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Botte vecchia vino buono, di Carlo Antonio Resta

creato da webmaster ultima modifica 18/04/2019 16:48
Pubblicato il giornale di Cercasi un Fine n. 100. 2005-2015: 100 numeri di giornale, 10 anni di attività. Il momento di una riflessione condivisa ...

 

Ho conosciuto Cercasi un fine (CuF) nel 2008 frequentando il primo hanno di formazione, nell’associazione ho trovato l’accoglienza e la cura che avrei voluto trovare nel partito politico dove in passato ho militato, in modo discontinuo, per circa 6 anni.

Le motivazioni che mi spinsero a frequentare il corso di formazione scaturirono dalle difficoltà e dalla solitudine provati nel partito. Nell’associazione ho potuto notare con quanta cura siamo stati accettati, ho apprezzato la qualità e la disponibilità dei docenti, sono stato stimolato in modo coinvolgente ad esprimermi, mi sono sentito accolto.

Cercasi un fine è parte di quell’opera – come dice Gustavo Zagrebelsky in Imparare Democrazia - che avrebbero dovuto svolgere le istituzioni e i partiti politici per educare la gente alla cittadinanza, per evitare quel baratro che si è creato tra i cittadini e la politica. Alla fine del corso triennale pensavo che si dovesse dare vita a un’iniziativa di carattere sociale, così non è stato.

Mi sono chiesto del perché questo non è accaduto, poi ho capito che CuF non nasce per dare vita a movimenti di carattere sociale e politico, ma si impegna nella formazione alla vita sociale e politica.

Dipende dallo spirito d’iniziativa dei partecipanti ai corsi, la nascita di forme impegnate socialmente e/o politicamente, ed è anche giusto che sia così, perché l’impegno sociale e/o politico deve essere innanzi tutto una prerogativa di chi frequenta, ma cosa più importante deve essere una volontà voluta e sentita dagli artefici principali, cioè gli iscritti al corso: sono loro che devono sentire la necessità, l’impellenza. Se la formazione dà i suoi frutti, crea la base formativa utile a far compiere il passo successivo: l’impegno nella società. Se questo non avviene, vuol dire che non si è pronti.

Ha ragione Riccardo Petrella quando, alla chiusura dell’ultimo anno formativo di CuF, alla domanda postagli circa il tempo necessario a che la gente, ormai instradata dalle istituzioni e dai partiti politici al disinteresse sociale e politico, faccia propria le prerogative per diventare cittadini, rispose: “Quanto tempo c’è voluto affinché il contadino imparasse ad usare la zappa?”.

Ora parliamo un po’ del nostro giornale.
È il nostro biglietto da
visita, è un giornale culturale e questo significa che sarà letto comunque da un numero di persone inferiore a quelli che sono attirati dai fatti di cronaca o da polemica politica. Una discussione potrebbe essere avviata in redazione se cambiare il taglio monotematico.

È indiscutibile che il giornale soffre perché, tranne pochi piccoli contributi, si distribuisce gratis e si autofinanzia, e sappiamo benissimo che quando non ci sono canali esterni di finanziamento non è facile sopportarne i costi. Di contro, il sacrificio dell’autofinanziamento ci permette di camminare a testa alta.

Qui, un atto di comprensione nel riconoscere gli sforzi di questa autonomia lo dovrebbero fare i nostri lettori che, nell’atto di ricevere il giornale gratis, lo dovrebbero sostituire con un piccolo contributo che non si dovrebbe discostare da quello che è il costo di un qualsiasi giornale locale, che spesso si ispira (non solo i giornali locali) alla cultura delle cinque esse (sangue, sport, sesso, soldi, spettacoli).

I seminari, non solo hanno una funzione aggregante, difatti è un appuntamento che mette insieme le scuole dei diversi comuni e poterci incontrare, ma sono anche un appuntamento che ci permette di incontrare personalità di cultura e di politica per poterci confrontare su temi molto delicati.
Tutto questo
fermento di crescita, questo ribollire primordiale di formazione, oltre ad una crescita personale, dovrebbe generare iniziative spontanee nell’ambito sociale e politico, risvolto che a parer mio stenta.

La formazione spontanea dipende dalla sensibilità personale, e qui sappiamo benissimo che sono in pochi disposti all’impegno serio e spontaneo.
Cosa interessante sarebbe, avviare programmi pilota di formazione nell’ambito dell’istruzione scolastica coadiuvati con esperienze pratiche tipo consiglio comunale dei ragazzi legati ad azioni di cittadinanza attiva.

Il collegamento e l’interattività di questi tre settori e cioè, senza l’azione formativa nel campo istruzione, non si creano le condizioni per capire quello che deve succedere nel campo istituzionale, e se non collego il settore istituzionale con sistemi di cittadinanza attiva, non chiudo il cerchio (sussidiarietà circolare di Giuseppe Cotturri) virtuale che genera la buona gestione del bene comune.

Istruzione, istituzione e cittadinanza attiva sono vitali alla buona riuscita del progetto.

Carlo Antonio Resta
[già impiegato aziendale, redazione CuF, Gioia, Bari]

 


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