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E ora mi candido!
Si vive “per” la politica, oppure “di” politica
E ora mi candido! È il titolo della lezione con cui don
Rocco D’Ambrosio ha chiuso il secondo anno della Scuola
all’impegno Politico organizzata dal Laboratorio Culturale
“Pensare Politicamente” in collaborazione con la Pastorale
Sociale della Diocesi di Altamura – Gravina – Acquaviva. Il
caso ha voluto che questa frase è quella più attuale in
questo momento stante l’arrivo delle prossime consultazioni
elettorali sia provinciali che europee. Don Rocco questa
volta ha cercato, e ci è riuscito magnificamente, di
appassionare gli studenti presenti su come valutare coloro
che vogliono impegnarsi in politica prendendo in esame le
valutazioni che Max Weber fece nel suo libro “Polik als
Beruf ( La politica come professione e vocazione)” scritto
nel 1919. Weber nel suo libro mette in sintonia i vari
aspetti del potere e della politica, dando a quest’ultimo il
significato di “aspirazione alla partecipazione al potere
oppure all’influenza sulla partecipazione del potere, sia
tra Stati, sia all’interno di uno Stato, sia tra gruppi di
uomini compresi all’interno dei suoi confini”. Mette il
distinguo tra il “di” e “per” la politica. Infatti ci sono
due modi di fare della politica una professione (Beruf). Si
vive “per” la politica, oppure “di” politica. La
contrapposizione non è affatto esclusiva. Di regola, anzi,
si fanno almeno idealmente, ma per lo più materialmente,
entrambe le cose; chi vive “per” la politica, nel senso
interiore, progetta “la sua vita a partire da essa”; egli o
gode il semplice possesso della potenza che esercita, oppure
alimenta il proprio equilibrio e il sentimento di sé con la
coscienza di dare un senso alla propria vita attraverso il
servizio di una “causa”. In questo senso interiore, ogni
uomo serio che vive per la propria causa vive anche di
questa causa. La differenza si riferisce anche a un lato
molto più grossolano della questione e cioè economico. “Di”
politica come professione vive chi aspira a fare della
politica una duratura fonte di guadagno; “per” la politica
invece vive colui il quale le cose non stanno in questi
termini. Come possiamo notare nonostante Weber abbia scritto
questo libro novantenni fa, i suoi pensieri sono di una
contemporaneità spaventosa. Quello che manca oggi da parte
di noi elettori, è la verifica del mandato dato. Il
qualunquismo che serpeggia in molti di noi, ci porta a
scegliere un qualsiasi candidato non basandoci sulle sue
competenze professionali, sulla sua maturità personale
psicologica ed etica, la scelta viene fatta con
superficialità “l’ho votato perché era il primo nome che mi
ricordavo”, per interessi personali “mi può dare una mano
dopo”. Ma quello che fanno durante il loro mandato diventa
tabù per noi, non ci viene comunicato ne ci interessiamo, è
come se si firmassero delle cambiali senza sapere se alla
scadenza sia stata saldata. Pochi assistono a presenza in
consigli comunali da parte di molti consiglieri solo come
numero, pronti a votare senza sapere molte volte cosa stanno
votando. Ecco perché chiunque oggi pensa tra se “ora mi
candido”, deve avere come punto fondamentale la fedeltà al
mandato ovvero la responsabilità delle proprie decisioni e
quindi sapere delle conseguenze prevedibili del proprio
agire.
Nicola Corrado Salati |
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“Se se ne parla vuol dire che esiste”
Benvenuti nella nostra scuola se … vi
interessano questi temi e questo tipo di formazione!
