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Apprendisti cittadini, di Emanuele Carrieri

creato da webmaster ultima modifica 18/04/2019 16:48
Pubblicato il giornale di Cercasi un Fine n. 100. 2005-2015: 100 numeri di giornale, 10 anni di attività. Il momento di una riflessione condivisa ...

 

Il numero 100 di Cercasi è una buona occasione per rimettere a fuoco l’obiettivo delle scuole di formazione all’impegno sociale e politico.
Il bersaglio è sempre lo stesso: una nuova progettualità politica.
E anche gli interrogativi sono sempre uguali: si può ripartire dal sociale per ricostruire il politico? Si può costruire un modo nuovo di fare politica?

Sì, ma è necessario che la comunità civile si riappropri della funzione politica, che continua a delegare ai professionisti della politica.
Un sentiero poco battuto appare quello della partecipazione comunitaria.

Per affrontare le sfide della democratizzazione della società, la costruzione di una cittadinanza attiva è precondizione di sviluppo: attraverso la partecipazione si sviluppano le capacità collettive, si costruisce il protagonismo cittadino, si stimola la coscienza dell’importanza della politica centrata sulla persona e sul bene comune.

È utile, allora, una riflessione sul ruolo che possono giocare i processi di partecipazione locale nell’incidere sul globale, nell’invertire i rapporti di potere e nel costruire delle nuove relazioni sociali e una coscienza più ampia.

Ciò può costituire il terreno di ricerca e di sfida per costruire una cittadinanza attiva e una nuova cultura per una città più umana per gli uomini di oggi e per le future generazioni.
Il locale è uno spazio con una propria identità, nel quale le persone si relazionano e costruiscono la loro vita, abitano, lavorano, condividono norme, valori, costumi e tradizioni.

Partendo dal territorio, si può progettare lo sviluppo attraverso il contributo di tutti, si aggregano i cittadini, crescono i livelli di consapevolezza delle persone.

L’iter di un progetto può essere un’opportunità per l’apprendistato di una cittadinanza attiva, attraverso la partecipazione dei cittadini in tutte le fasi del progetto, dalla socializzazione delle conoscenze alla formulazione e alla realizzazione. 
Ciò aiuta i partiti, i gruppi e le associazioni a imparare a discutere sistematicamente i vari problemi, dalla famiglia, alla scuola, alla legalità, all’ambiente, al fisco, al traffico, alla qualità della vita, a stabilire le priorità, a formulare le strategie.
Si raccolgono i bisogni, le aspettative e le riflessioni dei cittadini, delle organizzazioni, delle istituzioni, si analizzano le informazioni, si discutono le alternative, si scambiano le idee, si negoziano e si concertano le proposte e le strategie.
Elaborato il progetto da parte dei tecnici, si ripresenta alla valutazione e all’approvazione della comunità, includendo le eventuali, nuove indicazioni.
Sulla base delle competenze, si seleziona chi coopererà al progetto, chiedendo alle organizzazioni e alle associazioni i nominativi delle persone con maggiore esperienza e preparazione.
Si stabilisce il tempo previsto, lo spazio interessato, la spesa, prevedendo dei meccanismi semplici e trasparenti per l’amministrazione e la gestione dei fondi finanziari, rendendone conto alla cittadinanza.

Durante la fase di avanzamento del progetto, si socializzano le conoscenze alla comunità per renderne sempre attiva la partecipazione, in modo che i cittadini possano esprimere opinioni e suggerimenti.

Questo metodo, che rovescia la prassi verticistica attuale, di decisioni prese dall’alto, non solo rappresenta un modo per sconfiggere mafia e corruzione, ma comporta trasformazioni interiori nelle persone e nella collettività in termini di incremento della responsabilità civica e sociale, di rafforzamento dell’identità culturale, della motivazione, dell’autostima, della vocazione collaborativa e solidale, dei comportamenti di tolleranza e di rispetto, come base per l’esercizio della cittadinanza attiva.
Si spalancano, così, nuovi orizzonti di senso e di significato alla vita di ciascuno.

Questo modo di operare dal basso aiuta a scegliere i leader (non autocandidati o calati dall’alto oppure professionisti della politica), valutando quelli più competenti, più democratici, che, con più passione e sincerità, sono coinvolti nella risoluzione dei problemi, attiva la democrazia interna dei partiti e delle associazioni, stimola l’immaginazione e la creatività dei cittadini, recupera risorse umane più ampie e inespresse.

Perché il processo fisiologico dell’agire politico in una democrazia è questo: un’elaborazione culturale che diventa cultura diffusa, che si trasforma in domanda politica di leggi, d’istituzioni, di controllo dal basso sulla loro validità e sulla loro attuazione con la partecipazione, personale e comunitaria.

Emanuele Carrieri
[dipendente dello Stato, socio CuF, Taranto]

 


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