Bambini che seppelliscono bambini. Ci si imbatte anche in queste scene strazianti nella Striscia di Gaza, ed è la seconda volta nell’arco di un mese che si celebrano funerali di massa durante i quali i piccoli depongono fiori e accendono candele sui corpi dei loro coetanei.
All’inizio del mese di settembre sono state recuperate dalle macerie di un edificio residenziale nel sud-est di Gaza City, distrutto più di due anni fa da un attacco aereo israeliano, 106 salme, e tra queste quelle di 73 bambini. I corpi sono rimasti intrappolati per tutto questo tempo sotto le macerie del palazzo, prima che le squadre di soccorso riuscissero a farsi strada tra il cemento armato ed estrarli. E a rendere ancora più drammatica la gestione dei recuperi è la paralisi logistica imposta sul campo.
«Queste vite spezzate sono la testimonianza del costo brutale che questa guerra sta imponendo ai più piccoli. L’umanità non può accettare che i funerali di massa di bambini palestinesi diventino una realtà quotidiana. Non possiamo restare a guardare mentre tutto questo continua», ha detto Ahmad Alhendawi, direttore regionale di Save the Children per il Medio Oriente, il Nord Africa e l’Europa orientale. Secondo il rapporto della Commissione internazionale indipendente d’inchiesta delle Nazioni Unite sui Territori palestinesi occupati, compresa Gerusalemme Est, e Israele, almeno 20.179 bambini sono stati uccisi nella Striscia tra il 7 ottobre 2023 e il 31 marzo 2026.
E ancora. Oltre 44.000 sono rimasti feriti e tanti altri risultano ancora sotto le macerie, decine di migliaia hanno perso uno o entrambi i genitori, mentre circa 21.000 vivono oggi con disabilità permanenti, comprese numerose amputazioni. Complessivamente, tra morti e feriti, la cifra supera i 50.000 bambini. Si stima, inoltre, che circa 17.000 piccoli siano rimasti soli, senza genitori o parenti di riferimento, spesso separati dalle famiglie a causa degli sfollamenti forzati o delle perdite umane sotto i bombardamenti.
L’accesso al cibo e ai beni essenziali (farina, pane, latte) rimane estremamente ridotto. Centinaia di migliaia sono a rischio o soffrono direttamente di malnutrizione acuta, con conseguenze gravi sul normale sviluppo e sulla salute. I danni continui alle infrastrutture idriche e alle scorte di aiuti umanitari limitano la disponibilità di acqua potabile, esponendoli al rischio costante di infezioni e epidemie. La malnutrizione cronica ha colpito il 12,2% dei bambini sotto i cinque anni e, secondo Edouard Beigbeder, direttore regionale dell’Unicef per il Medio Oriente e il Nord Africa, «la situazione nutrizionale dei bambini migliora quando gli aiuti e le forniture commerciali li raggiungono, e peggiora altrettanto rapidamente quando ciò non avviene».
Recentemente, grazie al sostegno di agenzie umanitarie, sono stati forniti servizi sanitari e nutrizionali salvavita a decine di migliaia di bambini, donne e famiglie vulnerabili in tutta l’enclave palestinese. Il supporto ha contribuito a sostenere i servizi sanitari per le madri, i neonati e i piccoli, ad ampliare l’accesso all’assistenza sanitaria primaria e a rafforzare la capacità di terapia intensiva in un momento in cui le ostilità in corso, i ripetuti sfollamenti, le infrastrutture danneggiate e la grave carenza di forniture mediche essenziali continuano a esercitare un’enorme pressione sul sistema sanitario di Gaza. Allo stesso tempo, a causa della carenza dei finanziamenti, l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms), ha dichiarato che dal 19 settembre interromperà le forniture di diesel a circa 20 strutture ospedaliere.
Sul terreno intanto le violenze e i raid continuano. Un attacco dell’Idf a ovest di Gaza City, nel nord del territorio, ha ucciso ieri almeno una persona, provocando anche diversi feriti, riferisce Al Jazeera.
osservatoreromano.va/it/news/2026-09/quo-210/gaza-il-prezzo-della-guerra.html


