Tu sei qui: Home Meditando In articoli e commenti, scelti da noi Quel dietrofront del Governo sul Patto Mondiale per i Migranti dell'ONU, di Alberto Laggia

Quel dietrofront del Governo sul Patto Mondiale per i Migranti dell'ONU, di Alberto Laggia

creato da Paolo Iacovelli ultima modifica 30/11/2018 10:48
Il premier Conte, dopo l'altolà di Salvini, è costretto a tornare sui suoi passi ritrattando l'appoggio dell'Italia al Global Compact delle Nazioni Unite, che vuole creare un'intesa multilaterale per governare le migrazioni. "Lo deciderà il Parlamento"...

“Global Compact” sì. Anzi, no. Anzi, ni. Il governo italiano ha fatto un clamoroso dietrofront sul sostegno, già dichiarato solo due mesi fa, al “patto” internazionale voluto dall’Onu per fronteggiare la questione migratoria  a livello globale, per contrastare  il traffico di esseri umani e la xenofobia, noto anche come Global Compact for Migration”.

A spiazzare tutti, a partire dal M5S, convintamente favorevole a firmare il trattato, è stato il vicepremier Matteo Salvini che ha dichiarato il netto dissenso della Lega: il governo italiano, ha affermato il vicepremier,  non firmerà alcunchè e non andrà a Marrakech i prossimi 11 e 12 dicembre per la Conferenza intergovernativa che dovrebbe sancire l’intesa Onu, sebbene in modo non ancora vincolante. “Deve essere l’Aula a discuterne. Il governo italiano farà scegliere il Parlamento", ha detto il ministro dell’Interno.

Il presidente del Consiglio Conte ha dovuto, così, rettificare la posizione italiana in una nota in cui si dice che il Global Compact "è un documento che pone temi e questioni diffusamente sentiti anche dai cittadini: riteniamo opportuno, pertanto, parlamentarizzare il dibattito e rimettere le scelte definitive all'esito di tale discussione, come pure è stato deciso dalla Svizzera".

A Marrakech, quindi - aggiunge Conte - il Governo non parteciperà, riservandosi di aderire o meno al documento solo quando il Parlamento si sarà pronunciato". Imbarazzato, ennesimo  dietrofront rispetto alla posizione assunta il 26 settembre scorso davanti l’assemblea generale dell’Onu, in cui il premier il premier  aveva dichiarato “il sostegno dell’Italia al “Patto” lanciato dalle Nazioni Unite”.  Non si sono fatte attendere le durissime reazioni del Centrosinistra:  È un cambio di posizione sostanziale che fa ulteriormente perdere credibilità all'Italia, dopo la brutta figura sulla manovra", ha dichiarato il capogruppo Dem, Graziano Del Rio. Rincara la dose Laura Boldrini (Leu), già portavoce per l’Italia dell’Unhcr: "Il Global Compact, il cui esito non è vincolante, vuole solo essere un forum per trovare le soluzione e l'Italia si lamenta sempre di essere lasciata sola e quando c'è l'occasione non va all'incontro, smentendo clamorosamente il presidente del Consiglio: è gravissimo".

Il Global Migration Compact è  il progetto adottato al Palazzo di Vetro che il 19 settembre 2016  ha definito un testo  intitolato “Dichiarazione di New York su migranti e rifugiati”. Il testo contiene  alcuni principi e impegni per affrontare al meglio le crisi migratorie. I 193 membri dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite lo hanno sottoscritto all’unanimità, come primo passo per arrivare alla firma definitiva del Global Compact. Tra i principi affermati nel patto sta la solidarietà nei confronti  dei rifugiati e dei profughi, riaffermando l’aiuto ai Paesi che siano interessati ai movimenti migratori di massa.

Rispetto  all’iniziale impegno del 2016 a fare per primo dietrofront è stato il presidente Usa Donald Trump; a seguire il “gruppo di Visegrad”, Repubblica Ceca, Ungheria, Slovacchia e Polonia, quindi ancora Austria, Bulgaria, Croazia,  Israele e Australia. La Svizzera ha annunciato che non andrà a Marrakech, lasciando la decisione sull’adesione al parlamento. Proprio come pare aver  deciso in queste ore anche l’Italia.

