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Riabilitando la politica, di Franco Chiarello

creato da webmaster ultima modifica 18/04/2019 16:48
Pubblicato il giornale di Cercasi un Fine n. 100. 2005-2015: 100 numeri di giornale, 10 anni di attività. Il momento di una riflessione condivisa ...

 

C'era una volta la politica. 
Che è quell’esperienza attraverso la quale s’impara che, come diceva don Milani, “il problema degli altri e uguale al mio. Sortirne insieme è la politica, sortirne da soli è l’avarizia.”

Sembra trascorso un secolo, ma non è poi tanto tempo fa. Quando la politica era quella cosa lì, l’istruzione era meno diffusa di oggi e non c’erano i nuovi media. Era un tempo in cui la TV non era ancora diventata spazzatura, ma diffondeva cultura. Era un tempo in cui le identità non erano state ancora condannate all’individualismo autistico, ma avevano (anche) una robusta dimensione collettiva.
Con tutti i loro limiti, i partiti le costruivano e le rappresentavano.
Non da soli, certo: era un tempo in cui ogni angolo del territorio era presidiato dalle sezioni dei partiti, ma anche dai sindacati, dal movimento cooperativo, dalle Case del Popolo e dalle parrocchie. 
Tutti luoghi nei quali si producevano da un lato senso di appartenenza e socialità e, dall’altro, cultura e formazione politica.

La crisi dei partiti ha portato con sé la crisi abissale della politica e una progressiva spoliticizzazione della società. Siamo in presenza di un ritorno di analfabetismo politico che contrasta visibilmente con livelli d’istruzione crescenti e con la facilità di accesso ai media e che i talk show televisivi e i social network non riescono a debellare, ma semmai contribuiscono ad amplificare.

I partiti hanno svalutato
la politica e questa si è progressivamente separata dalla cultura, e quindi dai processi formativi che la producono e la diffondono. 
I partiti comunità sono stati sostituiti dai partiti personali e questi hanno selezionato (salvo rare, lodevoli eccezioni) una classe politica di disarmante mediocrità, che ha fatto della sua estraneità alla politica addirittura un titolo di merito per accedere alle cariche istituzionali.
Una classe politica
composta in troppi casi da capibastone, che usano i partiti come comitati elettorali al loro servizio, come dei taxi per conquistare voti e potere e per disseminare al loro interno pratiche neo-feudali, alimentate da relazioni particolaristico-clientelari con centri di potere, non di rado occulti, che garantiscono voti in cambio del sostegno ai propri interessi.

Non sorprende quindi che nelle sedi istituzionali le competenze affaristiche, il tornaconto personale e la corruzione hanno progressivamente sostituito il riferimento ai valori e il possesso di competenze politiche volte alla promozione del bene comune.

Riabilitare la politica dopo questo disastro è impresa ardua, un atto temerario. Ma qualcuno ci prova.

Non i partiti, che non riescono a reagire al degrado che li ha travolti e a tirarsi fuori dalla melma che li sta soffocando.
Sono soprattutto
le associazioni e i movimenti che operano nella società civile a tentare di salvare la politica da se stessa, dalla sua ostinata vocazione al suicidio per riabilitarla agli occhi dei cittadini.

Cercasi un fine lo ha fatto fin dalla sua nascita: e non affidandosi ad estemporanei workshop o a provvidenziali spin doctor, ma utilizzando il più classico degli strumenti che ci vengono dalla tradizione politica: la scuola di formazione all’impegno sociale e politico. Dove il termine qualificante è impegno.

Che vuol dire una formazione volta non ad inseguire obiettivi di legittimazione o per selezionare classi dirigenti, ma a diffondere tra i cittadini i valori della giustizia sociale, del bene comune e della difesa dei beni comuni.
La bussola
che orienta queste attività di formazione è ancora quella della Scuola di Don MIlani: “Bisogna che il fine sia onesto. Grande. Il fine giusto è dedicarsi al prossimo. E in questo secolo come lei vuole amare se non con la politica o col sindacato o con la scuola? Siamo sovrani. Non è più il tempo delle elemosine, ma delle scelte.” (I ragazzi di Barbiana).

Questo percorso ha ormai 13 anni di vita, 10 per il periodico: è iniziato nel 2002 e ha visto l’organizzazione di ben 32 scuole, di durata triennale, con la partecipazione attiva di migliaia di persone, di cittadini comuni, in diversi centri della Puglia, della Basilicata e del Lazio.
La prima scuola a partire è
stata quella di Massafra nel 2002 e a quella, come a diverse altre che l’hanno seguita, chi scrive è fiero e onorato di aver dato il suo contributo.

Franco Chiarello
[
docente università “Aldo Moro”, docente CuF, Bari]

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