Una Nota di cattolici conciliari

di Vito Bonasora su Repubblica Bari del13.10.2005

 

La nota su Chiesa cattolica e società italiana rappresenta appieno, a differenza del caos mediatico legato ad alcune iniziative di alcuni vescovi,  quelle che sono le ansie, i timori, le inquietudini, le speranze di ogni cattolico impegnato in politica.

Coloro che,  formati alla luce degli insegnamenti del Concilio, hanno fatto propria la grande intuizione di Giovanni XIII di una Chiesa aperta alle ansie del mondo per costruire pace e giustizia tra i popoli, che su questi pilastri hanno costruito il loro impegno sociale e politico, oggi si sentono spiazzati da dichiarazioni e prese di posizione che poco o nulla hanno a che fare con l’ambito privilegiato della Chiesa: l’annuncio e la profezia.

Qual è oggi la Chiesa nella quale riconoscerci? Quella che si affanna nella difesa dei potenti o quella impegnata nelle parrocchie di periferia? Quella che si compiace delle inique esenzioni fiscali ottenute o quella di martiri come don Pino Puglisi e don Giuseppe Diana?

Non interessa a nessuno limitare il terreno d’intervento della Chiesa, ma è importante tenere distinto l’ambito pubblico ed istituzionale secondo l’insegnamento impartito dai padri costituenti.

C’è un episodio, avvenuto nel corso dei lavori dell’Assemblea Costituente, che fotografa benissimo, ancor più delle norme -peraltro chiarissime-, come dovrebbero essere intesi i rapporti tra Stato e Chiesa: Giorgio La Pira aveva proposto che la carta costituzionale iniziasse con l’espressione “In nome di Dio il popolo italiano si è dato….”, il presidente dell’Assemblea, Umberto Terracini, eletto nelle fila del PCI, rivolse a La Pira queste parole “tutti hanno pesato saggiamente le cose che lei ha detto. Sono state ascoltate e condivise nelle intenzioni. Però lei ha sentito quali sono i pareri. Io penso che a questo punto lei farebbe bene a ritirare la proposta”. La Pira si alzò e, ritirando la proposta, disse solo “ Io questo dovevo fare. Questo era il mio dovere.” La Pira ricevette l’applauso dell’intera Assemblea e, subito dopo, nel rispettoso silenzio dell’aula si fece un segno di croce.

Quale senso dello Stato e quale enorme differenza rispetto agli interventi che ascoltiamo oggi da parte di zelanti politici che si preoccupano di farci sapere che la loro posizione è perfettamente in linea con quella di Ruini o di Ruppi!

Abbiamo bisogno di una Chiesa di parte, che cammini fianco a fianco con i poveri, gli emarginati, le “pietre di scarto” schiacciate dai sistemi di potere.

Abbiamo bisogno di politici che recuperino nella loro azione uno stile profetico, che si facciano interpreti delle ingiustizie di cui gli ultimi sono spesso le vittime dimenticate, e , al termine del loro percorso politico-istituzionale al servizio di tutti i cittadini, possano dire, come don Milani ai suoi ragazzi, “ho voluto più bene a voi che a Dio, ma ho speranza che lui non stia attento a queste sottigliezze e abbia scritto tutto al suo conto”.

 

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