Eppure  è sotto gli occhi di tutti che quello di raggiungere uno strumento di cooperazione multilaterale, capace di gestire le migrazioni, soprattutto quelle forzate, e governare la mobilità umana, è un obiettivo assolutamente indispensabile. E non ancora raggiunto a causa, in primis, di spinte contrarie  che puntano al controllo delle frontiere, al contrasto dei flussi irregolari da parte dei governi nazionali. Che le migrazioni siano un fenomeno planetario, epocale, lo dicono i numeri: secondo le Nazioni Unite  dei sette miliardi e 600 milioni  di persone che sono la popolazione mondiale a fine 2017, oltre uno su trenta è un migrante, cioè 258 milioni di individui; e secondo una stima dell’Onu nel 2050, quando gli abitanti della terra saranno  9,8 miliardi, i migranti saranno 469 milioni. I cosiddetti “migranti forzati” che abbandonano cioè i propri Paesi non per motivi economici, sono saliti  nel 2017 a 68 milioni, il doppio  preciso rispetto a soli 20 anni fa. Come ricorda il dossier statistico immigrazione 2018 redatto dal Centro Studi e Ricerche Idos, contrariamente,  a quanto comunemente si pensi,  l’accoglienza dei rifugiati  grava in misura massiccia (85% dei casi) sui Paesi in via di sviluppo : per il quarto anno consecutivo, a causa della guerra nella confinante Siria e degli accordi con la Ue, è la Turchia ad ospitarne il numero maggiore (3,5 milioni, a cui si aggiungono 300 mila richiedenti asilo), seguita dal Pakistan con 1,4 milioni, dall’Uganda 1.350 mila, dal Libano con un milione di rifugiati, quasi tutti siriani, e dall’Iran 980 mila (quasi tutti afghani). Se si considera l’incidenza  dei rifugiati  sulla popolazione residente, il primato spetta al Libano (dove il rapporto è di uno a sei abitanti).

In questo contesto, la Chiesa cattolica da tempo sta dando il suo apporto di idee, progetti ed esperienze di accoglienza. E ha salutato positivamente fin dal suo nascere l’iniziativa del Global Compact, portando un contributo  proprio con i cosiddetti “Venti punti d’azione pastorale”, approvati da Papa Francesco,   che sintetizzano le “buone pratiche” adottate dal Vaticano nei confronti dell’accoglienza di migranti e rifugiati.

"Dobbiamo portare questo tesoro della Chiesa - ha affermato padre  Michael Czernpadre Czerny, sottosegretario della Sezione Migranti e Rifugiati del Dicastero vaticano per lo Sviluppo umano integrale - dentro il consesso delle consultazioni. Così siamo molto contenti di vedere che il Patto sulle migrazioni non soltanto riflette punti importanti del nostro documento ma anche l'approccio, lo stile. Questi venti punti sono principi e valori che tutti gli uomini di buona volontà possono accordare ai migranti. Nel nostro desiderio di promuovere il dialogo e la cultura dell'incontro, esortiamo a non lasciare che la paura, che ha le sue ragioni, decida. Questo è il problema. Siamo contenti della esperienza intergovernativa, dell'approccio multilaterale. È una chiave indispensabile per arrivare a soluzione dei problemi".

 

http://www.famigliacristiana.it/articolo/dietrofront-del-governo-sul-patto-mondiale-sui-migranti-voluto-dall-onu.aspx

 

Vi spiego il corto circuito del governo sul Global Compact. Parla De Luca, di Isabella Nardone

Intervista a Valerio De Luca, fondatore e direttore esecutivo del Global Sustainability Forum sulle mosse del governo dopo la decisione di non firmare il documento Onu sulla gestione dell'immigrazione e l'accoglienza dei richiedenti asilo, rimandando la decisione al Parlamento…

Sul Global Compact “facciamo come la Svizzera”. Così il vicepremier e ministro dell’Interno Matteo Salvini ha annunciato ieri alla Camera che il governo non avrebbe partecipato al summit internazionale di Marrakech sulle migrazioni. “Siamo in campagna elettorale (per le elezioni europee ndr), ovviamente Salvini già da tempo giganteggia su varie prese di posizione e il suo ‘sconfinamento’ in questo campo dimostra ancora una volta la chiave politica del governo”, risponde Valerio De Luca, fondatore e direttore esecutivo del Global Sustainability Forum.

