scoprendo di Vincenzo Linarello

etica e sviluppo locale in Calabria

 

Oggi in Calabria sta nascendo un movimento di laici ispirati cristianamente, impegnati a costruire sviluppo e giustizia sociale. Questo movimento è formato: dal Progetto Policoro, promosso dalla CEI in ciascuna Diocesi del sud per aiutare i giovani disoccupati a crearsi opportunità concrete di lavoro, da tutte le cooperative e le imprese nate da tale progetto, dalla Fondazione San Bruno, fondazione episcopale regionale, dedita a promuovere politiche attive del lavoro efficaci, da tutto il movimento per il lavoro e la giustizia sociale della Locride, strettamente legato a mons. Giancarlo Bregantini, dai tre consorzi di cooperative sociali (46 in tutto) appartenenti a CGM: il Consorzio Sociale GOEL, il Consorzio CS Meridia di Cosenza, il Consorzio Mare Nostrum di Catanzaro.

 

Questo movimento è riuscito a produrre risultati molto concreti:

 

Numero Cooperative Sociali

46

Numero Cooperative non sociali

25

Numero di altre imprese

81

Numero complessivo di imprese

152

 

 

Numero totale di soci persone fisiche

726

 

 

Numero totale di occupati

1315

 

 

Ammontare del fatturato aggregato

€ 16.260.000

 

L'aspetto interessante di questi dati è che non rappresentano un'aggregazione posticcia di realtà debolmente collegate, ma bensì lo sforzo collettivo e consapevole di tante persone e iniziative che cercano di confluire in un unico progetto di sviluppo economico e sociale, che ci ha condotto a incontrarci, riflettere, programmare azioni e strategie sentendosi una vera e propria comunità di persone e imprese.

Promuovendo lavoro e imprese abbiamo imparato a conoscere profondamente la realtà quotidiana con cui la gente si continua a confrontare. Nei nostri territori non viene valorizzato chi è professionalmente competente o umanamente capace, bensì chi è in grado di esibire una chiara appartenenza a persone o gruppi in grado di scambiare fette di potere, capaci di influenzare in varia misura i nodi della vita quotidiana di ciascuno. Si tratta di appartenenza ad un determinato gruppo politico, alla massoneria, alla 'ndrangheta, ad una famiglia, ad un papà o ad un parente “che conta”, ad un uomo di potere, a uomini di Chiesa. L'appartenenza conta più della competenza: questa è l'amara constatazione di molti giovani che, per sentirsi sufficientemente valorizzati, spesso preferiscono emigrare.

Da ciò nascono tanti “valichi” per i giovani che abbiamo accompagnato. Se vogliono costruirsi un'impresa:

  1. Innanzitutto devono reperire l'informazione, che spesso viene “venduta” da personaggi che in cambio chiedono denaro o un primo assoggettamento.

  2. Ma non basta reperire le informazioni, bisogna anche saperle usare. Anche in questo caso vi è chi si offre: “non ti preoccupare, me la vedo tutto io”, che suona come una promessa di soggezione che verrà puntualmente mantenuta.

  3. Poi bisogna compiere una serie di formalità per attivare l'impresa. Tante formalità, che possono richiedere qualche settimana o mesi e mesi. Dipende... Da cosa? Dalle appartenenze che si riesce ad esibire, dalle clientele che si riesce a “comprare”.

  4. Oggi non vi è alcun finanziamento che possa fare a meno di una banca: non importa quanto sia robusta l'idea imprenditoriale, è necessario esibire garanzie patrimoniali, di molto superiori all'anticipazione richiesta.

  5. Chi sceglierà di rivolgersi ad un mercato privato dovrà poi compiere una ricerca preliminare per verificare se nel suo territorio operi un'impresa gestita da qualche mafioso o suo prestanome, pena essere destinato a chiudere in breve tempo. Se chiederà aiuti per investire nella propria azienda potrebbe ritrovarsi con funzionari o politici pronti a presentargli liste di persone da assumere e/o campagne elettorali da sostenere.

