Socialmente utile - [Meditando] di Nicoletta Teodosi

creato da d.daiuto@alice.it — ultima modifica 18/04/2019 16:48
Il n. 104 di Cercasi un Fine sulla Riforma Costituzionale, dedicato a Piero Calamandrei (1899-1956), per questioni di spazio, ha ospitato la versione sintetica del seguente contributo. Qui di seguito siamo lieti di riportarne la versione completa …

 

Da quasi un ventennio il settore sociale vive grandi stravolgimenti in termini normativi, organizzativi e gestionali. Tra la fine degli anni '90 e il 2000 è iniziato un decennio europeo carico di aspettative politiche, economiche, sociali e civili: la strategia europea per l'occupazione, quella per l'inclusione sociale, la Carta europea dei Diritti fondamentali, l’allargamento verso est che avrebbe fatto entrare gran parte dei paesi dell'ex blocco sovietico. L'occupazione diventava d’interesse europeo e non solo un problema di quei paesi che si confrontavano con un mercato del lavoro debole; mentre la politica sociale rimaneva di competenza degli Stati membri. Nel 2002 arrivava l'euro. Fu pensato addirittura un metodo per l'attuazione delle strategie politiche: il Metodo Aperto di Coordinamento (MAC) che doveva impegnare gli Stati membri a individuare obiettivi comuni e pratiche condivise. Con Laeken (2001) furono gettate le basi per una Costituzione europea.

Attese che già a metà degli anni duemila, iniziavano a non dare i risultati previsti. Tutto quello che era stato pensato, stava sgretolandosi, a partire dal fallimento della Costituzione. O meglio del fallimento del processo di approvazione della medesima: il no dai referendum in Francia e nei Paesi Bassi che trascinarono la maggioranza dei paesi, dando il via ai nazionalismi e populismi di oggi. Di destra e di sinistra.

Per chi si occupava di politiche sociali, la parola che dal 2005 sarebbe diventava uno spettro, fu razionalizzazione. Tradotto: tagli alle spese e riduzione degli investimenti pubblici. Si stava delineando una lenta e progressiva erosione della costruzione europea. Le politiche espansive degli anni '90 andavano man mano restringendosi. Nel 2008 scoppia la bolla finanziaria. Questo a livello europeo. A livello nazionale il 2000 (sempre per la questione sociale) fu importante perché arrivò una legge che si attendeva da oltre un secolo rispetto alla prima (cd legge Crispi), era la legge 328 di Riforma del Sistema integrato socio-assitenziale, tanto attesa soprattutto da chi opera nei servizi sociali, costruita in un'ottica di espansione: universalità dei destinatari; integrazione tra i diversi settori sociale, sanitario, educativo; riconoscimento delle organizzazioni non profit alla costruzione di programmi territoriali; l’individuazione di livelli essenziali delle prestazioni (per citare solo alcuni elementi di innovazione apportati da questa legge, tutt’ora in vigore anche se molto indebolita). Chi operava sui due fronti, europeo e nazionale, trovava delle affinità e molti punti di collegamento. Bastarono pochi mesi per ridimensionare la 328. Il 3 ottobre 2001 venne emanata la Riforma del titolo V della Costituzione del '48 approvata a maggioranza da chi allora governava.

Veniva novellato l'articolo 117 che ripartiva le competenze legislative tra Stato e Regioni: le materie (le politiche) diventavano esclusive e concorrenti le cui potestà erano rispettivamente statali o regionali. Ogni Regione avrebbe legiferato con una propria normativa di recepimento stabilendo criteri e risorse per l’attuazione dei principi contenuti nella legge quadro. 20 Regioni (incluse le due province autonome di Trento e Bolzano e le 5 Regioni a Statuto speciale) che avrebbero emanato proprie leggi di attuazione. Il risultato? Dal nostro punto di vista si è ottenuto un rafforzamento delle disuguaglianze tra cittadini (Nord-Centro-Sud, isole comprese), basato su sistemi organizzativi diversi e risorse economiche e umane sperequate. Se le Regioni del Nord e alcune del Centro partivano da situazioni sicuramente più avanzate, quelle del Sud avevano sistemi troppo fragili per affrontare l’organizzazione e la programmazione delle risposte previste dalla 328.

