La Gazzetta del Mezzogiorno, 18 luglio 2005, p. 1 Cronaca di Bari

 

Comune un anno dopo

“Ma governare passa attraverso piccole cose”

Rocco D’Ambrosio *

 

Fare il Sindaco è un lavoro difficile. Molto difficile. Aspetti personali, sociali, politici, comunicativi, partitici, istituzionali si mescolano e creano un fardello, spesso pesante. Non a caso il Vaticano II, a coloro che sono impegnati in politica con rettitudine morale e competenza, riserva “la stima e la lode” (GS, 75).

Criticare è un’arte semplice. Così semplice che può degenerare in lamentele sterili, qualunquismi e pettegolezzi. In democrazia la critica più matura è frutto della partecipazione. Chi partecipa attivamente ai processi di una città, sente il diritto-dovere di criticare, in modo costruttivo, per accrescere il bene comune possibile.

La stagione che ha portato ad una nuova giunta comunale (provinciale e poi regionale), è stata un tempo di rinnovata partecipazione politica, tanto da costituire un patrimonio da approfondire e potenziare sempre più.

Quella stagione è la sola misura che può rendere autentica la critica al governo della città, ad un anno dal suo insediamento.

Il punto di partenza sono i segnali innovativi: uno stile più aperto e franco nel dialogo con i cittadini e la vicinanza ai loro problemi, l’intervento per l’area Fibronit, l’impegno per la chiusura del CPT (Centro di permanenza temporanea per gli immigrati) barese, lo sforzo per una soluzione equa e cristallina del problema dell’edilizia giudiziaria, alcune iniziative in periferia (vedi Enziteto).

Tuttavia, ricordando la primavera pugliese, nascono forti perplessità su alcuni segnali, non condivisibili per contenuti etici e stile di governo. Si pensi, per esempio, a problemi quali: la litigiosità dei partiti, la mancanza del difensore civico, il decentramento pieno nelle circoscrizioni, il ricorso a diverse consulenze esterne, la burocratizzazione e la mancanza di dialogo nel programmare le politiche sociali, la necessità di più determinazione nel caso Punta Perotti, l’impegno in tutte le periferie. Sono problemi complessi, con svariati risvolti tecnici ed etici. Sarebbe molto sciocco pensare che il Sindaco abbia la bacchetta magica per risolverli e, ancora più sciocco, ritenere che la responsabilità sia solo del Sindaco. In materia, giunta e partiti della coalizione devono assumersi tutte le loro responsabilità, cioè operare con competenza e rettitudine morale, perché è impossibile governare una città facendo leva solo su una persona.

Per questo motivo la città non ha bisogno né di uno “sceriffo”, né di un ente erogatore di salari per disoccupati, né di un organizzatore di consensi. Il Sindaco Emiliano, insieme alla sua giunta e maggioranza, sa bene che il governare passa attraverso piccole cose (traffico e parcheggi, vivibilità, strade e giardini puliti, efficienza dei mezzi pubblici, impegno per gli ultimi, ecc.) per poi, solo attraverso queste, giungere a mete alte quali il recupero dell’identità cittadina e la sua collocazione nello scenario italiano ed europeo.

Su questi aspetti è forse necessario che si riaprano i forum cittadini, non tanto per dire ciò che si desidera e stendere un programma politico (cosa già fatta), quanto per discutere sul programma assunto e su soggetti e mezzi necessari per realizzarlo quanto prima, per verificare tensione etica e prassi politica. Era Luigi Sturzo, a scrivere nel 1949, che i vincoli tra elettori ed eletti “devono essere morali, di indirizzo e di fiducia, non disciplinari, di conformismo e di soggezione. Altrimenti la democrazia viene falsata in radice”.

 

* docente di etica politica, Facoltà Teologica Pugliese

 

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