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L'ipocrisia, che male!, di Rocco D'Ambrosio

creato da Rocco D'Ambrosio ultima modifica 21/07/2016 16:03
L’ipocrisia è una brutta bestia. E’ un male tipico, e spesso inevitabile, di tutti gli ambienti rigidi e chiusi, carenti dal punto di vista formativo. Esiste tra i cristiani, come tra ebrei e musulmani, tra gli atei e non, nelle gerarchie religiose come in quelle laiche.

 

Il Vangelo odierno: In quel tempo, Gesù [nel tempio] diceva alla folla nel suo insegnamento: «Guardatevi dagli scribi, che amano passeggiare in lunghe vesti, ricevere saluti nelle piazze, avere i primi seggi nelle sinagoghe e i primi posti nei banchetti. Divorano le case delle vedove e pregano a lungo per farsi vedere. Essi riceveranno una condanna più severa». Seduto di fronte al tesoro, osservava come la folla vi gettava monete. Tanti ricchi ne gettavano molte. Ma, venuta una vedova povera, vi gettò due monetine, che fanno un soldo. Allora, chiamati a sé i suoi discepoli, disse loro: «In verità io vi dico: questa vedova, così povera, ha gettato nel tesoro più di tutti gli altri. Tutti infatti hanno gettato parte del loro superfluo. Lei invece, nella sua miseria, vi ha gettato tutto quello che aveva, tutto quanto aveva per vivere». (Mc 12, 38-44).

L’ipocrisia è una brutta bestia. E’ un male tipico, e spesso inevitabile, di tutti gli ambienti rigidi e chiusi, carenti dal punto di vista formativo. Esiste tra i cristiani, come tra ebrei e musulmani, tra gli atei e non, nelle gerarchie religiose come in quelle laiche.

E’ famosa la pagina di Moliere sull’ipocrisia: “Ora non c’è più bisogno di vergognarsi: l’ipocrisia è un vizio di moda, e tutti i vizi di moda passano per virtù. Il personaggio dell’uomo onesto, oggigiorno, si presta più di qualsiasi altro ad essere imitato, e quella degli ipocriti è la migliore delle confraternite. E’ un’arte in cui l’impostura viene sempre rispettata; ed anche quando viene scoperta non si osa dire nulla contro di essa. Tutti gli altri vizi umani sono esposti al biasimo, e chiunque è libero di attaccarli apertamente; ma l’ipocrisia è un vizio privilegiato, che, di sua mano, chiude la bocca a tutti, e gode tranquillamente di una sovranità impunita. A forza di infingimenti, si stabilisce fra le persone della stessa risma un legame strettissimo. Basta allora toccarne una sola per averle tutte contro…”.

Esiste ovunque, dove più, dove meno, perché ovunque a qualcuno conviene più apparire che essere, più “recitare a soggetto” che assumersi le proprie responsabilità. E’ un vizio “privilegiato”, secondo l’autore francese. Ai tempi di Gesù sembra che godesse degli stessi “privilegi, sovranità impunita e legami strettissimi”. Tuttavia nel brano Gesù non si dilunga nel condannarla; la descrive solamente e si limita a stigmatizzarla negli scribi e a proferire un solenne “Guardatevi!” Ma all’ammonimento, segue, apparentemente slegato, l’indicare la vedova come esempio di generosità sincera e profonda. La vedova è mille miglia lontana dall’ipocrisia. E’ una “povera del Signore”. Non ha bisogno di apparire, non frequenta piazze, tv e circoli di amici. E’ sola con se stessa e il suo buon Dio. Davanti a lui sa che non può fingere, non vuole fingere. Vuole solo fare solo essere fedele alla sua fede ebraica e dare il contributo al tesoro del tempio. Forse Gesù l’ha indicata per dire anche come evitare ogni ipocrisia, a ogni latitudine: piena responsabilità riguardo a ciò che si deve a Dio, a se stessi e agli altri. Gli ipocriti, in genere, sono volgari, irresponsabili e spocchiosi. La vedova, come tutti gli autentici giusti, è discreta, coscienziosa e umile. Scriveva Bonhoeffer: “Noi ci troviamo al centro di un processo di involgarimento che interessa tutti gli strati sociali; e nello stesso tempo ci troviamo di fronte alla nascita di un nuovo stile di nobiltà che coinvolge uomini provenienti da tutti gli strati sociali attualmente esistenti. La nobiltà nasce e si mantiene attraverso il sacrificio, il coraggio e la chiara cognizione di ciò cui uno è tenuto nei confronti di se e degli altri; esigendo con naturalezza il rispetto dovuto a se stessi e con altrettanta naturalezza portandolo agli altri, sia in alto che in basso”.

Rocco D'Ambrosio

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