Il modo di
dire “ se se ne parla vuol dire che esiste” calza a pennello
su quello che sta succedendo intorno alla scuola di politica
che l’Ufficio Pastorale Sociale e il laboratorio culturale
“Pensare Politicamente” hanno organizzato a Gravina. Su di
essa si sta dicendo di tutto, che è di parte, che vuole far
nascere un nuovo soggetto politico, ecc.. Proprio per
sgombrare il campo da queste nuvole nere, che abbiamo
pensato, come organizzatori della scuola, di dare voce al
padre delle diverse scuole di politica presenti e nascenti
nella nostra regione, al direttore scientifico don Rocco
D’Ambrosio.
Don
rocco, nella prima giornata di presentazione del 2° anno
della scuola di Gravina hai detto che essa ti ha sorpreso
per il numero degli alunni e per i suoi contenuti, che cosa
volevi dire?
Mi
riferivo al fatto che la partecipazione è stata non solo
numerosa ma anche convinta. E’ questo un ottimo segno: vuol
dire che, nonostante la crisi della politica, c’è chi è
disposto ancora a dedicare tempo alla formazione. Sono
convinto che L’attuale disastro morale e culturale
dell’Italia viene da lontano; a mio avviso dalla fine degli
anni ’70. Sono gli anni in cui i maggiori partiti, DC e PCI,
non formano più sistematicamente i loro dirigenti; sono gli
anni dello smarrimento dei cattolici dopo la scomparsa di
Moro e di Paolo VI (e poi, per il PCI, di Berlinguer); sono
gli anni in cui i partiti iniziano ad occupare in maniera
pervasiva e globale tutti il luoghi del potere
(partitocrazia); sono gli anni in cui, per una errata
interpretazione del Vaticano II le comunità spesso si
rifugiano in forme di spiritualismo e disimpegno sociale e
politico; sono gli anni in cui la mafia rafforza il suo
legame con la politica a tutti i livelli. Forse si è
riflettuto poco sulla crisi culturale, di cui la situazione
scolastica e universitaria rappresenta solo l’aspetto più
evidente. In genere si studia poco e male. La scuola vuole
aiutare a riflettere e formarsi. Non altro. Alle teste semi
vuote prodotte dalla scuola e dall’università, passando per
famiglie poco formate, subentra la televisione che finisce
di riempirle con calcio, veline e reality a tutto spiano.
Consegue poi che i cittadini italiani trattano la politica e
i più seri problemi sociali e politici come il tifo da
stadio, quando non li trattano come occasione per
arricchirsi. In un popolo a cui è stata rubata la tradizione
culturale, specie in termini socio-politici, non sorprende
affatto che la demagogia, le menzogne e le mistificazioni
trovino accoglienza più di quello che si crede. La politica
dello spettacolo e/o degli interessi ha spesso la meglio
perché mancano strumenti per distinguere un onesto e
competente politico da un demagogo venditore di frottole.
Benvenuti nella nostra scuola se … vi interessano questi
temi e questo tipo di formazione!
Gli
argomenti come vengono individuati?
Essi
vengono individuati sulla base di un itinerario che abbiamo
sperimentato da più anni, diviso in tre anni con tre temi
fondamentali: i fondamenti della politica, le autonomie
locali e il villaggio globale.
Passiamo ai docenti. La loro scelta si basa sulla loro
posizione politica o in base alla loro esperienza, alla loro
professionalità e al modo di presentare gli argomenti?
I docenti
sono tutti provenienti dal mondo accademico laico ed
ecclesiastico. Sono scelti per provata cultura, qualità
professionale e capacità comunicativa.
Sei
conosciuto come una persona schietta, sincera e senza peli
sulla lingua, pensi anche tu che la scuola abbia una sua
identità politica, sia schierata politicamente?
La scuola
non ha nessuna identità politica, non prepara quadri di
partito, né liste per prossime elezioni. E’ solo un luogo di
formazione. Né più né meno. Chi ci vuole vedere altro ha
problemi… di interpretazione!
Vorrei
concludere con le parole di Luigi Sturzo; politico che negli
ultimi anni è stato più citato che studiato.