  6. Per chi si rivolgerà ad un mercato pubblico la vita diverrà ancora più dura. Storicamente il mercato più importante al sud è stato (ed è ancora) quello pubblico. Si pensi che l'importo complessivo dei bandi di gara per le sole opere pubbliche in Calabria nel 2004 ammonta a 2.422,20 milioni di euro, con una crescita del 235,1% dal 2002, una media di 1.215,19 euro annui ad abitante! (Fonte “Rapporto 2004 opere pubbliche” Regione Emilia Romagna) La competizione, in molti casi, non è fondata solo sulla qualità della fornitura, quanto piuttosto sulla qualità e quantità dei patrocini clientelari o su legami alla 'ndrangheta. Il libero mercato diventa un concetto puramente teorico. Il rischio è di vedersi richiedere, più o meno tacitamente:

- tangenti;

- liste di persone da assumere;

- pacchetti di voti;

- scambi di favori.

Ovvero combinazioni plurime di questi elementi proporzionati agli importi in gioco.

 

Certo, non sempre e non tutto è così. Ma le eccezioni abbiamo il timore che siano divenute sempre più rare ed i settori entro cui valgono queste regole sempre più ampi. Essere onesti in questo contesto diviene un'anomalia. La libera concorrenza e il libero esercizio d'impresa divengono comportamenti eroici.

I poteri. Nella Locride abbiamo anche constatato che la gente condivide profondamente la nostra proposta culturale. Ciononostante notiamo una forte resistenza al cambiamento. Molta gente è chiusa in una morsa paralizzante: da un lato vi è una disponibilità al cambiamento dall'altro c'è qualcosa che la costringe a fare esattamente il contrario di ciò che vorrebbe, conformandosi docilmente ai meccanismi sociali che magari rifiuta o rigetta.

Ne abbiamo dedotto che non è solo la cultura o la mentalità a causare le problematiche più rilevanti, bensì alcuni “sistemi di potere” o – per dirla cristianamente – alcune “strutture di peccato”, che assoggettano la gente attraverso le esigenze di sopravvivenza quotidiana.

Quando il potere si fa così pervasivo, tale da controllare tutti gli snodi più importanti della vita quotidiana, come si fa a non assoggettarsi e dire di no alle logiche mafiose e clientelari?

Come si fa a dire di no quando devi trovare un lavoro ad ogni costo per mandare avanti la tua famiglia e crescere i tuoi bambini?

Come si fa a dire di no se un tuo caro rischia di crepare in un letto d'ospedale?

Come si fa a dire di no se l'alternativa è buttare la tua famiglia e i tuoi figli nella paura e nel terrore?

Come si fa a dire di no se devi assolutamente ottenere un prestito, un certificato, un'autorizzazione perché la tua impresa non chiuda?

Come si fa a dire di no se sai matematicamente di essere escluso senza una buona raccomandazione?

Il clientelismo è spesso un percorso di “sopravvivenza” per la nostra gente, in una realtà pervasivamente dominata da queste logiche.

Un sistema di potere strutturato, dunque, spesso pensato consapevolmente per estorcere denaro e/o consenso alla gente. I soggetti di questo potere sono sostanzialmente due: la 'ndrangheta e le massonerie deviate con tutto l'indotto di cortigiani, consorterie varie e comitati d'affari, non organici ma spesso collusi.

La 'ndrangheta per molti ambienti rurali, per molti ceti popolari, spesso rimane l'unica fonte di appartenenza ad accesso (apparentemente) gratuito. Al contrario di ciò che si pensa non è solo il denaro che spinge ad affiliarsi, ma anche e soprattutto l'idea distorta del “rispetto”. Dietro le lusinghe del denaro e del “rispetto” si cela una vita d'inferno: si vive nella tensione e nella paura continua, vi è un'altissima probabilità di finire ammazzato, tanti anni della propria vita a volte sono trascorsi in carcere, non si vedono i propri figli crescere, quello che si guadagna lo si spende in processi e avvocati; si viene rispettati solo per paura e quasi mai  per amicizia vera.

