Una Puglia migliore

Dichiarazioni programmatiche per il governo della Regione Puglia. Bari, 21 giugno 2005

di Nichi vendola

 

[riportiamo la parte delle dichiarazioni programmatiche riguardanti il problema immigrati e la chiusura dei CPT]

 

(…). Lo dico dinanzi alla Puglia e con piena responsabilità: questo è il secolo della mobilità umana, dei flussi inarrestabili di viaggiatori e di migranti da un capo all’altro del mappamondo, di una sorta di movimento planetario verso un “altrove” immaginato come “luogo senza paura”.

Si fugge dalla miseria, dalla fame, dalla guerra, dalla persecuzione politica o religiosa, dalla discriminazione razziale o sessuale. Si ha il diritto di andare via, di attraversare gli oceani, di salvare la propria vita. Noi abbiamo il dovere dell’accoglienza. Abbiamo anche il dovere di non dimenticare la nostra storia di emigranti, il pane amaro di intere generazioni di lavoratori e di famiglie sradicate dalla propria terra, partite spesso nella clandestinità della stiva di una nave a cercar miglior sorte. Per questo noi chiediamo, fuori dalla polemica contingente, di voltar pagina sui nodi difficili delle politiche migratorie, chiediamo di rendere effettivo ed esigibile il diritto d’asilo, chiediamo al governo di chiudere i Centri di permanenza temporanea in funzione e di non procedere all’inaugurazione dei Cpt in costruzione, a cominciare da quello di Bari. Non si può chiamare accoglienza un contenitore cinto dal filo spinato, nel quale si viene reclusi senza alcuna imputazione di reato, nel quale spariscono persino i diritti minimi dei penitenziari veri, nel quale talvolta una ottusa burocrazia della contenzione pensa sia naturale segnare i bambini con dei numeri scritti sulla pelle. Come si vede, qui precipitano tutti i nostri precetti garantisti, come se lo stato di diritto fosse un codice per conterranei possibilmente ricchi. Ma qui inciampiamo anche nell’irrazionalità di ridurre a questione di “ordine pubblico” l’arrivo di chi sta viceversa diventando sempre più indispensabile alla nostra economia e alla nostra vita. Insomma, una violazione amministrativa non può essere risucchiata nel cono d’ombra della privazione della libertà personale; e le garanzie dei cittadini non possono essere barattate con le campagne d’ordine o con i fantasmi della xenofobia. Costruire strutture e politiche di accoglienza è utile anche per liberare tanti migranti dal peso della clandestinità. Per la parte nostra cercheremo di attrezzarci a questa sfida con strumenti di conoscenza e di monitoraggio dei flussi  migratori, ma anche favorendo l’auto-organizzazione degli stranieri presenti sul nostro territorio, e investendo in percorsi di integrazione e di interculturalità: e quindi camminando verso un orizzonte che prefiguri il pieno godimento dei diritti di cittadinanza anche per chi è nato lontano da casa nostra. Qui c’è una delle radici più robuste e più antiche della nostra vicenda identitaria, di una Puglia crocevia di scambi e frontiera aperta, di una regione che mescolò i punti cardinali e i popoli, dentro quel Mediterraneo che torna ad essere molto più di un mare, ma uno sguardo sul passato e una prospettiva di futuro.

Questa Puglia profonda noi la vogliamo immaginare come spazio in cui si invertono i processi di militarizzazione territoriale, aprendo una rinegoziazione sulle servitù militari presenti, ma soprattutto agendo la nostra realtà regionale come un laboratorio concreto di processi di pace.

(…)

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