«La politica
– scriveva don Luigi -
è sintesi di teorie e di interessi, di
principi e di fatti; la politica è vita nel senso più
completo della parola. Il cittadino e uomo di parte deve
essere educato non con i favori ma con la giustizia; non con
le pretese di privilegi e vantaggi individuali, ma con
l'assistenza nel far valere i propri diritti». E’ questo il
nostro intento.
La forza di don Rocco sta proprio nel
comunicare in poche frasi quello che altri, in male modo,
avrebbero detto con fiumi di parole. Come organizzatori
della scuola di formazione all’impegno politico speriamo,
con questa intervista, di aver contributo a tranquillizzare
gli animi a tutti coloro che si erano fatti un concetto
sbagliato di essa.
Nicola Corrado Salati (referente per Altamura
della segreteria della suola) |
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L’arte di costruire il futuro
“dieci parole in più sono dieci possibilità di potere in
più”
Anche quest’anno il
Laboratorio Culturale “Pensare Politicamente” in
collaborazione con l’Ufficio di Pastorale Sociale della
Diocesi di Altamura organizzano la Scuola di Formazione
all’Impegno Politico “L’arte di costruire il futuro” presso
l’Auditorium “Chiostro san Sebastiano” della Parrocchia SS.
Crocifisso di Gravina. Il 3 ottobre, don Rocco Dambrosio
docente di Etica politica presso la Pontificia Università
Gregoriana e la Facoltà Teologica Pugliese di Molfetta
nonché direttore scientifico, ha presentato il programma
dell’attività 2° anno di vita della scuola contestualmente
alla presentazione del suo libro “Il potere e chi lo
detiene”. Da una prima analisi, la scuola di Gravina ha
sorpreso sia per la sua partecipazione numerica che per i
suoi contenuti. Quest’anno si parlerà molto di autonomie
locali come esperienza più diretta e più vicina alla
politica cioè Comune, Provincia e Regione. Si cercherà di
capire meglio come funzionano queste tre Amministrazioni con
una visita materiale in un comune della diocesi. Si
affronteranno temi come il federalismo, gli istituti di
partecipazione (difensore civico), il lavoro, la sanità, ci
sarà una lezione sul Parco dell’Alta Murgia e per finire una
lezione sul tema della partecipazione diretta alla vita
politica. Perché don Rocco ha voluto incrociare l’inizio
della scuola con il suo libro sul potere? Il tema “potere” è
sempre visto come un tabù, non si ama molto scendere nello
specifico, chi esercita un potere è preso dalla gestione del
potere, della responsabilità, chi non ce l’ha ma è in
relazione al potere pensa “ so che c’è ma non mi riguarda”.
Don Rocco nella prima parte del libro tratta il potere dal
punto di vista antropologico. Chi ha il potere è prima di
tutto una persona di cui molte volte si dimentichiamo.
Ognuno esercita il potere come egli è, non cambia la persona
la svela (Aristotele). Luogo comune “ si è montato la
testa”. Shakespeare diceva “il potere è una scena del
mondo, è un palcoscenico”, è il luogo dove “viene
svelato le zone d’ombra della persona” (Jong). Il
palcoscenico ha un effetto sulla persona, svela ma pone
sotto tensione, ha un grande effetto narcotico. Il potere è
la possibilità di fare qualcosa, in ogni ambiente vengono
esercitate delle responsabilità, e tutti ne siamo coinvolti.
L’altro aspetto del libro è il capire le dinamiche del
potere:la conoscenza. Don Milani diceva “dieci parole in
più sono dieci possibilità di potere in più” infatti
aveva fatto scrivere sull’ingresso della Scuola di Barbiana
“l’operaio ha cento parole, il padrone ne ha mille per
questo lui è il padrone”. Il potere passa attraverso la
conoscenza; senza conoscenza il potere lo subiamo di più,
chi ha più parole comanda di più. Don Rocco ha chiuso il suo
intervento riprendendo un momento del Vangelo “ il potere
di Gesù che lava i piedi”.
