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Il potere come narcotico, di Rocco D'Ambrosio

creato da direttore ultima modifica 20/10/2018 19:03
E' importante riconoscere le nostre piccole e grandi porzioni di potere e applicare un po’ di vigilanza per non fare, del potere, il nostro narcotico...

 

Il Vangelo odierno: In quel tempo, si avvicinarono a Gesù Giacomo e Giovanni, i figli di Zebedèo, dicendogli: «Maestro, vogliamo che tu faccia per noi quello che ti chiederemo». Egli disse loro: «Che cosa volete che io faccia per voi?». Gli risposero: «Concedici di sedere, nella tua gloria, uno alla tua destra e uno alla tua sinistra».

Gesù disse loro: «Voi non sapete quello che chiedete. Potete bere il calice che io bevo, o essere battezzati nel battesimo in cui io sono battezzato?». Gli risposero: «Lo possiamo». E Gesù disse loro: «Il calice che io bevo, anche voi lo berrete, e nel battesimo in cui io sono battezzato anche voi sarete battezzati. Ma sedere alla mia destra o alla mia sinistra non sta a me concederlo; è per coloro per i quali è stato preparato».

Gli altri dieci, avendo sentito, cominciarono a indignarsi con Giacomo e Giovanni. Allora Gesù li chiamò a sé e disse loro: «Voi sapete che coloro i quali sono considerati i governanti delle nazioni dominano su di esse e i loro capi le opprimono. Tra voi però non è così; ma chi vuole diventare grande tra voi sarà vostro servitore, e chi vuole essere il primo tra voi sarà schiavo di tutti. Anche il Figlio dell’uomo infatti non è venuto per farsi servire, ma per servire e dare la propria vita in riscatto per molti» (Mc 10, 35-45).

20 ottobre 2018. "Potere" è la parola che attraversa tutto il brano odierno. Giacomo e Giovanni chiedono a Gesù più potere, addirittura nell'aldilà, dove vorrebbero sedere alla sua destra e alla sua sinistra. Vi sembra poco? Per la questione "potere" gli altri si indignano con i due. E parliamo degli apostoli! Figuriamoci per i comuni mortali. Il brano fa pensare a una sorta di desiderio diffuso che emerge un po' in tutti, nessuno escluso. Perché è cosi: tutti abbiamo quote di potere (famiglia, relazioni, società, lavoro, politica, comunità di fede religiosa ecc.) e ne vorremmo di più.

Lo psicologo Kets De Vries ha scritto che “il potere è un grande narcotico: da vita, nutre, ci rende schiavi”. Sono sostanzialmente d'accordo con lui e credo che dichiararsi immuni è una grande stupidaggine. Dovremmo, quindi, riconoscere le nostre piccole e grandi porzioni di potere e applicare un po’ di vigilanza per non fare, del potere, il nostro narcotico.

Nella risposta di Gesù è contenuto qualche fondamentale consiglio per non farsi narcotizzare dal potere. Gesù non nega a Giacomo e Giovanni il potere richiestogli. Tuttavia gli pone una strada difficile: bere il calice che lui sta per bere, ossia la passione e morte. Inoltre gli ricorda che il sommo potere appartiene al Padre, né a Lui, Suo Figlio, né tantomeno ai capi di questo mondo. Ed è il Padre che poi decide chi di là deve avere più potere e chi meno.

Gesù marca la differenza tra il modo di vivere il potere nel mondo e quello nella Chiesa. Il Vangelo di Marco dice “tra voi però non è cosi”, quello di Luca: “voi però non fate così” (Lc 22, 26). Lasciamo agli esegeti chiarirci i problemi di versione differente. Credo che a noi faccia bene riflettere sul fatto che da una parte Gesù dica che il potere vissuto da chi crede in Lui non è simile alle altre forme; dall’altra ricorda che non possiamo assolutamente fare come gli altri, quelli che non credono, nell’esercitare il potere.

Sono giorni in cui assistiamo a uno scadere della prassi politica, che forse non ha eguali nella storia del nostro Paese. Parole sacrosante come “popolo, poveri, migranti, democraziae cosi via vengono usate solamente per spadroneggiare e ingannare. Chi ci salverà da questa deriva?

E’ importante riprendere a formarci alla politica, riprendere a partecipare, imparare a valutare chi ci governa, operare un continuo discernimento, quando votiamo e quando partecipiamo. Insegna la Arendt che nel valutare dobbiamo collegare parole e gesti: “Il potere è realizzato solo dove parole e azioni si sostengono a vicenda, dove le parole non sono vuote e i gesti non sono brutali, dove le parole non sono usate per nascondere le intenzioni ma per rivelare realtà, e i gesti non sono usati per violare e distruggere, ma per stabilire nuove relazioni e creare nuove realtà”.

Rocco D’Ambrosio

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