Il nuovo libro di
Rocco D’AMBROSIO, Di guerra in guerra. La debolezza della pace, Studium, Roma 2026
Presentazioni
- Mola di Bari, Libreria Culture, il 24.7.2026

- Cassano delle Murge (Ba), Cercasi un fine, 25.7.2026

- Conversano (Ba), PSL regione Puglia, 30 luglio 2026
- Santeramo in Colle (Ba), 8 settembre 2026

- Altamura (Ba), 11 settembre 2026

- Trento, incontri diocesani, 18 settembre 2026
- Gravina (Ba), 23 settembre 2026
- Gioia del Colle (Ba), 24 settembre 2026
- Tivoli (Rm), 30 settembre 2026
- Bari, Libreria San Paolo, 9 ottobre 2026
- Roma, MEIC – S. Ivo alla Sapienza, 19 gennaio 2027
IV di copertina.
Desiderare la pace è semplice. Pensarla è un po’ difficile. Ripudiare gli orrori della guerra viene spontaneo. Riflettere sulle cause che generano le guerre è molto complesso. Così pace e guerra non solo si alternano nel mondo, ma anche sono in costante duello nella informazione pubblica e nei nostri dialoghi privati. Questo piccolo saggio offre qualche spunto di riflessione per arricchire il dibattito e per scongiurare quanto scriveva Hermann Hesse, quasi un secolo fa: “nessuno vuol riflettere, nessuno vuole evitare la prossima guerra, nessuno vuol risparmiare a sé e ai propri figli il prossimo macello di milioni di individui. Rifletterci un’ora, chiedersi un momento fino a qual punto ognuno è partecipe e colpevole del disordine e della cattiveria del mondo: vedi, nessuno vuol farlo. E così si andrà avanti e la prossima guerra è preparata giorno per giorno con ardore da molte migliaia di uomini”.
Autore
ROCCO D’AMBROSIO (www.rocda.it) è ordinario di Filosofia Politica presso la Facoltà di Filosofia della Pontificia Università Gregoriana di Roma; docente di Etica della Pubblica Amministrazione presso il Ministero dell’Interno (ex SSAI). È giornalista pubblicista. Tra i suoi saggi: Come pensano e agiscono le istituzioni, 2011; con F. GIANNELLA, La corruzione: attori e trame, 2018; Formare alla politica. L’esperienza di Cercasi un fine, 2020; Il potere. Uno spazio inquieto, 2021 (in spagnolo El poder. Uno espacio fragil, 2021); L’etica stanca. Dialoghi sull’etica pubblica, Studium 2025. Si occupa di formazione sui temi di etica politica e pubblica, collaborando con diverse istituzioni civili ed ecclesiali. Presiede l’Associazione Cercasi un fine APS, impegnata nella formazione politica e in corsi di italiano per migranti stranieri (www.cercasiunfine.it).
Indice
Introduzione
I . La guerra non passa mai di moda
II . La pace come pienezza
III . La pace come opera della giustizia
IV . Le guerre di aggressione
V . Le guerre di difesa
VI . Resistenza e ingerenza umanitaria
VII . Conclusioni… di parte
Bibliografia
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Recensioni
3. Manuela Marzo su Portalecce
4. Rocco D’Ambrosio presenta “Di guerra in guerra”: volerà ancora la colomba della pace?, su Padre Pio TV, 13.7.2026, ora in https://www.youtube.com/watch?v=py9zt67ADkM
5. Intervista di Giordano Cavallari a Rocco D’Ambrosio sul nuovo libro, SettimanaNews, 15.7.2026
6. Riccardo Cristiano recensisce il libro su Globalist, 21.7.2026
7. “Avvenire”del 19 ago 2026, p. 11
«DI GUERRA IN GUERRA»: IL LIBRO DI D’AMBROSIO SULLA GESTIONE DEL CONFLITTO
La costruzione di una pace
e l’equivoco sulla debolezza
di CHIARA VITALI
