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Rapporto choc: i cambiamenti climatici provocano 467 “piaghe”, di Andrea Di Stefano

creato da Paolo Iacovelli ultima modifica 06/12/2018 10:26
La rivista Nature Climate Change ha analizzato 3300 studi sul clima. Ha individuato centinaia di effetti negativi. Che coinvolgeranno la metà della popolazione mondiale…

Un nuovo rapporto choc. A pubblicarlo questa volta è Nature Climate Change che, nell’articolo certifica i rischi per la salute umana prodotti dai cambiamenti climatici. Per stimare gli effetti gli autori – una ventina di ricercatori di tutto il mondo, tra i quali spicca il climatologo inglese Ed Hawkins responsabile del progetto di open science Climate Lab Book, hanno passato al setaccio più di 3300 studi e ricerchepubblicate a partire dal 1980 sul clima.

89 capitoli, 10 fenomeni, 6 ambiti di vita

Sono stati identificati dieci fenomeni che toccano sei aspetti cruciali della vita umana: salute, alimentazione, economia, acqua,infrastrutture e sicurezza declinati in 89 sotto capitoli.

L’analisi ha permesso di identificare 467 differenti effetti negativi: dai decessi e le malattie causate dalle inondazioni, incendi e ondate di calore alla distruzione di infrastrutture per effetto di eventi estremi e crescita dell’acqua, dalla perdita di posti di lavoro e la diminuzione della produttività alla crisi del turismo causata dall’acidificazione dei mari e la deforestazione.

Marsiglia senz’acqua, Sidney e Los Angeles pure

Nel 2100, se le emissioni di CO2 continuassero al ritmo attuale, ad esempio, Marsiglia dovrebbe far fronte a un aumento del riscaldamento globale, siccità, ondate di calore e incendi, un innalzamento del livello del mare, una riduzione della disponibilità di acqua potabile e cambiamenti del mare (temperatura, acidità e ossigeno), la cui forza cumulativa sarà equivalente a tre dei rischi più estremi mai registrati in qualsiasi parte del mondo.

Altrove nel mondo, Sydney e Los Angeles si troveranno ad affrontare la stessa situazione, il Messico con quattro pericoli cumulativi di massima intensità e la costa atlantica del Brasile a cinque.

«Questa ricerca conferma che il costo dell’inazione supera di gran lunga il costo della lotta ai cambiamenti climatici», ha dichiarato Michael Mann, climatologo dell’Università della Pennsylvania (USA). Possiamo ancora limitare i danni e le sofferenze future se agiamo rapidamente e in modo determinato per ridurre le emissioni di carbonio.

Governi inerti, soluzioni dal basso

Ma di fronte ai governi «a rischio di retrocedere da un momento all’altro», la soluzione potrebbe venire dal basso, afferma Camilo Mora, professore associato del dipartimento di geografia, Università delle Hawaii e primo autore dello studio: «gli standard sociali ci renderanno tutti più consapevoli delle nostre emissioni e della necessità di limitarle insieme. mentre i politici dovranno allinearsi per trovare soluzioni senza le quali non saranno eletti».

Gli scienziati hanno realizzato una serie di mappe interattive, dalla temperature dell’acqua e del livello del maree agli incendi. E tre video che evidenziano chiaramente cosa cambierebbe tra lo scenario attuale (business as usual) e se si introducessero interventi per una mitigazione moderata o una mitigazione più consistente.

CO2, nuovi picchi in atmosfera

All’origine dei fenomeni il picco di CO2 nell’atmosfera. I gas serra hanno raggiunto nuovi picchi di concentrazione atmosferica nel 2017, in particolare la CO2, che è di gran lunga il più grande contributore al riscaldamento globale.

L’anno scorso, la concentrazione di anidride carbonica ha raggiunto405,5 ppm (parti per milione), con un aumento dello 0,32% rispetto al 2016 e del 5,66% rispetto al 2007 (quando era 383,79 ppm).

Prima del periodo industriale, quindi alla fine del 19° secolo, la concentrazione di CO2 era in media di 278 ppm ed era rimasta stabile per migliaia di anni prima di aumentare a causa delle attività umane: la combustione di carbone, petrolio, la produzione di cemento, i trasporti e la deforestazione.

l trend dell’aumento della concentrazione di CO2 nell’atmosfera è emblematico: siamo partiti da 0,86 ppm all’anno per gli anni ’60, di 1,90 ppm per gli anni 2000, e abbiamo raggiunto 2,39 ppm all’anno per il periodo 2010-2017.

Cambiamenti climatici, conseguenze irreversibili

«I dati scientifici sono inequivocabili. Senza una rapida riduzione delle emissioni di gas serra, comprese le emissioni di CO2, i cambiamenti climatici avranno conseguenze irreversibili e sempre più distruttive per la vita sulla Terra», ha affermato l’Organizzazione meteorologica mondiale (WMO), un’agenzia delle Nazioni Unite. «L’ultima volta che la Terra aveva un contenuto di CO2 paragonabile era da 3 a 5 milioni di anni fa: la temperatura era più alta di 2 o 3 °C e il livello del mare era 10 a 20 metri dal livello attuale», ha aggiunto il segretario generale dell’OMM Petteri Taalas.

https://valori.it/rapporto-choc-i-cambiamenti-climatici-provocano-467-piaghe/

Solo dodici anni per invertire la rotta

«La sfida per arrestare il surriscaldamento del pianeta e limitare l’innalzamento delle temperature sotto gli 1,5-2 gradi centigradi come stabilito nel 2015 a Parigi è sempre più ardua, e il tempo a disposizione sempre più limitato». Il monito viene dal club di Kyoto, un’organizzazione creata nel 1999, con attori impegnati nel raggiungimento degli obiettivi di riduzione delle emissioni di gas-serra assunti con il Protocollo di Kyoto, il cui direttore scientifico Gianni Silvestrini partecipa ai lavori della conferenza sul clima Cop 24 che si svolge a Katowice. «Siamo di fronte a un’accelerazione senza precedenti dei cambiamenti climatici e a rischiare non sono più solamente le generazioni future, ma anche la nostra», ha avvertito Silvestrini, secondo il quale occorre «agire in fretta». Il panel di esperti dell’Onu sui cambiamenti climatici, ricorda l’esperto, afferma che «rimangono solo dodici anni per invertire la rotta: è necessario che in questo lasso di tempo la comunità internazionale riesca a darsi degli obiettivi più ambiziosi e tagliare drasticamente le emissioni climalteranti entro il 2030. Siamo in una fase molto delicata», conclude.

Invitata a partecipare al summit, l’ex astronauta statunitense Mae Jemison ha lanciato anche lei un appello a «una presa di coscienza» sulla minaccia rappresentata dal cambiamento climatico. Pur se la lotta contro il cambiamento climatico è «probabilmente il problema più importante» che l’umanità abbia mai dovuto affrontare, «dobbiamo risolverlo ed è veramente essenziale capire che è il problema di noi tutti», ha poi proseguito la prima astronauta afroamericana a essere andata nello spazio. Un parere condiviso dal capo della stazione spaziale internazionale Alexander Gerst, che ha ricordato in un messaggio indirizzato ai partecipanti che «non abbiamo un pianeta B» a nostra disposizione.

http://www.osservatoreromano.va/it/news/solo-dodici-anni-invertire-la-rotta

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