Ora siamo di fronte ad una revisione di gran parte della Costituzione a partire dalla Parte II. E la domanda è: cosa cambia? Il nostro settore di lavoro è quello sociale, quindi è su questo tema che vogliamo centrare la nostra analisi, comparando la situazione attuale, a seguito della riforma del 2001, e quello che è proposto oggi. Sicuramente quella riforma non ha aiutato a migliorare gli interventi sociali nei confronti dei cittadini, rendendoli diversi nell’accesso ai diritti costituzionali, appunto. La garanzia dei diritti, di fatto, è rimasta sulla carta. Nel sociale non è previsto il “turismo” come purtroppo ancora avviene nella sanità: i cittadini sono costretti ad emigrare in altre regioni per mancanze di cure e servizi sanitari adeguati. Con l’attuale proposta di Riforma, cui saremo chiamati a dare il nostro consenso o dissenso, l'articolo che parla di sociale è il 117. È l'articolo che definisce le funzioni regionali e statali. Come detto, ora le competenze sono centralizzate o regionalizzate. Per quanto riguarda le politiche sociali, può cambiare molto. Il citato articolo al comma 2m, che attribuisce le materie che devono essere normate, aggiunge all'attuale le “disposizioni generali e comuni per la tutela della salute, per le politiche sociali e per la sicurezza alimentare”. Il che significa allo Stato spetta la competenza esclusiva nelle politiche sociali. Ogni cittadino italiano o straniero avente diritto ha le stesse possibilità di accedere ai livelli essenziali previsti per legge nazionale. Ciò non dovrebbe più essere vincolato alle risorse e opportunità di una regione. Il comma 2o, amplia le competenze esclusive in materia di previdenza sociale, includendovi le politiche attive del lavoro, la tutela e la sicurezza dello stesso. È soppresso l'attuale comma 3 che elenca le materie di competenza concorrente. Con tale modifica sono inserite in Costituzione ex novo le politiche sociali. Alle Regioni spetterà la potestà legislativa sulla programmazione e organizzazione dei servizi sociali e sanitari (comma 3 novellato).

Oggi ci troviamo di fronte ad un paese che in politica sociale possiamo definire a pois. Nel 2001 la materia socio-assistenziale è stata considerata concorrente, ciò ha significato che ciascuna regione avrebbe dovuto legiferare accogliendo i principi della legge quadro. É accaduto che non tutte le regioni l’hanno fatto (il Lazio è una di queste, probabilmente l'unica). La materia concorrente ha creato problemi nati dalla difficoltà di individuare i confini tra le competenze regionali e quelle statali. Soppressa la competenza concorrente in favore di una competenza esclusiva statale la questione sociale sarà migliore? Peggiore? Cambierà qualcosa o nulla?

Di fatto la regionalizzazione della materia socio-assistenziale non ha portato benefici ai cittadini in particolare a quelli del Sud, per i motivi sopra espressi.

Ci permettiamo alcune considerazioni a latere: gli Stati Uniti hanno la stessa Costituzione dal 1789, la Magna Carta inglese dal 1215, ma sono le sentenze della giurisprudenza che diventano leggi; la Francia l'ha cambiata 5 volte e non è diventata una dittatura; il sistema partitico del 900 non esiste più, sostituito dai partiti liquidi, inesistenti sui territori in mano ai potenti di turno più manipolatori che leader. Si pensa al potenziale danno che possono procurare i sindaci una volta nominati anche senatori, anziché ascoltare la voce e le esigenze dei territori di cui essi possono essere portatori. Sicuramente sarà necessario schierarsi e lo faremo: dalla parte dei cittadini vulnerabili, in favore dei territori ma non dei localismi, verso una politica sociale che sia integrata con le politiche economiche, educative, ambientali, del lavoro, della sanità.

Nicoletta Teodosi

[presidente del Cilap Eapn Italia, Roma]

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