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Ricomincio da cento, di Giuseppe Ferrara

creato da webmaster ultima modifica 18/04/2019 16:48
Pubblicato il giornale di Cercasi un Fine n. 100. 2005 - 2015: 100 numeri di giornale, 10 anni di attività. Il momento di una riflessione condivisa ...
Ricomincio da cento, di Giuseppe Ferrara

Nuova grafica del nostro sito curato da Vito Falco, Vito Cataldo e Denj Ranieri

 

Come spesso mi accade, ho conosciuto Cercasi un fine per caso.

Avevo da sistemare poche migliaia di libri della biblioteca appartenuta alla mia famiglia e un amico mi propose di donarli all’associazione. Erano i tempi della vicenda del Garden Village, quando la realizzazione del progetto della casa della convivialità di Cercasi era considerata cosa certa e l’istituzione di una biblioteca era ritenuta necessaria.

Sappiamo come è andata a finire e come sono andate a finire le successive iniziative di realizzare una casa. I libri sono rimasti imballati ed io ho sperimentato dal vivo l’insipienza della politica, ma ho, in compenso, conosciuto tanti amici.

Mi sono avvicinato al giornale, ho sempre subito il fascino della carta stampata, e sono diventato il redattore più esigente e intransigente sullo stile editoriale.

Da subito sono rimasto incuriosito dal fatto che un gruppo di persone ispirate e coordinate da quello che considero una guida spirituale, don Rocco D’Ambrosio, fosse impegnato nella ricerca di un corretto rapporto personale nel campo dell’impegno politico; all’inizio non capivo bene se si trattava di un movimento o di una scuola di partito.
Poi ho capito che non era
nulla di tutto questo e che l’associazione e il giornale andavano a occupare il vuoto che una volta era occupato dalle scuole di partito.

La mia meraviglia è stata ancora più grande quando ho scoperto che in Italia sono numerose le iniziative come queste e che moltissime sono promosse dalle diocesi di diverse città.

Non nascondo che il centesimo numero mi ha colto impreparato; all’improvviso mi sono accorto di quanta strada era stata fatta, come si usa dire ora, a mia insaputa.

Ho avuto la sensazione di avere contribuito, anche se tardivamente e marginalmente, a un’impresa culturale importante. Infatti, nel frattempo, era nato il sito e la casa editrice con all’attivo già due pubblicazioni.

Ma alla soddisfazione sono frammisti anche alcuni rimpianti, tanti. Il primo è di avere perso per strada tanti amici che si sono allontanati per i più svariati motivi (dalla salute ai problemi economici alle incomprensioni inevitabili in una relazione di gruppo) e il secondo è di non vedere entrare giovani, tanti, da assicurare la continuazione dell’iniziativa.

Forse siamo troppo intellettuali con la testa tra le nuvole?

In fondo, si tratta, comunque, di un’associazione che ha finalità formativa in un campo, quello politico, molto chiacchierato e, oserei aggiungere, per molti quasi disdicevole, visto il livello medio dei politici. Si tratta quindi di un’attività intellettuale.

Solo che sempre più spesso non riusciamo a fare uscire il giornale con regolarità perché molti dei redattori si distraggono o si dedicano giustamente ad altro (consideriamo il periodo di crisi persistente che ipoteca il futuro di molti). Pazienza!

Però, ho la brutta sensazione di un gigante che cammina su gambe troppo deboli, le nostre.

Vista dall’esterno l’associazione dà l’impressione di una multinazionale, vista dall’interno vive, con poche risorse economiche, sul lavoro e l’impegno di pochi.

Secondo me siamo arrivati a un punto di crisi. Sicuramente non possiamo più andare avanti così, in pochi, e senza risorse economiche e umane, ma non sono in grado di fornire indicazioni per una linea che ci consenta di crescere.

Se la nostra principale attività è quella formativa svolta nelle scuole; il giornale, il sito e la casa editrice rappresentano dei mezzi e non lo scopo. Mentre gli ultimi tre possono, entro certi limiti, anche essere gestiti da poche persone, sicuramente le scuole, essendo distribuite sul territorio, necessitano del lavoro di più volontari che in effetti non ci sono. Ho notato anche una notevole riduzione, rispetto a pochi anni fa, del numero di partecipanti ai seminari.

È vero, sono diminuite le scuole, ma secondo me la riduzione è eccessiva e i motivi del calo vanno cercati probabilmente nelle stesse ragioni che stanno allontanando progressivamente i cittadini dal voto.

È utile ricordare che per molti politica e corruzione sono sinonimi, che la volontà d’impegnarsi attivamente in politica è vista dai più con sospetto, che non esistono più i partiti del novecento, ma partiti personali con impostazione feudale.

Penso che il motivo principale di disaffezione e sospetto sia proprio il partito personale d’impostazione feudale, vale a dire un partito con un capo e degli aderenti a vario titolo e con varie graduazioni di potere e responsabilità, che possono perseguire la realizzazione di un programma di governo, nel migliore dei casi, o d’interessi personali nel peggiore.

Forse per riempire i seggi elettorali e le scuole di politica bisognerebbe ricominciare da un nuovo punto di vista.

Giuseppe Ferrara
[medico, redazione CuF, Bari]

 


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listing Il n. 121 è su RESISTERE RESISTERE RESISTERE: come abbiamo vissuto il periodo di crisi sanitaria; testi da inviare entro il 15 settembre 2020.

 listing Il n. 122 è su... Tutti pazzi per i Social? Come i social stanno trasformando nostro modo di pensare, giudicare, informarci e razionarci? Riusciamo ad essere ironici su questa influenza diffusa? Testi da inviare entro 31 ottobre 2020.

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