Nicola Corrado Salati |
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Politiche- come pensa la Bibbia
“Quando si dice la verità non bisogna
dolersi di averla detta. La verità è sempre illuminante. Ci
aiuta ad essere coraggiosi” (Aldo Moro)
Sabato 5 aprile nella sede del Centro
Giovanile Benedetto XIII di Gravina in Puglia si è tenuta la
lezione fiore all’occhiello della scuola all’impegno
socio-politico della nostra diocesi. Essa, aperta a tutti,
aveva come titolo “Politica- come pensa la Bibbia”, tenuta
da don Buono Maggioni, uno dei più noti biblisti d’Italia,
docente presso l’Università Cattolica Sacro Cuore di Milano,
insegnante presso il Seminario di Como. La lezione vedeva
come moderatore don Vincenzo Lopano vice direttore
dell’ufficio pastorale sociale e del lavoro e la
partecipazione del nostro Vescovo S.E. Mario Paciello. Chi
tra i duecento alunni-uditori, presenti nella sala, pensava
di assistere ad una lezione-mattone sulla politica nel libro
dei libri, è rimasto deluso. La lezione tenuta da don Bruno
è stata di una comunicatività così semplice, armoniosa, in
alcuni momenti goliardica che nessuno nelle due ore e mezza
si è annoiato. Don Bruno ha affermato che la bibbia è
“umana”, perché parla dell’uomo, del rapporto tra uomo e Dio
iniziando proprio della pagina sulla creazione. Nel suo
linguaggio in questa pagina si afferma che Dio ha creato il
mondo mettendo ordine, Dio è padrone di tutte le cose,
infatti chi utilizza la frase “mi son fatto da me”, dice una
bestemmia, non apprezzando la gratuità di Dio nei suoi
confronti, infatti, Egli gli affida il mondo. Dio ha creato
l’uomo in relazione con gli altri. Oggi l’uomo pensa solo
alla produzione, alla competizione. Il momento più bello è
stato quando don Bruno ha relazionato il salmo n°8: “O
Signore, nostro Dio,quanto è grande il tuo nome su tutta la
terra:sopra i cieli si innalza la tua magnificenza. Con la
bocca dei bimbi e dei lattanti affermi la tua potenza contro
i tuoi avversari, per ridurre al silenzio nemici e ribelli.
Se guardo il tuo cielo, opera delle tue dita, la luna e le
stelle che tu hai fissate, che cosa è l'uomo perché te ne
ricordi e il figlio dell'uomo perché te ne curi? Eppure
l'hai fatto poco meno degli angeli, di gloria e di onore lo
hai coronato: gli hai dato potere sulle opere delle tue
mani…”. Dio in questi versetti mette al centro della
terra l’uomo, gli da il potere su tutto quello che Lui ha
creato, dandogli dignità, che non è in relazione, com’è oggi
, alla sue funzioni ( dipende dal lavoro che fai),
sbagliato! “Idolatria!”; riportando l’esempio che don Bruno
ci ha fatto “ se manca il sindaco per due mesi non
succede nulla, se manca lo spazzino per due mesi succede il
macello”. Nel nuovo testamento viene messo in risalto il
Dio che si è fatto uomo, il concetto di grandezza è
capovolto, per Gesù la grandezza è lavare i piedi, la
grandezza sta nella relazione con gli altri, nel mettersi a
disposizione degli altri. Gesù si è rilevato all’uomo
servendo, no dominando. Nella Bibbia, questo libro così
corposo, semplice ma attuale (diceva don Bruno sa di corpo
più che di spirito), il concetto vero della politica (polis)
è ben presente. Mi piacerebbe chiudere collegando una
affermazione così “banale” detta da don Bruno, cioè, che il
vero politico deve sempre dire la verità con una celebre
frase di Aldo Moro “Quando si dice la verità non bisogna
dolersi di averla detta. La verità è sempre illuminante. Ci
aiuta ad essere coraggiosi”.
Nicola Corrado Salati
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