura. Che ci aiuti a riprendere il gusto del dissetarci all’amore di Dio, sempre e comunque.

Ma se qualcuno questa sete l’avesse persa c’è un modo per riscoprirla? Domanda difficilissima che ha appassionato migliaia di autori cristiani. per quel poco che so ci sono diverse vie, infinite... come la sua misericordia!

Mi ha fatto sempre pensare un passo de I fratelli Karamazov, in cui Fëdor Dostoevskij scrive: Vi sono anime che, nella loro limitatezza, accusano tutti quanti. Ma schiacciate quest'anima con la misericordia, mostratele l'amore, ed essa maledirà il suo operato, giacché in lei sono racchiusi tanti germi di bene. Quest'anima si dilaterà e si ravvedrà di come Dio sia misericordioso.

Accusare, mormorare è quello che fanno i farisei verso Gesù che accoglie i peccatori. Gesù li schiaccia con la sua misericordia. Allora quando ci sentiamo farisei, insofferenti verso noi stessi e gli altri, colmi di accuse per tutti, induriti nel cuore e nella mente (come il fratello maggiore) dobbiamo tornare alla Parola di Dio e meditare... tutta la misericordia che vi è raccontata, vissuta e trasmessa. Come ci ha insegnato Carlo Maria Martini: vivere quell’esperienza della Parola di Dio che incrocia la vita dell'uomo, secondo un complesso movimento che và dalla vita alla Parola e dalla Parola ritorna alla vita. Come un andare e venire da quell’unica fonte che mi disseta, dove la Parola è la fonte che elargisce l’acqua, ossia la misericordia.

Attraverso questo fecondo e continuo contatto con la Parola di Dio la fonte vince la tua sete e non la tua sete vince la fonte. Ovvero la misericordia vince la tua povertà e non viceversa. Quando? Quando il Padre abbracciandoti ti sussurra: eri morto e sei tornato in vita, eri perduto e sei stato ritrovato.

Rocco D’Ambrosio

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