Il richiamo del Colle al «rispetto tra le istituzioni» e il nuovo affondo della premier, di Vincenzo R. Spagnolo

Alle dieci del mattino, quando il capo dello Stato Sergio Mattarella si reca a sorpresa a Palazzo Bachelet, diventa subito chiaro che la sua intenzione è quella di lanciare un messaggio. E di farlo, com’è suo costume, associando un gesto simbolico a un intervento asciutto ma eloquente. Finora, in un settennato e mezzo, non aveva mai presieduto i lavori ordinari del plenum del Consiglio superiore della magistratura, di cui pure – secondo Costituzione – è il vertice. «Sono consapevole che non è consueta la presenza del presidente della Repubblica per i lavori ordinari del Consiglio. Per quanto mi riguarda non si è mai verificata in undici anni – è la premessa -. Mi hanno indotto a questa decisione la necessità e il desiderio di sottolineare, ancora una volta, il valore del ruolo di rilievo costituzionale del Csm». Ecco dunque la ragione dell’arrivo inatteso: «Avverto la necessità di rinnovare con fermezza l’esortazione al rispetto vicendevole in qualsiasi momento, in qualsiasi circostanza nell’interesse della Repubblica». Affermazioni granitiche, che arrivano durante una rovente campagna referendaria sulla riforma dell’ordinamento giurisdizionale e a metà di una settimana iniziata con un nuovo scontro fra Governo e magistratura associata.

Da Mattarella arrivano dunque nette sottolineature sul «ruolo di rilievo costituzionale del Csm» e sulla «necessità di ribadire il rispetto che occorre nutrire da parte di altre istituzioni» nei confronti del Consiglio. Il Csmricorda il presidente, ben consapevole delle traversie di anni recenti, a partire dal caso Palamara – «non è esente, nel suo funzionamento, da difetti, lacune ed errori» e a suo carico «non sono precluse critiche». Tuttavia, «si registrano errori e sono possibili critiche riguardo all’attività di altre istituzioni della Repubblica, siano esse parte del potere legislativo, esecutivo, giudiziario». Pertanto, è il suo monito finale prima della sospensione della seduta e del commiato, occorre un «rispetto vicendevole» fra i poteri e le istituzioni dello Stato, nell’interesse del Paese.

Nordio: faremo la nostra parte

Il “blitz” a Palazzo Bachelet segna la giornata, con le opposizioni pronte a invitare la maggioranza a toni più pacati, per dirla col leader 5s Giuseppe Conte. «Un discorso di altissimo profilo, Mattarella va ringraziato» aggiunge la segretaria dem Elly Schlein. Per il Governo, il vicepremier Antonio Tajani invita «tutti ad abbassare i toni, a cominciare dai magistrati come il procuratore Gratteri, che ha usato un linguaggio non consono al ruolo». Dal canto suo, Nordio (dopo aver definito l’Anm «terrorizzata perché la riforma gli toglie potere») dice di condividere «l’esortazione del presidente» in un momento «in cui i toni del confronto politico tendono ad esacerbarsi». E assicura: «Faremo la nostra parte nel mantenere la dialettica referendaria nei limiti di una contrapposizione pacata e rispettosa».

Il nuovo affondo serale della premier

Alle 19.30, tuttavia, bissando la sortita di martedì in cui aveva criticato la «magistratura politicizzata» per l’indennizzo accordato a un immigrato pluricondannato, la premier Giorgia Meloni diffonde un nuovo video sui social. Riferendosi ai 76mila euro assegnati all’Ong Sea Watch, la cui nave capitanata da Carola Rackete era stata sequestrata dalle autorità italiane – la premier critica una sentenza «surreale» che «lascia senza parole» dopo una «lunga serie di decisioni assurde». Così, nei Tg della sera, i titoli sul monito di Mattarella finiscono per fare pendant con l’ira di Meloni contro certi giudici. Un doppio registro che fa presagire come come, al netto di appelli e buone intenzioni, nel mese finale prima del voto il confronto possa rischiare di raggiungere temperature da altoforno.

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PRESENTANDOCI

Cercasi un fine è “insieme” un periodico e un sito web dal 2005; un’associazione di promozione sociale, fondata nel 2008 (con attività che risalgono a partire dal 2002), iscritta al RUNTS e dotata di personalità giuridica. E’ anche una rete di scuole di formazione politica e un gruppo di accoglienza e formazione linguistica per cittadini stranieri, gruppo I CARE. A Cercasi un fine vi partecipano credenti cristiani e donne e uomini di diverse culture e religioni, accomunati dall’impegno per una società più giusta, pacifica e bella.


 REFERENDUM COSTITUZIONALE DEL 22-23 MARZO 2026 

Come Direttivo e Redazione di CuF abbiamo deciso di prendere posizione sul Referendum, esprimendoci per un NO meditato e convinto, ribadendo il diritto/dovere di recarsi alle urne (art. 48 della Costituzione e n. 75 della Gaudium et Spes) e rispettando scelte personali diverse, fatte in coscienza.  

La nostra associazione è “apartitica, cioè rigorosamente autonoma e indipendente da partiti e movimenti politici” (art. 3 del nostro statuto). Ciò non significa che è “apolitica”, anzi! Il referendum non è una questione partitica o di coalizione, è, invece, questione meramente politica perché tocca uno dei poteri della Repubblica, cioè quello giudiziario, e apre possibili scenari che minano l’indipendenza e l’autonomia della magistratura. Ne abbiamo parlato diffusamente nel nuovo numero cartaceo di Cercasi un fine (che trovate anche qui ), cercando di spiegare i rischi futuri della nostra democrazia.

 Di seguito i link ad altro materiale che potrebbe essere utile, in particolare la SCHEDA ESPLICATIVA e un VIDEO ESPLICATIVO.
 

 – la spiegazione del quesito con alcune domande che trovi nella SCHEDA ESPLICATIVA e un VIDEO ESPLICATIVO

 – il documento del Direttivo e della Redazione sulle ragioni del NO alla Riforma che trovi in LE RAGIONI DEL NO

  Articoli e video: 

 – Un articolo di Rocco D’Ambrosio su  REFERENDUM, RIFORMA ED ETICA COSTITUZIONALE 

 – Un video di Alessandro Barbero in BARBERO SPIEGA LE RAGIONI DEL NO

 – Altri articoli di Rocco D’Ambrosio su:

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