RIDARE AI MAFIOSI I BENI CONFISCATI?

NO, DICONO DON CIOTTI E LA BORSELLINO

Chiara Genisio

 Un passo indietro nella lotta alla mafia. E’ l’allarme di «Libera», l’associazione presieduta da don Luigi Ciotti, in merito al disegno di legge in discussione in questi giorni alla Camera con cui il governo propone alcune modifiche alla disciplina dei beni confiscati alla criminalità organizzata. L’obiettivo del ddl è quello di modificare le norme che ora regolano questa delicata materia e che hanno permesso negli anni di confiscare alla criminalità migliaia di beni e aziende e affidati alla società civile per creare lavoro.

La normativa oggetto della revisione è la «Rognoni-La Torre» del 1982 (Pio La Torre non riuscì a vedere l’esito del suo impegno: fu ammazzato tre mesi prima della promulgazione di questa legge) e la 109 del 1996 per la cui approvazione fu decisiva l’azione di «Libera» che riuscì a raccogliere un milione di firme per una petizione popolare che iniziava così: «Vogliamo che lo Stato sequestri e confischi tutti i beni di provenienza illecita, da quelli dei mafiosi a quelli dei corrotti. Vogliamo che i beni confiscati siano rapidamente conferiti, attraverso lo Stato e i Comuni, alla collettività per creare lavoro, scuole, servizi, sicurezza e lotta al disagio». Per far approvare la legge all’unanimità (escluso la Lega), ricorda Rita Borsellino, vicepresidente di «Libera», «dovemmo togliere il riferimento ai beni dei corrotti».

La normativa può, anzi deve essere migliorata, su questo punto sono tutti d’accordo, ma è sul come che ci sono opinioni divergenti. Il governo propone di «delegare la gestione complessiva dei beni all’Agenzia del demanio» e «la possibilità di revisione, senza limiti di tempo e su richiesta di chiunque sia titolare di un interesse giuridicamente riconosciuto dei provvedimenti definitivi di confisca». Due aspetti contestati durante i lavori in aula da parte della minoranza: il parlamentare diessino Giuseppe Lumia ha ribadito che il tema della confisca è «centrale per la lotta alla mafia» e ha denunciato una minore attenzione nell’attuazione della legge. Ha ricordato anche i dati forniti a luglio dalla Corte dei conti, da cui emergono le difficoltà connesse alla fase del sequestro e della confisca. «Complessità», riferisce Lumia, «determinata anche da responsabilità dirette dell’Agenzia del demanio. Non sono quindi d’accordo di puntare tutto su questa struttura».

Anche «Libera» si schiera contro questi due punti. Il pericolo di «una sorta di precarietà permanente che può inficiare tutto il percorso di utilizzo sociale dei beni» è infatti oggetto di un appello lanciato la settimana scorsa da don Ciotti (hanno già aderito oltre 1.200 sigle tra associazioni, scuole, cooperative, parenti delle vittime della mafia, cittadini). Con questo richiamo «Libera» chiede «un serio e approfondito ripensamento, in sede di dibattito parlamentare, del disegno di legge, in particolare per quanto riguarda la possibilità di revisione dei provvedimenti definitivi di confisca», e auspica che «i deputati e i senatori di tutte le forze politiche sappiano trovare la giusta misura, il corretto equilibrio per la tutela dei diritti di chi subisce i provvedimenti di confisca dei beni e la necessità di sottrarre alle organizzazioni mafiose gli immensi patrimoni che accumulano ogni anno, nell’illegalità e nel sangue». (Chi desidera aderire può farlo collegandosi al sito Internet dell'associazione).

«Questa legge (la 109/92, ndr) la sentiamo nostra perché l’abbiamo lanciata, accompagnata con un milione di firme. E’ stata la nascita di "Libera"». Sono le parole di Rita Borsellino, sorella di Paolo, il magistrato ucciso dalla mafia nel 1992. «Abbiamo sofferto», ricorda, «non solo per farla approvare, ma anche per l’attuazione dei regolamenti». E ancora: «L’abbiamo accompagnata nei suoi percorsi faticosi e negli alti e bassi; nelle delusioni e negli entusiasmi e adesso che finalmente inizia a dare risultati importanti, visibili (un esempio per tutti l’olio, la pasta, la frutta prodotti dalle cooperative che operano utilizzando i beni confiscati ai mafiosi) viene formulata questa modifica che rischia di vanificare tutto».

La Borsellino non ha dubbi nell’affermare che «é un segnale inquietante che offre una sponda, perché può apparire come una concessione a chi di concessioni non deve proprio averne». E se il disegno di legge dovesse essere approvato così come è stato proposto dal governo che cosa farà «Libera»? Rita Borsellino risponde così: «Non sappiamo ancora, ma certamente qualcosa faremo, perché questa conquista della società civile la difenderemo in tutti i modi».

Il nostro tempo, 28/10/05

 

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