Per questo da anni proponiamo ai mafiosi di dissociarsi, ci impegniamo ad offrire loro un lavoro onesto. Per non divenire servili nei confronti di chi detiene il potere proponiamo loro di far rete e far valere insieme i propri diritti.

Non discutiamo nemmeno sulle massonerie deviate su cui pende l'evidente illegalità. Esse paiono molto diffuse. Arrivano a servirsi della violenza mafiosa, ma sanno colpire a morte anche senza sparare: si servono di persone cardini in molteplici servizi pubblici e apparati dello Stato; si servono di inquisizioni punitive, per ledere soprattutto la credibilità di chi le combatte.

Ma anche il mutuo-aiuto e la solidarietà esclusiva (cioé che esclude gli altri) tra i “fratelli”, nella massoneria legale, pone grossi problemi etici in Calabria: possiamo, infatti, ammettere la possibilità teorica di una reciprocità tra membri della massoneria a Milano, dove esistono molti imprenditori che legittimamente possono usare i propri beni privati per aiutare chi desiderano. Ma, in una regione dove il potere da “scambiare” viene principalmente dalla dirigenza o dall'amministrazione della “cosa pubblica”, come è possibile aiutare un “fratello” senza violare la legge o l'etica della pubblica amministrazione? Come si comporterà, ad esempio, un massone se dovrà esaminare una richiesta, un progetto presentato da un suo “maestro” o da un suo “fratello”?

L'appartenenza massonica, inoltre, comporta un clima di segretezza – o “stretta riservatezza” - per gli iscritti, con il rischio di divenire strumento di strategie ad essi ignote, o di assumere decisioni che dovrebbero essere pubbliche il luoghi privati.

Alla solidarietà tra i “fratelli” noi contrapponiamo il concetto di “bene comune” che guarda a tutti, massoni e non, che anzi si rivolge prioritariamente a chi è più debole, a chi ha meno potere, a chi non ha la possibilità di ricambiare in alcun modo, e lo fa non in un'ottica di beneficenza ma di pari diritti, pari opportunità, pari dignità.

Alla segretezza o riservatezza noi contrapponiamo l'apertura, chiara, sincera, trasparente, verso tutti, ancor di più se si ricoprono responsabilità pubbliche o private. Le appartenenze vere sono da scambiare, confrontare, rendere pubbliche, in quanto la diversità è fonte di ricchezza e non di turbativa del “percorso iniziatico”. Diversamente il rischio è di divenire una sorta di “club degli insicuri”, e non un momento di crescita laica, intelligente e aperta.

Questi ragionamenti di carattere generale, che valgono ovunque, diventano ancor più stringenti in una regione dove alcuni approcci culturali possono essere facilmente strumentalizzati. Anche per molti che hanno nobili intenzioni o che hanno a cuore il bene comune è lo strumento e il metodo che è da cambiare, e siamo pronti in qualunque momento a dialogare con coloro che se ne renderanno conto.

Le proposte. In questi giorni abbiamo ribadito più volte che l'omicidio di Fortugno ha un valore simbolico inquietante: si è colpito uno degli eletti per minacciare e ricattare la politica. Con la devolution bisogna occupare anche le Regioni. E la 'ndrangheta lo fa con la violenza, con l'intimidazione, colludendo con la politica, con le consorterie di affari, entrando nella massoneria (cfr. “Relazione sullo Stato della Lotta alla Criminalità Organizzata in Calabria” della Commissione Parlamentare Antimafia approvata il 26 luglio del 2000). La 'ndrangheta, probabilmente, aveva già iniziato qualche tentativo di presenza diretta in ambito amministrativo locale. Nel frattempo è cresciuta anche nella gestione di attività legali, ha fatto studiare i suoi affiliati e si è circondata di “consulenti” che la stanno tirando fuori da situazioni di subalternità culturale. Oggi alza ancora di più il tiro delle pretese. Ecco perché è ormai improrogabile, a tutti i livelli, un'efficace riforma etica e morale dei partiti e del mondo amministrativo, anche come forma urgente di auto-tutela.