Cinquantanove guerre nel mondo. Centinaia di migliaia di vittime. E il lungo elenco delle realtà mortifere che i conflitti portano sempre con sé: ferite, stupri, mutilazioni. A guardare questi dati, non c’è dubbio che la guerra sia tra i vincitori del nostro tempo. Tra i vinti, invece, sembra sempre esserci la pace. Facile da invocare e molto complessa da realizzare. O strumentalizzata. Ma quando, e perché, la pace ha iniziato ad apparire così debole? La questione è cruciale. Ed è al centro di un piccolo saggio di Rocco d’Ambrosio, professore di Filosofia politica alla facoltà di Filosofia della Pontificia università gregoriana di Roma. S’intitola: “Di guerra in guerra – La debolezza della pace” (Edizioni Studium, 120 pagine). Le sue parole spogliano innanzitutto le guerre da qualsiasi intellettualizzazione, mostrandole per ciò che sono: qualcosa, appunto, che toglie la vita a persone, comunità, istituzioni. Di fronte a questa chiara consapevolezza, «volere la pace non è mai un pio desiderio – scrive l’autore – ma è sempre un
impegnarsi, ad ogni livello, perché la politica promuova il bene di tutti e dappertutto, con interventi di sviluppo, senza assoggettarsi alle logiche delle multinazionali, specie di armi e di petrolio». Sebbene la questione della pace tocchi l’antropologia, l’etica, la teologia, la sociologia, le scienze politiche, è possibile tracciare delle linee entro cui iniziare un ragionamento. La
prima è che la pace interpella sempre la dimensione della singola persona: «È stato Platone a porre il più solido fondamento per
l’analisi della conflittualità umana – scrive D’Ambrosio – Questa nasce non nelle Istituzioni, ma nella persona». Aggressività e desiderio di distruttività ci appartengono, sono istinti. Diventare uomini e donne di pace, allora, è possibile solo dopo aver imparato a gestire la guerra dentro di sé. «L’attuazione di soluzioni pacifiche non può essere affidata a persone a metà, a Istituzioni a metà. Per volere, con tutti sé stessi, la pace, bisogna passare da personali esperienze forti che ci hanno formato e cambiato
in bene». Alla pace, insomma, bisogna educarsi. Uno di motivi per cui essa è debole è che invece oggi sembra vincere «un deficit di pensiero, cuore e virtù, e un dilagare della stupidità», intesa come «una perdita dell’autonomia di giudizio, una difficoltà a ragionare ed elaborare un pensiero, un conformismo di basso profilo culturale e amplificato dai social». La debolezza
della pace si riconduce poi ad altre motivazioni, come «il caos che regna sovrano nella mente e nel cuore di diverse persone, come nella vita di diverse Istituzioni», «la crisi che investe la classe dirigente nazionale e internazionale». E poi, spesso, «il no alla guerra è solo emotivo e non accompagnato da un pensiero motivato e forte». Ogni ragionamento sulla pace deve infatti tenere a mente una molteplicità di situazioni. Ad esempio: esistono casi in cui la violenza diventa legittima? Dove si ferma il monito evangelico del «Porgi l’altra guancia»? È giusto detenere armamenti, in caso di possibili, future aggressioni, e del dovere di ciascuno di
proteggere chi è più debole? Come si collocano la giustizia, l’ordine e la sicurezza, rispetto alla pace? Le pagine di D’Ambrosio aiutano a ricordare che l’impianto teorico per rispondere a queste domande esiste. Così come le leggi internazionali, le strutture di pensiero e di morale, le istituzioni interstatali. Alcune, come le Nazioni Unite, sono certamente da riformare. Ma è ad esse che si può continuare a guardare. «La pace richiede necessariamente uno sforzo di ragione, diritto e morale», sintetizza D’Ambrosio. Tutto il contrario di un’operazione debole.
È disponibile su
https://www.edizionistudium.it/libri/di-guerra-guerra
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