L’obiettivo dell’esecutivo guidato da Giuseppe Conte è quello di parlamentarizzare il dibattito sulla sottoscrizione del documento Onu (proprio come ha fatto la Svizzera a riguardo) che stabilisce le linee guida per la gestione dell’immigrazione e l’accoglienza dei richiedenti asilo. Una decisione imprevista che ha sollevato due fronti contrapposti alla questione: da una parte la squadra compatta della Lega, apertamente in opposizione con la firma dell’accordo. Dall’altra il M5s, che con le dichiarazioni del presidente della commissione Affari costituzionali Giuseppe Brescia, non si è mostrato convinto di questo cambiamento di rotta. D’altra parte, al Parlamento europeo Lega e M5s hanno votato in maniera del tutto opposta sulla questione: il primo con voto contrario e il secondo a favore della firma del documento Onu.

Il governo rischia di spaccarsi sul Global Compact?

Non proprio. Più che altro questo mostra la compattezza della Lega nell’andare avanti su certi punti. Mentre evidenzia allo stesso tempo le divisioni interne al M5s, che per ragioni politiche nazionali si è adeguato alla Lega. E poi c’è anche la figura di Roberto Fico, che è un po’ l’anima di sinistra del Movimento e traina i voti verso una certa direzione. Dunque le ragioni stesse per cui la Lega continua a crescere nei sondaggi mentre il M5s o arretra o si ferma su certe posizioni mostrano la chiave politica della situazione attuale.

Enzo Moavero Milanesi inoltre, in precedenza, si era espresso a favore del Global Compact. Quella di Salvini possiamo definirla un po’ “un’invasione di campo”?

Siamo in campagna elettorale (per le elezioni europee ndr) e ovviamente Salvini già da tempo giganteggia su varie prese di posizione. Se il cavallo di battaglia del M5s è il reddito di cittadinanza, la Lega non si sposta sulla sua direttiva sull’immigrazione e sul suo contenimento. Dunque il suo “sconfinamento” in questo campo dimostra ancora una volta che ci sono queste due ancore sicure. In ogni caso sia Moavero che lo stesso Tria possono pure avanzare delle proposte, ma ora come ora è la chiave politica che vince. Oltretutto non dimentichiamo che Moavero resta espressione del Quirinale ed è indubbio che la contrapposizione ancora esista. Tutto comunque è fatto al fine della campagna elettorale per le europee.

Chi ne uscirà indebolito?

Ne esce senza dubbio indebolito il M5s e rafforzata la Lega. Ricordiamo che anche i Paesi di Visegrad hanno votato contro la firma del Global Compact: questo è un altro elemento importante che fa prevedere le alleanze per la prossima Commissione. Se si va a consolidare quel gruppo sarà interessante capire che ruolo giocherà l’Italia in questo senso.

A livello internazionale cosa comporterebbe la nostra assenza al summit di Marrakech?

È un’assenza voluta e la leggo sempre in coerenza con una decisione di non entrare a far parte di un certo tipo di accordi. Un’assenza che vale come come un silenzio assordante, che conterà. Mancano davvero pochi mesi alle elezioni europee probabilmente questo vuole essere un segnale chiaro. Quindi, mentre altre volte non siamo proprio stati invitati (penso al vertice tra Merkel e Macron), posso immaginare che questa volta l’assenza sia dovuta da una scelta politica chiara. Dobbiamo ricordare che questo è un governo politico e i tecnici come Moavero e Tria non hanno il peso politico necessario per sostenere queste posizioni.

Secondo lei nella prossima discussione parlamentare sul tema dove penderà l’ago della bilancia?

Assolutamente verso la Lega. Da un lato abbiamo la capacità politica di fare le cose e mantenere dritta la barra. La Lega è compatta all’interno: se litigano non lo fanno vedere e comunque c’è una chiara leadership all’intero. Dall’altro lato c’è una spaccatura nel Parlamento europeo e indebolimento anche dovuto alla vicenda del padre di Di Maio e dalle correnti interne (primo tra tutti Fico). Tutto questo agli occhi dell’opinione pubblica conta. La Lega continuerà in qualche modo a crescere fino ad arrivare alle elezioni di maggio. E l’anno successivo, secondo me, se le cose continueranno ad andare in questo senso si potrebbe anche andare ad elezioni, come, tra l’altro, qualcuno già dice.

https://formiche.net/2018/11/global-compact-governo-salvini-de-luca/

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