Come? Ecco alcune proposte:

  • Si dice che la 'ndrangheta chieda il conto non solo dei voti richiesti ma anche di quelli non rifiutati esplicitamente. I partiti dunque rifiutino pubblicamente persone e sostegni, discussi o discutibili, nei territori e a livello regionale, non solo in Calabria. Si pronuncino già a partire dalle prossime elezioni politiche affermando di non voler nemmeno un voto procurato dalle cosche o dalle massonerie deviate. Ogni partito si doti di un codice etico e pretenda lo stesso atteggiamento dalle proprie sezioni locali in ogni futura consultazione amministrativa. Espella dal partito persone, anche a livello locale, notoriamente discusse o discutibili.

  • I partiti accettino il sostegno delle massonerie solo se reso pubblico ed esplicito. Ogni persona che venga nominata dirigente, assessore, o assuma qualsiasi altro incarico pubblico di responsabilità, deve dichiarare pubblicamente ogni sua appartenenza, in modo da dare la possibilità alla collettività di verificare se vi siano interessi particolaristici o un vero orientamento al bene comune.

  • Le nomine espresse negli incarichi regionali non esprimano prevalentemente poteri forti e interessi particolaristici. Si prediligano invece persone di grande competenza, di indiscussa levatura morale, ineccepibili per il loro orientamento al bene comune.

 

E' importante che si capisca che l'etica non è più un lusso in Calabria, soprattutto per la politica: non è possibile creare sviluppo nella nostra regione senza una potente carica etica.

Alcune richieste specifiche:

  • E' necessario che continui fino in fondo l'azione repressiva dello Stato. Chiediamo con forza, ad entrambi gli schieramenti, di porre la lotta alla 'ndrangheta e alle massonerie deviate come obiettivo prioritario del prossimo governo.

  • L'azione repressiva è però condizione necessaria ma non sufficiente per combattere le mafie. E' necessario anche creare nuove occasioni di lavoro, in particolar modo promuovendo la nascita di piccole imprese. In questo senso abbiamo bisogno di più strumenti, agili dal punto di vista burocratico, rigorosi sui percorsi reali nei territori.

  • Chiediamo al Governo attuale e a quello futuro ancora più fondi per i servizi sociali (e non tagli come si paventava per il Fondo Nazionale delle Politiche Sociali!); in particolare chiediamo un intervento speciale sulla prevenzione delle devianze minorili e giovanili in tutte le aree più a rischio. Solo così potremo evitare che la devianza non alimenti le fila della 'ndrangheta.

  • Vorremmo che la sanità regionale fosse restituita al controllo pubblico, ridimensionando lo strapotere dei privati e valorizzando semmai il privato sociale, negli ambiti che gli competono per tradizione e competenza.

  • Chiediamo a tutti di valorizzare la cooperazione sociale di tipo B che rappresenta una vera risposta al bisogno di sviluppo socio-economico dei nostri territori. Alla regione e a tutti gli enti ad essa collegati chiediamo facciano l'opzione politica di riservare ad esse almeno 1/3 delle forniture di prodotti o servizi.

A tutti, soprattutto a chi continua a resistere, proponiamo di creare una rete, un movimento regionale, fatto di persone forti, libere, trasparenti e coraggiose, anche di diversa estrazione politica e confessionale. Questo movimento non dovrà porsi obiettivi ampi o progetti di sviluppo per la Calabria; dovrà avere a cuore un solo obiettivo, prerequisito indispensabile per tutto questo: promuovere la democrazia e la libertà nei territori.

 

 

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